Lotta all’Ebola in Congo

Lotta all’Ebola in Congo

Shelby Washington

La Repubblica Democratica del Congo è alle prese con l’epidemia di Ebola che si sta diffondendo più rapidamente di qualsiasi altra mai registrata. Al 28 luglio, sono stati confermati migliaia di casi, tra cui oltre 1.500 decessi. L’epidemia è causata da un raro ceppo del virus, il Bundibugyo, per il quale al momento non esistono né un vaccino approvato né un trattamento specifico.

Contenere la malattia si è rivelato complesso. Le violenze e l’instabilità politica hanno reso più difficile individuare i nuovi casi, tracciare i contatti e raggiungere le persone che necessitano di assistenza. I frequenti spostamenti legati al commercio, all’assistenza sanitaria e alle visite ai familiari aumentano il rischio di trasmissione del virus nelle comunità. In questo contesto, proteggere il personale sanitario e individuare tempestivamente i casi può fare la differenza tra la vita e la morte.

«Quando abbiamo visto quanto rapidamente l’epidemia si stava aggravando e quanto fossero scarse le forniture di dispositivi di protezione, abbiamo capito che dovevamo intervenire subito. Dalla nostra valutazione è emersa l’urgenza di fornire dispositivi di protezione individuale e punti per l’igiene delle mani nelle strutture sanitarie e nei luoghi di controllo alle frontiere», ha dichiarato la Lion Maureen Driwaru, del Distretto 411B.

Grazie a un contributo di 15.000 dollari di Lcif, i Lion hanno fornito al personale sanitario dispositivi di protezione integrale, respiratori N95, visiere protettive, sapone, igienizzanti, guanti e mascherine. «Proteggere il personale sanitario è fondamentale, perché rappresenta la prima linea di difesa contro l’Ebola», ha affermato Driwaru.

Anche i Lions club dell’Uganda hanno utilizzato oltre 7.000 dollari di contributi Lcif per rafforzare le attività di prevenzione a Bunia, epicentro dell’epidemia in Congo. Il contributo finanzierà 26 termometri senza contatto, utili per individuare precocemente eventuali casi, e 34 stazioni per il lavaggio delle mani destinate a quattro orfanotrofi, un convento e nove uffici governativi.

«Le emergenze non aspettano, e nemmeno noi dovremmo farlo», ha sottolineato Driwaru. «Ogni gesto di solidarietà compiuto al momento giusto può salvare delle vite. Invito i Lion di tutto il mondo a continuare a fare squadra, a sostenersi a vicenda oltre i confini e a intervenire con compassione ogni volta che le comunità si trovano ad affrontare una crisi».