Mariacristina Ferrario
Il gioco d’azzardo, quando evolve in un disturbo del comportamento, genera una vera e propria dipendenza che stravolge la vita del giocatore, sia nel suo ambito personale, sia sociale, sia economico.
Un tempo il campo di azione del gioco d’azzardo era molto più limitato e riservato esclusivamente a certe categorie di persone: quelle che frequentavano i casinò e quelle che si ritrovavano nelle bische clandestine. Ora le cose sono cambiate e giocare fino a rovinarsi la salute e la vita è ormai alla portata di tutti.
Molti sono i fattori che possono essere all’origine di questo fenomeno che sta quindi dilagando, coinvolgendo adulti di entrambi i sessi e, purtroppo, sempre più giovani, cui è offerta un’ampia scelta di giochi, facilmente accessibili sia sul web sia nelle numerose sale giochi, sempre più diffuse.
Situazioni di solitudine, emarginazione, difficoltà economiche portano da sempre a cercare di risolvere certi problemi, di cui sovente ci si sente vittime e quindi non responsabili, vivendo l’affidarsi alla fortuna come un automatismo di ricompensa dovuto.
Uscire da questa dipendenza è possibile, ma molto complicato, in quanto si tratta di una vera e propria patologia che necessita di interventi di vario genere, in percorsi di lunga durata.
È quindi fondamentale, come accade per ogni malattia, pensare ad attuare una prevenzione efficace e il più precoce possibile, per cercare almeno di frenare il diffondersi di questo enorme pericolo nelle nuove generazioni.
Guardandoci attorno, non è difficile notare alcuni segnali di rischio, riscontrabili in quei sistemi educativi nei quali vengono sottolineati in modo eccessivo aspetti legati alla necessità di distinguersi, di avere successo, di essere i primi, di ottenere facili guadagni e fortuna nella vita, ed è facile comprendere come, ancora una volta, lo strumento maggiormente in grado di rappresentare un valido aiuto risulti essere l’educazione.
Per questo noi Lion, sempre convinti che “prevenire sia meglio che curare”, dobbiamo attuare progetti rivolti agli adolescenti, a genitori ed educatori, in cui si propongano stili di vita sani, affinché si seguano modelli educativi che portino a dare valore all’individuo, indipendentemente dalle sue prestazioni e dai traguardi raggiunti.
È possibile fare molto nelle scuole, con incontri formativi in cui evidenziare l’importanza di acquisire consapevolezza di sé e capacità di essere attori della propria esistenza, ma anche sul territorio e nei quartieri di periferia, in cui può facilmente nascere quel bisogno di rivalsa che spesso trova nel “tentare la fortuna” un modo di realizzazione, ritenuto erroneamente innocuo.
Impegnarsi a offrire questo aiuto ai giovani dei nostri territori credo sia un nostro dovere primario, perché la ludopatia, già grave per se stessa, porta con sé pericoli enormi, in quanto può estendersi all’uso di sostanze, a manifestazioni di violenza e a gesti estremi nei confronti di se stessi e di quelle persone verso le quali ci si sente in colpa per avere contribuito a distruggere loro la vita.