Aristide Bava
Parto da una considerazione fatta da qualche “grande” di altri tempi, che dovrebbe essere da monito per tutti i Lion. Suonava più o meno così: «Ciò che abbiamo fatto o facciamo solo per noi non ha lunga vita. Ciò che, invece, abbiamo fatto o facciamo per gli altri e per la società, resta nel tempo e spesso diventa immortale».
Questa considerazione calza a pennello per garantire credibilità al nostro “We Serve” e garantisce credibilità all’azione di ogni Lion. Resta, quindi, la necessità di rendere veramente credibile l’azione del lionismo, che deve passare essenzialmente su fatti concreti e dovrebbe essere scevra da personalismi, che spesso finiscono con l’annullare le buone pratiche, dando l’impressione che tutto venga fatto per dare visibilità a uno o più personaggi mossi da specifici interessi e non già come atto di servizio disinteressato.
Questo è un problema molto serio sul quale difficilmente si trova il coraggio di intervenire e gli stessi responsabili distrettuali preferiscono “girarsi dall’altra parte”, non rendendosi conto che un eccesso di protagonismo toglie reputazione alla causa del lionismo. Vivendo da molto vicino la vita del Distretto 108 YA (ma ovviamente il discorso riguarda l’intero Multidistretto) si potrebbero fare dei casi che a volte sono eclatanti.
Ad esempio, iniziative di service autoreferenziali che, poggiando finanche su informazioni poco corrette, non servono ad altro che a riunire uno sparuto gruppo di persone, spesso parenti o amici, giusto per poter dare l’illusione di un’attività operativa che non serve a nulla se non a incrementare il curriculum lionistico di un singolo personaggio. Per non parlare della nascita indiscriminata dei cosiddetti “Branch” Lion, composti (sulla carta) da cinque o sei persone giusto per assegnare presidenze di comodo e gloriarsi di avere incrementato il numero di club. Cose queste, peraltro, che portano nocumento alla serietà dei club reali che, grazie alla credibilità dei loro soci attivi, offrono coerenza tra le azioni dichiarate e quelle compiute.
La credibilità passa, quasi sempre, sulla forza della verità, e il mondo Lion non fa eccezione a questa regola. È fuor di dubbio che negli ultimi anni, o forse per essere precisi, nell’ultimo decennio, la vita del lionismo è sostanzialmente cambiata. Probabilmente si è adeguata anche al cambiamento sociale che, per la verità, non è stato brillante.
Il cambiamento, però, ha anche portato delle note positive che riguardano, soprattutto, un contatto più diretto con le comunità territoriali, una capacità di intervenire direttamente anche sulle buone pratiche territoriali, un contatto più diretto (e paritario) con gli organismi istituzionali. Da qui l’accrescimento di una nuova e più positiva immagine per l’organizzazione Lions International, che non è più vista come un’associazione d’élite e chiusa in se stessa, che viveva solo di volontariato e di beneficenza, ma piuttosto come un’organizzazione attiva, capace di affrontare i problemi reali della società e forte di tante ottime competenze professionali, che vengono messe a disposizione delle singole comunità.
È ovvio che tutta la credibilità passa da azioni concrete e, anche per questo, bisognerebbe isolare i cattivi esempi e i protagonismi dei singoli, che lasciano il tempo che trovano. Ecco perché, per molti Lion (per fortuna la stragrande maggioranza) il principale service che si dovrebbe portare a compimento è quello del perbenismo, del rispetto dell’etica e della concretezza sociale.
Il servizio attivo si deve accompagnare anche a una necessaria interazione con le amministazioni comunali, per dare un contributo alla soluzione dei problemi reali che spaziano dalla sanità all’economia, dall’ambiente alla solidarietà e via dicendo. Un lionismo del fare, capace di raggruppare servizio e disponibilità, ma anche organizzazione, concretezza e soprattutto credibilità. Questa è certamente la via giusta per percorrere la strada del nuovo lionismo.