Antonio Dezio
Lo stress non può essere considerato una malattia, ma è un fenomeno normale a cui nessuno può sottrarsi; è un fenomeno biologico, una reazione del corpo dinanzi a stimoli che lo scatenano, che il nostro organismo mette in atto di fronte a situazioni percepite come minacciose. Siamo geneticamente programmati per provare stress, un riflesso che permette all’organismo di adattarsi in tempo molto breve a situazioni critiche, spesso pericolose. In condizioni normali, la risposta allo stress è temporanea e si risolve quando la minaccia finisce e il corpo torna a uno stato di equilibrio; è un meccanismo essenziale per la sopravvivenza di fronte a situazioni di pericolo, che mobilita energia e risorse attraverso l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
In epoca preistorica era la risposta a una minaccia concreta, per esempio un animale feroce di fronte al quale combattere o fuggire. Quando la risposta allo stress è riattivata continuamente o persiste per periodi prolungati, si parla di stress cronico: la persona vive sentendosi sempre sotto attacco, con possibili conseguenze negative sul benessere fisico e psicologico, e ciò ha una serie di conseguenze.
È ormai ampiamente dimostrato che essere stressati ci fa ammalare prima e ci fa vivere meno. Molte malattie possono essere legate allo stress cronico: ansia, depressione, ipertensione, infarto, tumori, malattie metaboliche. Il cortisolo, prodotto dalla ghiandola surrenale, chiamato anche ormone dello stress, è il principale regolatore della risposta fisiologica agli stimoli stressanti; il suo rilascio prolungato ed eccessivo influenza tutti i sistemi corporei, incluso quello immunitario, metabolico e nervoso centrale, e induce una maggiore resistenza all’insulina, favorendo l’obesità e il diabete di tipo 2; inoltre, influenza i livelli di colesterolo nel sangue, con conseguente possibilità di depositarsi sulle arterie e formare placche aterosclerotiche che possono portare a ostruzione del lume.
L’allarme iniziale viene scatenato da un piccolo nucleo di materia grigia a forma di mandorla, l’amigdala (mandorla, in greco antico, è “amygdale”). Di fronte a un pericolo scatta l’allarme e l’amigdala scatena, attraverso il sistema nervoso autonomo e l’ipofisi, regista di tutte le altre ghiandole endocrine, lo stress.
Nella società del terzo millennio lo stress è una delle componenti quotidiane della nostra vita cittadina ed è una risposta psico-fisica a stimoli esterni percepiti come eccessivi, come un sistema di allarme interno per proteggerci dalle minacce percepite. In altre parole, lo stress è legato a pressioni oggettive, mentre l’ansia dipende dalla valutazione soggettiva degli eventi. Daniel Goleman, nella sua opera “Intelligenza emotiva”, ha definito tale fenomeno “dirottamento dell’amigdala”; la mente emotiva mette da parte la razionalità e viviamo in uno stato di stress cronico.
Lo stile di vita incide molto come causa fondamentale nello stress cronico: la disoccupazione o il precariato nel mondo del lavoro, i progressi tecnologici che hanno migliorato la vita delle persone e tuttavia hanno introdotto nuove problematiche e, tra queste, la disponibilità a essere sempre connessi e pronti a rispondere attraverso i sistemi digitali; ancora, la crescente urbanizzazione e i ritmi di vita sempre più serrati; il traffico automobilistico che ci costringe a lunghe code per raggiungere il posto di lavoro.
Lo stress cronico può portare a malattie attraverso molteplici meccanismi: tra questi, la ricerca ha indicato un’accelerazione nell’accorciamento dei telomeri (parte terminale dei cromosomi – vedi “Lion febbraio 2026 – La salute tra genetica e stili di vita”) e questo favorisce l’invecchiamento delle cellule e aumenta la vulnerabilità a malattie croniche e il rischio di malattie degenerative (Stress and telomere shortening: Insights from celcellular mechanisms, Jue Lin, Elissa Epel – 2021).
Oltre al danno sui telomeri, lo stress cronico favorisce l’infiammazione sistemica, che è causa delle malattie cardiovascolari e neurodegenerative.
Lo stress cronico spinge spesso molte persone a cercare compensi nel cibo, nell’alcol, nel fumo, nel gioco d’azzardo; purtroppo si tratta di un circolo vizioso da cui è difficile spesso venirne fuori.
Possiamo fare qualcosa? Trovare metodi per rilassarsi è sicuramente la via da percorrere. Ampiamente riconosciuto come strumento efficace per ridurre lo stress è l’esercizio fisico: migliora la qualità del sonno e l’umore, riduce l’ansia e combatte la depressione. È stato dimostrato che camminare in mezzo al verde 30 minuti al giorno abbassa il cortisolo, riduce l’ansia e combatte la depressione.
Altro importante strumento utile per gestire lo stress è la respirazione. Respirare bene migliora la concentrazione, riduce l’infiammazione, favorisce il sonno, aiuta a controllare le emozioni e lo stress (vedi “Il respiro tra emozioni e benessere” – Lion maggio 2025).
Per concludere, abbiamo visto che lo stress cronico è figlio dei problemi che affrontiamo tutti i giorni e dell’epoca che attraversiamo e sicuramente risentiamo, come già detto, di guerre, inquinamento, cambiamenti climatici. È però possibile riprogrammare il cervello attraverso pratiche che plachino l’aggressività, la paura e la diffidenza verso gli altri. Lo psicoterapeuta Paul Gilbert, ideatore della “Compassion-Focused Therapy”, ha affermato che dentro di noi agisce un sistema calmante innato tanto quanto la reazione alle minacce, la “compassione”, che è la capacità di riconoscere la sofferenza degli altri e alleviarla e questo stabilisce legami con gli altri, dà senso alla nostra esistenza ed è l’antefatto di una pace possibile anche con noi stessi. Nel nostro servizio verso gli altri, l’amigdala cede il passo alla razionalità, per cui la rabbia e la minaccia declinano e si riduce lo stress. In questo caso la giusta reazione allo stress diventa utile e aumenta la fiducia in noi stessi e ci ricorda che possiamo contare sugli altri.
L’obiettivo, dunque, è quello di promuovere nella società una cultura di attenzione, di tolleranza e di solidarietà verso gli altri e anche verso noi stessi quando sbagliamo o andiamo incontro a un insuccesso. Tutto ciò previene lo stress cronico e l’ansia a livello individuale e collettivo ed è il fondamento di una società civile. L’antropologa Margaret Mead, in una sua lezione, afferma che la frattura guarita di un femore ritrovato di un uomo della preistoria, in un tempo remoto in cui una gamba rotta era causa di morte, dimostra l’empatia e la cura da parte di un’altra persona che ha offerto protezione fisica e compagnia all’infortunato fino a quando la ferita è guarita. Questo, conclude Margaret Mead, è stato il primo segno di civiltà in una cultura antica.