LA ROULETTE DI FRANCO

LA ROULETTE DI FRANCO

PIER GIACOMO GENTA 

Si chiamava Franco e ci conoscemmo in un’officina di elettrauto. Avevamo più o meno la stessa giovane età. Stavo facendo montare un’autoradio economica sulla cinquecento mentre lui, che possedeva un’auto sportiva celebre per le numerose vittorie nei rally, faceva sostituire le casse acustiche con l’ultimo grido della tecnologia di quei tempi. Discorrendo del più e del meno mi rivelò che aveva individuato un presunto “sistema” per vincere alla roulette. Alla sera partiva da Torino per andare a giocare al casino di Saint Vincent in Valle d’Aosta e, grazie alle vincite, si era comprato quella macchina. Non posso negare che lo invidiai. Beato chi si trova di fronte a una scoperta in grado di cambiare la propria vita per sempre, pensai. Ci scambiammo il numero di telefono ripromettendoci di incontrarci ancora.

In occasione di un secondo appuntamento, mi raccontò che aveva trascorso molti pomeriggi studiando la roulette. Poi passò notti insonni osservando il tavolo e le strategie di gioco finché non fu certo di aver individuato il modo sicuro per battere la casa. Cominciò a scommettere piccole somme, ottenendo vittorie che all’inizio sembravano confermare la sua teoria. I guadagni iniziarono ad accumularsi, alimentando la sua avidità e i suoi sogni di libertà finanziaria. Galvanizzato dal successo iniziale, incrementò le sue puntate, trascurando ogni avvertimento. La roulette era un gioco di pura fortuna e le perdite cominciarono a infrangere i suoi sogni. Le sconfitte si susseguirono e il giovane si trovò intrappolato in un ciclo di scommesse sempre più rischiose.

La sua ossessione per il gioco non danneggiò solo la sua vita, ma anche quella della sua famiglia. Iniziò a mentire, a nascondere le sue perdite e a utilizzare i soldi destinati agli acquisti per l’azienda del padre. La tensione e il conflitto in casa aumentarono, portando a liti e incomprensioni. Preferii diradare i nostri incontri e, a poco a poco, ci perdemmo di vista. Dopo qualche mese, venni a sapere che era finito in grane giudiziarie per una questione di contrabbando.

Passò quasi un anno finché una mattina lessi su La Stampa che, di ritorno da Saint Vincent, aveva tirato dritto in una curva e si era schiantato. Forse in preda alla stanchezza o alla disperazione, si era lasciato andare e, nel buio della notte, non si era accorto che la sua auto stava cercando di affrontare una curva insidiosa dell’autostrada. O forse lo aveva fatto apposta. La violenza dell’impatto segnò la fine del suo viaggio e l’inizio di nuove sofferenze per la sua famiglia. La roulette, che una volta rappresentava per lui la speranza di un futuro migliore, si trasformò in un simbolo della sua rovina. Franco imparò a proprie spese che il gioco d’azzardo può offrire solo illusioni, mentre la vera fortuna risiede nella stabilità e nell’amore delle persone care.