Due storiche interpretazioni a confronto
Di fronte a tanta incertezza del presente momento storico, torna di grande attualità il pensiero di Melvin Jones, nel 1926 scriveva che la solidarietà nostra è importante ma non decisiva, perché decisivo è l’essere, come Lion, cittadini consapevoli. Cittadini che ritrovano l’entusiasmo della partecipazione alla vita pubblica con civismo e impegno sociale.
I due articoli pubblicati hanno perciò un solo filo conduttore: la partecipazione dei Lion alla vita pubblica e l’incidenza del pensiero e dell’azione lionistici sull’opinione pubblica, a tutela della tavola dei nostri valori di democrazia e libertà, oggi troppo spesso negati o calpestati.
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Il lionismo come movimento di pressione. Uniti e volenti si può
Bruno Ferraro
Fare opinione e non portarla all’esterno traducendola in proposte concretamente operative, battendosi di poi perché possano approdare a un qualche risultato, significa lavorare sterilmente. Non esiste frattura tra opinione e pressione. Se lavoriamo per le istituzioni e per il miglioramento di esse, dobbiamo fare in modo che il nostro lavoro serva alla società e soprattutto alle istituzioni che devono a loro volta servire i cittadini.
In questo la funzione di mediazione della/del Lion non è una funzione di secondo piano, non deve tradursi in una attività di critica e di contestazione pregiudiziale (come purtroppo avviene nella nostra democrazia nel rapporto tra maggioranza e minoranza), ma una funzione assolutamente primaria, irrinunciabile e insostituibile per la nostra organizzazione.
In tutte le nostre attività di servizio ricorrono infatti due componenti: una in cui è fortemente presente l’aspetto assistenziale e una seconda che presenta un aspetto divulgativo, propositivo e promozionale, che trasforma ciascuna nostra attività di servizio in un impegno autentico per la collettività. La società non può vivere di supplenza, utile soltanto in situazione di emergenza, come fu per la Magistratura nel periodo del terrorismo, ma abbisogna del contributo di tutti e, in particolare, di una organizzazione come la nostra che non fa politica partitica ma semmai politica per l’etica delle istituzioni.
Possiamo e dobbiamo esercitare quindi una forte pressione, costringendo chi deve fare a fare e chi fa male a correggersi. Esiste un problema di paletti valido per tutti (governo, parlamento, pubblica amministrazione, magistratura), ma noi siamo legittimati a tale compito perché non inseguiamo interessi particolari, ma miriamo alla tutela degli interessi generali. In tale ambito dobbiamo solo individuare gli strumenti e il campo di operatività: collegandoci con il territorio, soprattutto il comune, che è il primo privilegiato interlocutore dell’azione dei club; utilizzando la legge 241 del 1990 sulla trasparenza; creando osservatori; rendendo più vitali e funzionali i centri studi; valorizzando un ufficio stampa a livello nazionale.
Una cosa è certa. Abbiamo l’imbarazzo della scelta, quanto a settori e problemi, per rafforzare il ruolo propositivo del Lion con riferimento ai servizi di cittadinanza e al rispetto della dignità dei cittadini.
L’importante è assicurare la terzietà dell’intervento evitando quelle tematiche che presentano il rischio di commistione, anche solo supposta, fra interessi generali e ipotetici interessi particolari del club o di alcuni dei suoi componenti.
I Lion dunque possono e debbono essere un gruppo di pressione perché, presenti in oltre 200 Paesi del mondo, hanno una politica di solidarietà condivisa, riuniscono al loro interno professionisti di ogni settore economico, sociale e produttivo, sono organizzati in club distribuiti capillarmente nei vari territori nazionali. Il lionismo come movimento di pressione è ben rappresentato nella scheda pubblicata sulla nostra rivista Lion del novembre 2025. Forza dunque, usciamo allo scoperto, perché la società ha bisogno di noi e perché le e i Lion vogliono e debbono essere presenti ovunque c’è un bisogno.
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Cittadinanza attiva / cittadinanza umanitaria
ERMANNO BOCCHINI
La cultura del servizio
Nel 2025 il Premio Nobel dell’economia è stato assegnato a tre studiosi: l’israeloamericano Joel Mokyr, il francese Philippe Aghion e il canadese Peter Howitt, per aver documentato scientificamente che il prerequisito di ogni crescita economica e sociale risiede nel fattore cultura e, quindi, nella capacità dell’innovazione, attraverso la c.d. distruzione creativa. Quindi la cultura genera conoscenza, questa a sua volta genera innovazione, che genera, infine, la crescita economica e sociale delle comunità.
In realtà, può esistere una conoscenza alla quale non segua un servizio, ma non può esistere un servizio senza una conoscenza. Può essere tacita, ma vi è sempre un’idea alla base di ogni servizio.
Per un’associazione di servizio come la nostra, una “cultura del servizio” è necessaria! Ma quale cultura? Nel 1926 Melvin Jones scriveva che la beneficenza e la solidarietà sono importanti, ma non sono decisive per il futuro dell’organizzazione; decisivo è formare cittadini consapevoli. Ma consapevoli di che?
La risposta è nei nostri scopi, vision e mission. Questi ci dicono di «promuovere principi di buon governo e di buona cittadinanza», di «partecipare attivamente al bene civico, sociale, culturale e morale della comunità», di «rafforzare la comunità», di «incoraggiare la pace e la comprensione internazionale».
