Leadership di servizio: la visione internazionale di A.P. Singh

Leadership di servizio: la visione internazionale di A.P. Singh

Redazione

Durante la sua visita in Italia, il Presidente Internazionale A.P. Singh ha condiviso la sua visione sul futuro dei Lions club, soffermandosi sui temi della leadership di servizio, dell’inclusione e della necessità di innovare per rispondere alle sfide contemporanee, con uno sguardo particolare al ruolo del nostro Paese nello scenario internazionale. L’intervista è stata realizzata in collaborazione con il Comitato Marketing e Relazioni Esterne multidistrettuale.

Presidente Singh, lei spesso ricorda il valore di una leadership basata sul servizio.

«Mi riferisco spesso a un concetto chiamato “leadership di servizio”, che unisce il servire alla leadership. È come una moneta: servizio e leadership sono le due facce della stessa medaglia. Allo stesso modo, nella nostra organizzazione, entrambe sono ugualmente importanti e integrate. Essere leader in questo modo significa valorizzare gli altri, ascoltare più che parlare, saper cogliere anche i silenzi, rispettare punti di vista diversi e aiutare ciascuno a dare un contributo più efficace». 

Come possiamo rendere i nostri club sempre più aperti, inclusivi e attrattivi senza perdere i valori fondanti del lionismo?

«Il livello più importante all’interno della nostra grande struttura è il club: è lì che avviene il servizio. Se vogliamo che la nostra azione continui e si espanda, sia geograficamente sia per rispondere a bisogni sempre maggiori, abbiamo bisogno di più membri e più club. E questi membri devono provenire da tutti i ceti sociali, da tutte le culture, da ogni parte del mondo. Chi ha cuore e volontà di servire va invitato».

Come possiamo valorizzare la nostra storia senza rinunciare al cambiamento richiesto dal mondo di oggi?

«Una delle grandi sfide di oggi è il cambiamento. Dobbiamo cambiare: il modo in cui facevamo le cose venti o trent’anni fa non è più attuale. La tecnologia e i nostri stili di vita sono cambiati, quindi anche i Lions club devono adeguarsi. Serve innovare, sperimentare nuovi modi di fare le cose, integrare l’uso dell’intelligenza artificiale e della tecnologia per ottenere risultati migliori con minore sforzo».

Perché l’Italia è strategica nella visione internazionale dei Lion e quali suoi progetti possono diventare modelli replicabili?

«L’Italia è uno dei Paesi chiave di Lions International, con circa 40.000 soci e 17 distretti, e ci ha dato figure di primo piano come il Presidente Internazionale Pino Grimaldi e numerosi direttori di grande esperienza e visione. L’Italia è un modello, sia per i progetti di servizio sia per la capacità di crescere, coinvolgere i giovani e le donne. Un progetto che ammiro molto è il programma di recupero alimentare attivo in diverse regioni italiane: recupera e distribuisce cibo altrimenti sprecato, ha già fornito oltre 4,8 milioni di pasti e rappresenta un modello sostenibile di economia circolare, grazie anche al lavoro continuo dei volontari».

Quanto è importante oggi il dialogo tra terzo settore e Stato? E in che modo il volontariato organizzato può integrare – senza sostituire – le responsabilità pubbliche, soprattutto nella protezione delle persone più fragili?

«I Lion operano all’interno di un ecosistema sociale, devono collaborare con enti locali e lavorare con il settore privato. Oggi la responsabilità sociale delle aziende è fondamentale: hanno risorse finanziarie, ma spesso non hanno volontari o competenze specifiche. Quando governi, aziende e organizzazioni di volontariato come i Lions club collaborano, uniscono punti di forza complementari: i Lion hanno la base di volontari, le aziende hanno risorse finanziarie. Così si raggiunge il massimo impatto per le comunità, per il Paese e per l’umanità».