Una storia d’amore particolare

Una storia d’amore particolare


EMILIA MARSIGLIANI

C’era una volta un giovane manager, avviato a una brillante carriera internazionale. Ma le auto potenti, i bei vestiti e la vita mondana non riuscivano a soddisfarlo del tutto.

Un giorno, mentre si trova al bar con alcuni amici, sente parlare di una giovane avvocata, da loro definita con superficialità “sfigata”,  che quella stessa mattina avrebbe preso i voti. Quasi senza rendersene conto, decide di recarsi nella chiesa dove si sarebbe svolta la cerimonia di consacrazione. Lì resta abbagliato dalla serenità che legge sul volto della giovane. Lui non è credente, ma guardando il Cristo sull’altare gli si rivolge con una richiesta semplice e profonda: chiede di poter provare le stesse emozioni che ha visto negli occhi di quella suora.

La storia, per farla breve, prende una svolta radicale. Il giovane si licenzia, svuota gli armadi nella notte, chiude casa e, dopo vari incontri con uomini e donne di fede, arriva a conoscere don Oreste Benzi. Per don Benzi, il nostro protagonista diventa subito un “fratellino” ed entra a far parte della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Riconoscendone le capacità manageriali, don Oreste lo manda in India a risolvere alcuni problemi della comunità locale. Quando il giovane sta per rientrare in Italia, don Benzi arriva all’improvviso. Dopo una lunga notte di dialogo, il nostro amico si ritrova catapultato in Bangladesh, dove tuttora vive e opera. Lì gestisce, in collaborazione con l’orfanotrofio delle suore di Madre Teresa di Calcutta, una casa-famiglia che accoglie 45 bambini orfani o abbandonati.

E allora? Si potrebbe dire un missionario laico come tanti. È vero, non è un supereroe. Ma io l’ho incontrato e ho sentito immediatamente il bisogno di fare qualcosa. Mi ha scritto: «I miei bimbi sono così poveri che non hanno neppure gli zainetti per andare a scuola».

Mi sono ricordata allora di Alfonso, conosciuto al corso Elli, anche lui Lion e impegnato in quel settore: forse avrebbe potuto consigliarmi a chi chiedere aiuto. Non faccio in tempo a spiegargli la situazione che mi risponde subito: «Te li procuro io, gratis».

Oggi gli zainetti sono già stati spediti a Rudi, che tra una decina di giorni tornerà dai suoi bambini in Bangladesh.

Ma non finisce qui. Un amico Lion mi ha aiutata in questa piccola impresa, e da domani inizierò a cercarne altri che possano contribuire a comprare sedie e tavoli per la mensa, perché i bambini non possono continuare a mangiare seduti per terra!

Perché We Serve non sia solo una parola, ma un impegno reale.

P.S. Il “fratellino” di don Benzi si chiama Rudi Bernabini, e la casa-famiglia che ha fondato si chiama Pang’ono Pang’ono, che in lingua locale significa “un passo alla volta”.