CRISTINA BIAGIOTTI
Parlare di disabilità significa, prima di tutto, parlare di persone, di storie e di sguardi che meritano ascolto. Da anni le e i Leo d’Italia portano avanti il progetto Kairos – Let’s Play Different, un’iniziativa pensata per sensibilizzare bambini e ragazzi sul tema della diversità attraverso il linguaggio più universale e immediato che ci sia: il gioco.
Questo innovativo gioco dell’oca invita tutti, dai bambini agli adulti, a mettersi alla prova affrontando sfide che simulano situazioni legate alla disabilità. Ogni prova è un’opportunità per sviluppare empatia, comprensione e una nuova prospettiva sul mondo.
Il gioco è composto da un tabellone, da dadi e da card che rappresentano le diverse sfide. Le disabilità nel gioco sono rappresentate principalmente da tre animali:
• il pipistrello, che simboleggia la disabilità visiva e invita i giocatori a superare prove a occhi bendati;
• il delfino, che simboleggia la disabilità uditiva e invita i giocatori a superare prove tappandosi le orecchie;
• la tartaruga, che simboleggia la disabilità motoria e invita i giocatori a superare prove senza poter utilizzare alcune parti del corpo.
Let’s Play Different invita a mettersi nei panni dell’altro, a comprendere le difficoltà che alcune persone affrontano ogni giorno, ma anche le loro capacità e il loro modo unico di vedere il mondo. È un’esperienza che insegna il valore dell’empatia e della collaborazione, aiutando i più giovani a crescere come cittadini consapevoli e rispettosi delle differenze.
Il progetto nasce dalla volontà di costruire comunità più inclusive e solidali, dove la disabilità non sia sinonimo di distanza, ma occasione di incontro. Ogni anno i Leo club organizzano attività nelle scuole, giornate di gioco e momenti di confronto che permettono di avvicinarsi al tema con semplicità e partecipazione.
In un mondo che spesso divide, Let’s Play Different ricorda che giocare “diversamente” significa, in realtà, giocare insieme, e che solo attraverso la comprensione reciproca si possono abbattere i muri dell’indifferenza.