Terza età: un percorso di realizzazione

Terza età: un percorso di realizzazione

Antonio Dezio

Rivedere un concetto negativo della vecchiaia che emargina gli anziani e priva la società del loro patrimonio di esperienza, energia e talento: questo è l’inizio di un nuovo percorso.

Ancora oggi la vecchiaia è considerata un peso per la società, poiché si devono trovare le risorse necessarie per fornire reddito agli anziani, per provvedere alla loro salute, per sostenere le istituzioni. Penso che confondere la minoranza degli anziani che hanno gravi problemi di disabilità con la totalità delle persone in età da pensione è un dannoso retaggio del passato.

Nel ventunesimo secolo stiamo assistendo a una ridistribuzione demografica senza precedenti. Oggi, in Italia, gli ultra65enni rappresentano circa il 24,7% della popolazione, come indicato dai dati Istat per il 2025, e l’Italia è quinta nel mondo per aspettativa di vita con una media di 84,01 anni; le proiezioni per il 2050 indicano un’aspettativa di vita di 83,5 anni per gli uomini e 87 anni per le donne (Italian GBD Initiative)* e la quota di ultra65enni ammonterà al 35,9% della popolazione totale.

Il problema oggi sta nel fatto che, se da una parte è aumentata l’aspettativa di vita, dall’altra è notevolmente diminuita l’aspettativa di vita sana. Da ciò si evince che il traguardo vero non è la semplice longevità, ma è una longevità “sana” per una buona qualità di vita, ottenibile con un corretto stile di vita al fine di prevenire le patologie croniche invalidanti (malattie cardiovascolari, respiratorie o renali croniche, diabete, tumori). In Italia, un quarto della popolazione è affetta almeno da una malattia cronica e di questi la metà circa (8 milioni) ha un’età superiore a 65 anni. La buona notizia è che tali malattie sono evitabili attraverso un corretto stile di vita nel 50% dei casi. Promuovere prevenzione attraverso educazione sanitaria e diagnosi precoci delle malattie croniche è la vera rivoluzione che sicuramente migliora la durata della nostra vita sana e ha effetti positivi sulla famiglia, sull’economia del paese e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

La prevenzione riduce, dunque, l’incidenza delle malattie croniche con grande beneficio per i cittadini, che possono vivere in buona salute anche nella terza età, senza sofferenza, in maniera autonoma, continuando a dare un contributo alla società con il proprio lavoro.

La longevità, che secondo la nuova definizione è “l’estensione della vita con un focus sulla qualità della stessa, non solo sulla sua durata” (AI Overview), per il 75% dipende dalle condizioni ambientali e dallo stile di vita e solo per il 25% dalla genetica.

È stato ampiamente dimostrato che, accanto al genoma, l’insieme dei geni che compone il nostro Dna, c’è l’epigenetica, la scienza che studia come l’ambiente e le scelte di vita possano influenzare l’espressione dei geni. Mentre il genoma si mantiene costante per tutta la vita, l’epigenetica modula o inibisce l’attivazione o la disattivazione dei geni senza alterarne la sequenza genetica. Ciò significa che il Dna non è arbitro del nostro destino, ma lo siamo noi, il nostro stile di vita e l’ambiente in cui viviamo.

Una vita più lunga e più sana, basata sulla prevenzione, è una vera e propria rivoluzione sociale. La parola “anziano” non sarà più sinonimo di invalidità. Nasce, dunque, una nuova generazione, e crescerà sempre di più nel tempo, di persone attive e longeve che portano la loro esperienza e le loro competenze nel mondo del lavoro e nella società e che rifiutano l’idea di un invecchiamento passivo.

Nascono i “Longennials”, anziani attivi e longevi, un neologismo nato negli Stati Uniti e ora diffuso anche in Italia.

Noi Lion, che abbiamo scelto come tema di studio per quest’anno la longevità, dobbiamo attivare un circolo virtuoso a beneficio della qualità di vita degli anziani, che hanno un ruolo fondamentale sull’economia e sul welfare dell’intero Paese. Attraverso il volontariato, l’incremento della longevità è un dono che rappresenta un’opportunità per tutti, individui e imprese, e si inquadra in una fase di realizzazione individuale.

*Rete di ricercatori e istituzioni accademiche italiane che collaborano al progetto del Global Burden of Disease Study, un’analisi globale del carico di malattie e dei relativi fattori di rischio a livello mondiale.