Aristide Bava
Nel Distretto Lions 108 YA, un distretto che comprende le regioni Campania, Calabria e Basilicata, i giovani, purtroppo, sono costretti a emigrare verso il Nord, se non addirittura all’estero.
E, nostro malgrado, il Mezzogiorno perde un gran numero di competenze qualificate, quelle che potrebbero dare una spinta generazionale alla nostra organizzazione, con una mobilità sempre più anticipata già al momento dell’iscrizione all’Università.
Non è un caso se ormai sono diventati troppo pochi i Leo club che dovrebbero garantire un qualificato ricambio generazionale ai Lions club. Le statistiche parlano chiaro e, negli ultimi due anni, centinaia di migliaia di laureati lasciano il Mezzogiorno.
Il fenomeno è palpabile nei centri di provincia, anche in quelli non di piccole dimensioni, e soprattutto nei piccoli borghi interni, dove lo spopolamento riguarda anche una fascia di età più matura.
Il problema è di grande attualità anche durante gli incontri Lions, dove i soci molto spesso si trovano a parlare della loro famiglia e dei loro figli. E si scopre che la maggior parte di loro si trova stabilizzata nei grossi centri del Nord e finanche in Stati esteri, dove il lavoro si trova in maniera più facile e, comunque, è capace di dare maggiori soddisfazioni.
Certo, si parte con la propria terra nel cuore e si spera sempre di poter tornare a riscoprire il gusto delle proprie radici, ma, fatte salve le visite saltuarie, ciò alla fine resta possibile quando ormai il peso degli anni si è fatto grande.
Aprire il mondo di questi giovani attraverso le loro esperienze, tanto per andare al rovescio della medaglia, può anche essere bello perché non sono pochi quelli che spesso riescono a far diventare realtà i loro sogni e raggiungono meritati successi, ma molti di loro si portano dentro storie di grandi sacrifici, uniti al rammarico di essere stati costretti a lasciare le loro famiglie e la loro terra.
Sono storie comuni, di uomini e donne comuni. Sono storie ormai molto frequenti che ci devono far riflettere e che ci portano, addirittura, indietro nel tempo, negli anni ’50, quando l’emigrazione era pane quotidiano per i giovani del Sud.
Allora l’emigrazione riguardava una classe sociale diversa, fatta soprattutto di povera gente. Oggi il problema è diverso e anche la classe sociale interessata è diversa; è diventata più ampia e più qualificata e riguarda anche tanti laureati che sono costretti a spostarsi, non tanto e non solo per conquistare il successo, ma più semplicemente per reale mancanza di lavoro o, finanche, per l’assoluta mancanza di meritocrazia, altro problema da non sottovalutare e che spinge i più bravi ad andare all’estero.
Al Sud questa è storia che si ripete. Ed è un peccato perché il Sud è terra di grande bellezza, di potenzialità eccezionali e di una storia millenaria che meriterebbero maggiore fortuna e maggiore considerazione.