Magnifica umanità… e cittadinanza umanitaria 

Magnifica umanità… e cittadinanza umanitaria 

Ermanno Bocchini

L’enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas” si raccorda, in modo significativo, non solo alla Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, ma anche alla nostra “Carta della cittadinanza umanitaria”, approvata dal Forum europeo di Roma, 20 anni fa, il 4 ottobre 2004.

L’enciclica si rivolge a tutti gli abitanti del pianeta, cittadini del mondo, non solo credenti, ma anche non credenti, per mandare a tutti un messaggio di fratellanza universale. Ed è un messaggio di speranza e di coraggio per tutti gli uomini e i popoli di buona volontà. A tutti il Papa rivolge un appello alla comprensione internazionale dei popoli, di fronte ai pericoli di delirio di onnipotenza degli uomini e delle macchine.

Il Papa sembra dire ad ogni Lion, cittadino del mondo: “Make Humanity Great Again” e non solo “Make America Great Again”, perché già una volta tutti i cittadini del mondo hanno fatto grande l’America, ma lo hanno fatto perché, nel “nuovo mondo”, lì sulla foce del fiume Hudson, nell’isola di Manhattan, sulla fronte del porto di New York, gli americani, nel 1887, nell’anniversario della loro indipendenza, issarono la Statua della Libertà per tutti i popoli del mondo. Molti anni dopo, nel 1917, con la Statua della Libertà si levò la voce del nostro fondatore e ci chiese di portare sul petto la parola “Liberty”. Noi tutti, cittadini del mondo, sentimmo quella voce e accorremmo all’appello: quella voce parlava di libertà per tutti i popoli del mondo, parlava di cittadinanza umanitaria per tutti gli esseri umani, traduzione giuridica di una grande fratellanza universale tra credenti e non credenti.

Quella voce anche oggi si leva e, in nome della comprensione tra tutti i popoli del mondo, ci chiede di “disarmare” i nuovi padroni dell’intelligenza artificiale e, attraverso essa, i nuovi padroni del mondo!

Ma per disarmare i nuovi padroni non è sufficiente una regolazione giuridica universale dell’IA (e v. E. Bocchini, “La regolazione giuridica dell’intelligenza artificiale”, Giappichelli, Torino, 2025), ma occorre una mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale. E, come insegna Bruno Ferraro da anni, noi siamo, noi possiamo, noi vogliamo essere e fare opinione pubblica internazionale, al servizio dell’umanità, in una nuova e antica cittadinanza umanitaria. E se oggi e subito questo faremo nelle nostre convention, nei nostri forum, nei nostri distretti, nei nostri club, in nome di un lionismo internazionale orizzontale, saremo dalla parte giusta della storia!


Bruno Ferraro

La riflessione di Ermanno Bocchini mi chiama in causa e allora formulo anch’io qualche considerazione di carattere adesivo.

Papa Leone XIV, con il suo stile delicato e con il chiaro obiettivo di calare i dogmi nella vita sociale per dimostrare che non vi è dissociazione tra principi religiosi e la vita di singoli e comunità, è uno di noi. Lo confermano la nascita a Chicago, l’humus educativo in comune con il nostro Melvin Jones e il padre Lion. Il sorriso con cui ha accolto l’onorificenza e che è visibile nella copertina del numero di aprile di questa rivista, in Piazza San Pietro, ne è una conferma, segnando una sorta di vicinanza spirituale tra il Pontefice e il mondo dell’associazionismo lionistico.

Qualcuno in passato definì giustamente il lionismo una sorta di religione laica, che chiama i singoli Lion e i club a promuovere ideali di pace, di moderazione, di rispetto reciproco, di libertà, anteponendo l’interesse civico all’interesse personale. Nessuna meraviglia, dunque, nel ritrovare nell’enciclica e soprattutto nella dottrina di Papa Leone concetti per noi familiari, che declamiamo all’inizio delle nostre riunioni con la lettura del Codice e degli Scopi.

I Lion, e il Papa lo ricorda anche a noi, devono avere il coraggio, se necessario, di andare controcorrente, contribuendo a una mobilitazione dell’opinione pubblica nazionale.

E allora, sottoscrivendo in pieno le considerazioni di Ermanno, ma essendo stato fautore, da Governatore 1994-95, dell’avvento del Lionismo come movimento di pressione, mi permetto di suggerire di affrontare nei nostri club i temi della pace e della libertà, evitando degenerazioni partitiche, ma contribuendo alla formazione e divulgazione del credo Lions. Ricordo che negli anni ’70 i Lion redassero e portarono all’attenzione dei capi di stato un “manifesto della pace” che provocò positivi riscontri nell’opinione pubblica nazionale.