LEGA DEL FILO D’ORO E LION UNITI NELLA SOLIDARIETÀ

LEGA DEL FILO D’ORO E LION UNITI NELLA SOLIDARIETÀ

GIULIETTA BASCIONI BRATTINI

In Italia si sta facendo strada una consapevolezza nuova sul valore e sulla complessità della condizione di disabilità. In questo contesto, la Fondazione Lega del Filo d’Oro si distingue da decenni come punto di riferimento imprescindibile per le persone con disabilità sensoriali e plurime. Fondata nel 1964, oggi l’organizzazione è riconosciuta a livello nazionale ed europeo per la qualità dei suoi servizi, che coniugano competenza, empatia e innovazione.

Al timone di questa istituzione c’è Rossano Bartoli, un uomo la cui vita è profondamente intrecciata con la missione dell’ente. Con grande passione e dedizione, ha contribuito a far crescere un’organizzazione che rappresenta un modello di eccellenza nel campo della disabilità complessa.

Nel corso di questa intervista ci ha raccontato la sua esperienza, le sfide affrontate e la visione che guida il suo impegno.

Presidente, ci può raccontare come è iniziato il suo percorso con la Lega del Filo d’Oro e cosa l’ha motivato a investire tanto della sua vita in questa causa?

«Il mio percorso è iniziato nel 1968, quando, per la prima volta, a 18 anni, feci il volontario in un soggiorno estivo per persone sordocieche. Una scelta nata per caso ed è così che, in maniera naturale, sono rimasto legato a questa organizzazione. Da quel giorno sono passati 57 anni, in cui ho lavorato prima come direttore amministrativo e poi come segretario generale per 43 anni, fino al 2018, quando, dopo la pensione, mi è stato proposto di diventare presidente, carica che ho accettato come volontario. Quindi diciamo che tutto è iniziato un po’ per caso, ma non è stato il caso a farmi restare. Dopo l’università ho fatto una scelta ben precisa: continuare in questo percorso, che ancora oggi porto avanti con impegno e con la convinzione che tutti possiamo fare la nostra parte».

La disabilità sensoriale complessa è poco conosciuta. Quali ostacoli culturali ritiene siano i più difficili da superare?

«Prima di tutto è fondamentale riconoscere la sordocecità come disabilità unica e specifica, grazie alla piena attuazione della Legge 107/2010, perché è solo in questo modo che possiamo garantire il diritto alla salute e all’assistenza delle persone sordocieche, promuovendone anche la loro autodeterminazione. È necessario essere concreti, definendo ciò che è prioritario per aiutare chi è in difficoltà, perché, aiutando loro, tutta la collettività potrà trarne beneficio».

Quali sono oggi le risposte concrete che la Fondazione offre alle persone sordocieche?

«In questi 60 anni sono stati fatti importanti passi avanti, sia sul piano dell’assistenza che su quello del riconoscimento dei diritti. L’aumento costante di richieste di accoglienza e assistenza specialistica ha spinto l’ente a espandersi sul territorio: dopo la sede nazionale a Osimo (AN) si sono aperti altri quattro centri, con annessi servizi territoriali, e sette sedi territoriali; presto ne verrà aperta un’ottava, che ci porterà a essere presenti in 13 regioni. Continua l’impegno della Fondazione per garantire il pieno godimento dei diritti delle persone sordocieche e con pluridisabilità psicosensoriale, anche grazie al “Manifesto delle persone sordocieche” presentato alla Camera dei deputati nel marzo 2024».

Qual è stata la prova più impegnativa che ha incontrato alla guida dell’ente?

«Sicuramente i primi anni sono stati difficili, sia per l’operatività a livello educativo-riabilitativo, sia per la precarietà a livello economico e finanziario. La svolta risale al 1984, quando abbiamo deciso di intraprendere iniziative di sensibilizzazione e di comunicazione finalizzate alla raccolta fondi. Questo ne ha determinato gradualmente la crescita. Nell’ultimo anno, infatti, la Lega del Filo d’Oro è stata di aiuto a oltre 1.250 persone e alle loro famiglie, da bambini piccoli a persone anziane, impiegando più di 750 dipendenti, con il prezioso supporto di oltre 650 volontari».

Come definirebbe oggi il concetto di “inclusione” nel contesto della fragilità umana?

«Inclusione è cercare di far superare l’isolamento che spesso vivono le persone sordocieche e le loro famiglie, favorendo relazioni autentiche e una partecipazione attiva alla vita sociale. Significa creare le condizioni perché ogni persona possa esprimere il proprio potenziale, nonostante la disabilità, perché ciascuno può essere una risorsa per l’intera collettività, se messo nelle giuste condizioni».

Qual è stato il ruolo specifico dei Lion – a livello locale, distrettuale e nazionale – nel sostegno alla Lega del Filo d’Oro e come questo supporto ha favorito i progetti più rilevanti dell’istituzione?

«Il nostro è un rapporto ormai consolidato, che risale agli inizi degli anni ’70. Nel corso del tempo, i Lions club di tutta Italia hanno dimostrato una costante attenzione e sensibilità nei confronti della nostra missione. Attraverso l’organizzazione di iniziative in occasione di ricorrenze e festività, hanno promosso raccolte fondi e donazioni, contribuendo, solo per citarne alcune, alla realizzazione di un ambulatorio di neurofisiopatologia, all’acquisto di attrezzature tecniche, defibrillatori e automezzi».

Per concludere, quale messaggio vorrebbe rivolgere alle lettrici e ai lettori Lion, molti dei quali impegnati quotidianamente in attività di volontariato sul territorio?

«Vorrei ringraziare tutti coloro che si impegnano costantemente a contribuire in maniera significativa al miglioramento della società, nel rispetto dei diritti delle persone più fragili. Credo fermamente che, con il sostegno delle istituzioni e della popolazione nel suo complesso, si possano superare le sfide attuali per creare una società più equa e accessibile per tutti. Auspico che questa collaborazione con i Lion continui nel tempo, perché, se oggi siamo ancora qui, è anche grazie ai volontari e a chi ci sostiene e crede nella nostra causa».