DIABETE, PREVENZIONE E INVECCHIAMENTO ATTIVO

DIABETE, PREVENZIONE E INVECCHIAMENTO ATTIVO

FRANCESCA CUPIDO

Il diabete mellito rappresenta una sfida crescente per la sanità pubblica, specialmente nell’età geriatrica, quando si intreccia con la fragilità. Abbiamo approfondito il tema, in occasione di un convegno promosso dal Lions club Montesilvano, con la professoressa Ester Vitacolonna, dell’università D’Annunzio, coordinatrice del Service Distrettuale Lions e di recente nominata Membro del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare da parte del Ministero della Salute.

Approccio al diabete senile e longevità: quali sono le sfide specifiche per gli over 65 e come si conciliano le terapie con l’obiettivo di una longevità attiva?

«Il diabete nell’anziano presenta complessità legate alle comorbidità e al grado di fragilità. È fondamentale distinguere tra la terza età (buone condizioni di salute e risorse) e la quarta età (dipendenza e decadimento). Oggi la classificazione geriatrica prevede quattro sottogruppi: giovani anziani (64-74 anni), anziani (75-84), grandi vecchi (85-99) e centenari.

La sfida è considerare la patologia come una opportunità. Grazie ai controlli periodici, il diabete diventa un’occasione per fare prevenzione delle complicanze e diagnosi precoce di altre malattie. L’obiettivo è cogliere l’occasione della patologia per perseguire un progetto di invecchiamento di successo attraverso terapie innovative e disponibili».

Prevenzione giovanile e stili di vita: quali sono le tendenze preoccupanti tra i giovani e quali campagne sono più efficaci?

«La prevenzione deve iniziare in età scolare attraverso uno stile di vita salutare: attività fisica, alimentazione equilibrata e un rapporto sano con il proprio corpo. Questo serve a prevenire l’obesità e la sedentarietà, fattori che predispongono al diabete di tipo 2. Tuttavia, bisogna agire con cautela: una comunicazione sbagliata può indurre ossessività nel controllo del cibo e sfociare in disturbi alimentari. Le campagne devono essere specifiche per i giovani, utilizzando linguaggi adatti e operatori con competenze mirate».

Disturbi della Nutrizione e Alimentazione (Dna): qual è il legame con il disagio psicologico e perché serve un approccio multidisciplinare?

«I Dna sono in forte crescita tra i giovani per cause multifattoriali: biologiche, familiari e socioculturali. Fattori come bullismo, violenze psicologiche e insoddisfazione per il corpo possono far emergere il disturbo. È cruciale puntare sui fattori protettivi: aumentare l’autostima, l’autoefficacia e garantire la presenza di almeno una persona di riferimento affettivo, fondamentale per reagire ai momenti critici. La cura è complessa e richiede necessariamente un team multidisciplinare di esperti formati».

Impatto dell’alimentazione trasformata: quali sono gli errori alimentari più gravi e come si adattano le linee guida alle diverse età?

«L’alimentazione ricca di cibi ultra-processati è determinante nell’insorgenza di diabete e malattie cardiometaboliche. Le linee guida sono chiare: occorre valorizzare cibi freschi, integrali e di stagione come frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Parallelamente, bisogna limitare zuccheri semplici, grassi saturi, sale, bevande zuccherate e carni lavorate. La chiave è rendere queste scelte salutari sostenibili e gradevoli a ogni età».

Tecnologia e associazionismo: che ruolo hanno le nuove tecnologie e le e i Lion nel migliorare la qualità della vita dei pazienti?

«Il Lions International è da sempre impegnato nella sensibilizzazione e negli screening gratuiti, strumenti preziosi per la diagnosi precoce. Le nuove tecnologie, come i sensori per il monitoraggio continuo del glucosio, sono supporti onerosi ma straordinari. Se gestiti da team competenti, possono migliorare enormemente il controllo della malattia e l’autonomia sia dei giovani sia degli anziani fragili».

Il messaggio più urgente: quale appello finale rivolge ai lettori?

«Il diabete è una patologia complessa che, se trascurata, porta a gravi complicanze. La prevenzione è un dovere e passa per misure semplici: attività fisica quotidiana (anche non strutturata come giardinaggio o ballo) e alimentazione sana.

La diagnosi di una malattia cronica impone una revisione profonda della propria vita, ma deve essere vista come un’opportunità per acquisire abilità nuove. Un percorso costruito con esperti può portare non solo alla salute, ma a una eccellente qualità della vita e alla felicità».