Manuela Crepaz
Domenica 7 settembre, a Roma, è stato fischiato l’inizio di una partita tutta nuova: Lions International e Fisip hanno scelto di fare squadra per abbattere barriere e aprire la strada all’inclusione nello sport invernale. Alla firma del protocollo, Rossella Vitali e Paolo Tavian hanno messo nero su bianco un impegno che non resta sulla carta, ma guarda dritto alle piste e agli atleti. La Fisip, delegata dal Comitato Italiano Paralimpico a gestire discipline come sci alpino, sci nordico, snowboard e bob per atleti con disabilità fisiche o visive, arriva a questo traguardo forte di una stagione 2023 straordinaria: 12 medaglie iridate nello sci alpino (5 ori, 5 argenti e 2 bronzi) che hanno portato per la prima volta l’Italia in cima al medagliere mondiale, il record di sei podi ai Mondiali di snowboard e due ori nello sci nordico. Risultati che certificano la crescita di un movimento ormai pronto a Milano-Cortina 2026.
Dal canto loro, i Lion – quasi 40 mila tra socie e soci in Italia – mettono a disposizione una rete capillare di 1.400 club impegnati quotidianamente nel servizio alla comunità, dall’assistenza in caso di disastri alla lotta contro fame, malattie e barriere sociali. Una tradizione che negli ultimi anni si è rafforzata anche sul fronte dello sport inclusivo, con iniziative rivolte alle persone con disabilità fisiche e intellettive e la recente intesa con Special Olympics.
Come ha spiegato Paolo Tavian, «il protocollo è un preliminare, un primo passo per un cammino comune. Noi abbiamo bisogno di partner istituzionali e tecnici che ci aiutino ad aprire porte e a trovare soluzioni concrete: il Lions può essere una miniera di progetti e di sostegno, non solo economico ma anche in termini di idee, relazioni e rappresentanza».
La presidente Rossella Vitali ha sottolineato il valore di una collaborazione che si fonda non su un rapporto di dipendenza, ma su una vera alleanza paritaria: «Lo sport è una chiave importante per alimentare il benessere, aiutare i giovani e promuovere la cultura dell’inclusione. Nella rete delle associazioni nessuno è la stampella dell’altro: ciascuno mette in gioco ciò che ha, che siano risorse economiche, braccia per lavorare o menti per progettare».
Il protocollo prevede azioni concrete: promuovere la cultura paralimpica e il valore dello sport inclusivo, organizzare campus e manifestazioni per avvicinare ragazzi e ragazze con disabilità agli sport invernali, mappare e diffondere attrezzature specialistiche come i monosci, attivare collaborazioni con scuole, università ed enti locali e creare gruppi di lavoro congiunti per eventi e iniziative comuni. Un percorso che unisce la forza del volontariato internazionale con l’esperienza sportiva della Fisip, con un obiettivo chiaro: rendere la neve e la montagna spazi davvero accessibili a tutte e tutti.
Per conoscere meglio la Fisip, al cancelletto di partenza verso Milano-Cortina 2026, abbiamo intervistato il presidente Paolo Tavian.
Presidente Tavian, cosa trovano nello sport le persone con disabilità e che esempio ci offrono?
«La parola che mi sento ripetere da quarant’anni è libertà. Un ragazzo o una ragazza non vedente, per esempio, corre dietro a una guida, a una voce, e nello sciare sente il vento, la forza centrifuga in curva. Sono sensazioni che restituiscono libertà. Lo stesso vale per chi è su una carrozzina, anche paraplegici o tetraplegici: con gli ausili adeguati e superando le barriere architettoniche possono usare impianti e piste normali. Sciare, per loro, significa vivere la montagna senza limiti».
Avete avviato anche un percorso legislativo: in cosa consiste?
«Stiamo lavorando alla modifica della legge sulla sicurezza in pista. Verranno inserite nuove figure, in particolare la guida paralimpica – una persona con buone abilità sciistiche formata con un corso Fisip – e la specializzazione dei maestri di sci. In Italia ci sono migliaia di maestri e pian piano li stiamo formando per lavorare con gli atleti paralimpici. Abbiamo realizzato anche un nuovo testo tecnico, molto innovativo, con video, foto e tutorial: servirà a garantire un insegnamento uniforme dal Nord al Sud del Paese».
Anche il Mezzogiorno comincia ad avere maestri specializzati?
«Sì. L’anno scorso abbiamo formato in Calabria una decina di maestri paralimpici. Questo significa che anche ragazzi e ragazze con disabilità di regioni come Sicilia, Puglia, Campania potranno contare su professionisti preparati. Al Nord la situazione è migliore per strutture e impianti, ma mancavano maestri specializzati: ora stiamo colmando questa lacuna, ad esempio con un accordo in Val Badia con il Collegio maestri dell’Alto Adige».
Quanto è importante la disponibilità delle attrezzature?
«Fondamentale. Un disabile che vuole sciare deve poter trovare un monosci o l’attrezzatura necessaria in loco. Stiamo cercando di diffondere questi strumenti nelle scuole di sci, o almeno mappare dove sono disponibili. Lo stesso vale per le guide paralimpiche: diventeranno obbligatorie per legge, a tutela delle persone cieche e ipovedenti».
Guardiamo alle Paralimpiadi Milano-Cortina 2026: a che punto siete?
«Dal 5 al 16 marzo 2026 gran parte delle gare paralimpiche si svolgerà a Cortina, con alcune discipline di fondo in Val di Fiemme. L’organizzazione procede: dall’interno vediamo ancora criticità, ma dall’esterno l’evento apparirà scintillante. Come Fisip abbiamo lavorato perché vengano rispettate le esigenze di accessibilità e abbattute tutte le barriere. Le discipline in programma sono sci alpino, fondo, biathlon e snowboard. Purtroppo, il bob non è ancora paralimpico: lo chiediamo da tempo, ma il Comitato Internazionale parla di numeri insufficienti. Noi invece siamo convinti che, senza l’inserimento, i numeri non cresceranno mai».
Quanti atleti italiani parteciperanno?
«Indicativamente una trentina di persone tra atleti e tecnici. Gli atleti potrebbero arrivare a 16. Naturalmente è presto per dire chi porterà a casa medaglie, ma la squadra c’è».
Per lei, personalmente, cosa significa questo percorso?
«È il cerchio che si chiude. Ho iniziato come guida, poi atleta, poi allenatore in tre paralimpiadi e ora sono presidente per quella che si svolgerà in casa nostra. È un grande onore e sarà molto emozionante. Ho sempre lavorato con fatica, ma il giorno della cerimonia d’apertura, e ancor più alla prima medaglia, sarà un’emozione indescrivibile».