Quindi se un leone del nostro stemma guarda alla beneficenza, l’altro guarda alla cittadinanza attiva, per rafforzare la comunità di una democrazia oggi poco partecipata e per incoraggiare la comprensione internazionale tra i popoli amanti della pace.
Attualità del nostro civismo
L’attualità e l’urgenza della nostra cultura del servizio di cittadinanza attiva è sotto gli occhi di tutti. Secondo le statistiche, oltre il 37% degli elettori non va a votare nelle elezioni politiche perché si è convinto che nulla cambia, qualunque sia l’esito delle votazioni: la natura elettiva della delega non è più garanzia di esercizio democratico ed efficiente della delega, perché la libera elezione legittima la fonte del potere politico, ma non il suo esercizio. Quindi la democrazia non finisce, ma inizia nell’urna elettorale.
In realtà i vagoni, che compongono il treno della democrazia e nei quali viaggiano i cittadini, tendono a sganciarsi sempre più dalla carrozza motrice del treno, dove sono i conduttori. Si è, dunque, creato uno spazio sociale importantissimo per una democrazia partecipata, non coperto più dalla politica, perché i cittadini vanno sempre meno a dare la delega elettorale, ma non smettono di amare la propria città e il proprio paese.
E allora? Il lionismo inteso come civismo può riagganciare i vagoni del treno della democrazia che si sono sganciati dalla motrice. Gli americani chiamano questa Missione “engagement”, noi la chiamiamo “civismo” e comprende ogni servizio prestato volontariamente dai cittadini per soddisfare i bisogni della comunità, oltre il voto, la delega, la rappresentanza. E ciò perché abbiamo compreso da cittadini-Lion che non è la libertà che ci rende cittadini consapevoli, ma è la cittadinanza attiva che ci rende veramente liberi!
Allora la sfida dei tempi può essere accettata e vinta. Noi possiamo! Noi dobbiamo! Noi vogliamo essere buoni cittadini-Lion attivi per servire le nostre città, con lo spirito della sussidiarietà orizzontale che la nostra Costituzione ci chiede. Come proclama l’art. 118 Cost., lo Stato, le Regioni, le Città metropolitane, i Comuni, da un capo all’altro del Paese, favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli o associati per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà. Ma la nostra Costituzione trova perfetta corrispondenza nei nostri scopi, missione e vision.
E poiché il Presidente internazionale del Centenario (2017) ci chiede di lasciare un segno visibile di noi nelle piazze e nelle strade pubbliche d’Italia, abbiamo creato numerose Piazze di Cittadinanza attiva, come grandi spazi civici per esercitare i nostri servizi e soddisfare i bisogni della comunità. E l’attuazione dell’art. 118 della nostra Costituzione vive attraverso le tante leggi regionali di cittadinanza attiva e di sussidiarietà orizzontale che abbiamo richiesto e ottenuto dai consigli regionali del nostro Paese, che hanno riconosciuto nella nostre richieste petizioni di buoni cittadini attivi della Repubblica.
Dalla cittadinanza attiva alla cittadinanza umanitaria
Dalle nostre città alle città del mondo! Gli esperti delle Nazioni Unite ci dicono che nessun Paese è uscito dal sottosviluppo grazie agli aiuti umanitari e che nessuna guerra è mai finita grazie agli aiuti umanitari.
Una nuova cittadinanza umanitaria di tutti le e i Lion cittadini del mondo è, dunque, la sfida che ci attende! Una cittadinanza umanitaria che rafforzi lo spirito di pace e comprensione tra tutti i popoli del mondo, una cittadinanza umanitaria che porti il benessere e lo sviluppo anche per l’umanità.
Oggi, grazie ai prodigi delle nuove tecnologie della comunicazione su scala planetaria, non è impossibile credere in una nuova cittadinanza umanitaria in grado di dar vita a una opinione pubblica mondiale, che di recente ha dato una immagine di sé, per la pace e lo sviluppo di tutti i popoli del mondo, liberi e sovrani nelle loro terre. In questa direzione vanno la Carta Lions della Cittadinanza Umanitaria Europea approvata a Roma nell’anno 2004 e il Manifesto di Pescara approvato all’unanimità dalla Conferenza Lions del Mediterraneo nel 2015 per lo sviluppo dei popoli del Mediterraneo.
Il valore della cittadinanza umanitaria è triplice. La cittadinanza umanitaria è, in primo luogo, la terza cittadinanza di ogni vera e vero Lion italiani, cittadini del mondo, tra fratelli e sorelle umani, accanto alla cittadinanza nazionale e alla cittadinanza europea. La cittadinanza umanitaria è, poi, la cittadinanza che tutela i diritti umani fondamentali, perché è stato merito delle organizzazioni non governative nel mondo la internalizzazione della protezione dei diritti umani fondamentali, laddove gli Stati si sono palesati assenti e troppo condizionati dalla politica di potenza e di espansione economica. Infine, la cittadinanza umanitaria significa aprirsi a un mondo nuovo, segnato dalla comprensione internazionale e dalla fratellanza tra tutti i popoli del mondo.
Avanti allora amici Lion uniti, per un futuro più giusto e più sicuro, più bello e più umano, che abbia le ali della libertà, i valori dell’intelligenza e il profumo dell’amicizia.