Una ragazza che odora di vita

MARIACRISTINA FERRARIO

Ho conosciuto Giusy Versace parecchi anni fa, a un convegno sulla disabilità e lo sport, tenutosi a Palazzo Marino. Poiché ero al corrente della sua storia, mi sono fatta avanti per parlarle.

Nel 2005, a 28 anni, Giusy, percorrendo l’autostrada Reggio Calabria-Salerno, è stata vittima di un incidente stradale in cui si è vista tranciare di netto entrambe le gambe. Non ha perso conoscenza e, lucida, ha atteso l’arrivo dell’elisoccorso, consapevole di avere perso, per sempre, parte del proprio corpo. Mesi e mesi di cure, poi la riabilitazione, fatta di giornate in cui la rabbia prendeva il sopravvento, in cui le domande sul perché di una tale tragedia cercavano risposte che nessuno era in grado di dare. Alla fine di un lungo percorso, il ritorno a una vita diversa, in cui dall’armadio Giusy ha fatto sparire le gonne, ha eliminato i tacchi alti che tanto amava e ha voluto affrontare gli sguardi degli altri, mostrandosi in bikini su una spiaggia affollata.

Un’esistenza ricominciata, adattandosi alle limitazioni e scoprendo, nello stesso tempo, nuovi orizzonti, dove l’essenza di Giusy e il suo essere “persona” sono cresciuti nella consapevolezza del valore della vita, del diritto e del dovere di dare un senso a quanto accaduto, elaborandolo fino a trasformarlo in uno strumento di miglioramento per sé e per gli altri. 

Nel 2011 Giusy ha fondato l’Associazione Disabili no Limits, il cui scopo primario è fornire a persone che hanno subito amputazioni per malattie, malformazioni o incidenti protesi che consentano una qualità di vita superiore a quella che, attualmente, offrono le protesi in dotazione al Servizio sanitario.

Giusy, oggi, è senatrice della Repubblica: lavora, viaggia, rilascia interviste, partecipa a incontri, accompagna i malati a Lourdes come volontaria ed è stata un’atleta. Prima donna disabile europea a cimentarsi nella corsa, è stata campionessa italiana dei 200 e dei 100 metri e detentrice, in quest’ultima specialità, del record europeo per la categoria T43, amputati bilaterali.

Averla conosciuta e frequentata è stato per me un vero privilegio, soprattutto per il forte odore di vita che Giusy emana. Non è un profumo, è proprio un odore, perché il profumo è volatile, evanescente e costruito; l’odore, invece, proviene dall’individuo, dalla sua carne, da tutto ciò di cui un essere umano è fatto e appartiene quindi solo a quel corpo, a quell’anima, a quell’essere, rappresentando qualcosa di unico e irripetibile.

Nel 2013 è uscito il suo libro “Con la testa e con il cuore si va ovunque”, in cui Giusy racconta il prima e il dopo della sua vita: un libro che tutti dovrebbero leggere, perché vi si trova la capacità di affrontare, giorno dopo giorno, gli eventi della propria esistenza, elaborando la rabbia, vincendo il dolore, superando le fatiche, accettando le rinunce e le limitazioni, imparando ad amarsi per quello che si è e godendo, ogni attimo, dell’essere vivi.