Franco Rasi
La domanda la pose Pilato a Gesù. Duemila anni dopo è ancora lì. E non ha smesso di interrogarci. Anche nei nostri club, come nella società, la verità nasce quasi sempre da un punto di vista. Ognuno parla in nome della verità, ma raramente si chiede da dove la sta guardando.
C’è la verità dei verbali e quella del clima che si respira fra i soci. La verità dei bilanci e quella dei bisogni reali. La verità di un service ben progettato e quella, a volte diversa, che emerge dal territorio. Perché mai queste verità dovrebbero per forza coincidere o fondersi in una sola? Il problema non è avere diverse idee, ma nasce quando una verità diventa definitiva. Quando cioè viene usata per mettere fine a una discussione, non per approfondirla.
«Lo abbiamo già deciso» oppure «ha sempre funzionato» diventano allora frasi di chiusura e le domande, invece di essere ascoltate, vengono archiviate come polemiche. Chi non ha mai ascoltato, in una riunione di club, una proposta di service ripresentata perché «si è sempre fatto così», o visto cosa accade quando qualcuno prova a fare una domanda in più, «serve ancora?» o «risponde a un bisogno attuale?», ricevendo in risposta un secco «è un service storico»?
La storia è piena di certezze durate secoli e poi lasciate indietro dal tempo. Forse vale anche per qualche service. Voltaire, che diffidava delle verità assolute, ricordava che «il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola». Anche nei Lion il dubbio non è una debolezza, ma è spesso l’inizio di un servizio migliore. Perché quando una verità smette di farsi domande, di solito ha già smesso di servire.