I microbi amici della nostra salute 

I microbi amici della nostra salute 

Antonio Dezio

Fino a poco tempo fa il rapporto tra germi e malattie sembrava lineare: l’infezione da un batterio o da un virus era causa di malattia. Negli ultimi anni abbiamo scoperto delle novità sui microrganismi che vivono in noi: abbiamo scoperto che alcuni di questi ospiti sono nostri amici e ci proteggono

Miliardi di piccoli aiutanti per il nostro corpo

Hanno anche loro, come le nostre cellule, un patrimonio genetico e la totalità dei geni che i microrganismi esprimono viene definito microbioma e il suo numero totale è molto più grande di quello del genoma umano. Il nostro corpo è formato da 6000 miliardi di cellule umane e dentro di noi abitano circa 100.000 miliardi di microrganismi come nostri ospiti; vivono all’interno del nostro intestino – la flora intestinale – e in diverse parti del corpo. Il loro compito è quello di aumentare le difese immunitarie e proteggerci dai cosiddetti microbi cattivi. Si tratta di un vero e proprio organo che secerne vitamine, che stimola l’immunità, che svolge un ruolo in alcune disfunzioni cerebrali e che lotta contro virus e batteri, chiamati opportunisti, che possono colonizzare il nostro organismo. Molti svolgono importanti funzioni biologiche: alcuni batteri intestinali, per esempio, ricavano acido butirrico dalle fibre indigeribili, una molecola utile per la salute. L’insieme di microrganismi che ospitiamo dentro di noi, nell’intestino, sulla pelle, in bocca, nei polmoni, nel canale uditivo, è definito con il nome di microbiota ed è costituito da batteri, virus, protozoi, funghi. La popolazione più numerosa di tali microrganismi è il microbiota intestinale

Ognuno di noi è un “ecosistema”

Più di 50 specie batteriche sono in tutti gli individui appartenenti al genere umano, ma ogni persona ha un suo microbiota specifico e unico, che interagisce con il suo genoma (Goodrich et al, 2017). Tutto ciò ci fa capire che non possiamo essere considerati degli individui, ma siamo degli ecosistemi.

La ricerca che include sia il genoma umano sia il genoma del microbioma è la metagenomica, uno studio del materiale genetico di tutte le specie presenti in un campione e include, dunque, sia i microrganismi che l’ospite. 

Se da un lato il genoma di una persona rimane statico, il suo metagenoma può, invece, subire modifiche e alterazioni perché strettamente correlato ai microrganismi con cui è in piena simbiosi e può giocare un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute dell’organismo. Una peculiare attività del microbiota è quella di competere con i batteri potenzialmente pericolosi sia producendo sostanze capaci di inattivarli, sia alterando il ph, sia mantenendo l’integrità della barriera della mucosa che costituisce un importante sistema di difesa nei confronti di fattori immunogenici.

Malattie autoimmuni: l’esempio dell’intestino e del suo microbiota

Negli ultimi anni si è osservata una crescita dell’incidenza delle malattie autoimmuni e infiammatorie croniche. Oggi le malattie definite autoimmuni sono circa un centinaio, hanno una prevalenza maggiore nel genere femminile e colpiscono circa il 5% della popolazione mondiale. Possono colpire un solo organo (tiroidite, diabete di tipo uno) oppure più organi. 

Qual è il meccanismo patogenetico alla base di tali patologie? Osserviamo adesso un esempio per capire meglio implicazioni e possibili risvolti futuri.

Nell’intestino vivono trilioni di microrganismi. Anche se i microbi sono presenti in altre parti del corpo come la pelle o i polmoni, la popolazione microbica dell’intestino è la più studiata non solo in relazione al sistema immunitario e alla nostra salute, ma anche quella che è direttamente legata all’alimentazione. In questo panorama, dunque, i batteri presenti nell’intestino svolgono delle funzioni fondamentali come già spiegato sopra. La funzione di barriera dipende sia dall’adesione serrata tra le cellule, sia dalla presenza di muco che sfavorisce l’adesione da parte di microbi indesiderati. 

In conclusione, un’alimentazione squilibrata con cibi ultraprocessati, ricca di grassi e zuccheri, l’abuso indiscriminato di antibiotici, la somministrazione di farmaci che agiscono sul sistema immunitario possono causare delle alterazioni a livello della barriera intestinale e del microbiota che possono sfociare nella sindrome dell’intestino permeabile e possono promuovere uno stato infiammatorio locale e colpire altri organi.

Un intestino permeabile consente l’ingresso di molecole indesiderate dall’intestino verso l’interno del nostro corpo e questo può promuovere uno stato infiammatorio cronico e una sempre maggiore incidenza di malattie autoimmuni caratterizzate da un’aggressione del sistema immunitario verso cellule e tessuto dello stesso organismo. Basterebbe, allora, ripristinare la flora batterica per curare la malattia? Purtroppo, siamo ancora lontani dall’idea di curare le malattie autoimmuni modulando il microbiota anche se la ricerca va verso questo obbiettivo. Sappiamo però che una dieta – soprattutto la dieta mediterranea – può prevenirle e avere un impatto positivo sui sintomi dei pazienti con malattie autoimmuni attraverso una modulazione del microbiota.