Separazione delle carriere e indipendenza della magistratura dal potere politico

Separazione delle carriere e indipendenza della magistratura dal potere politico

Un passo avanti verso il giusto processo?

Il 22 e 23 marzo le cittadine e i cittadini italiani sono chiamati alle urne, attraverso il sistema del referendum confermativo previsto dall’art. 138 della Costituzione, per esprimersi sul quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?».

Perché ne parliamo ancora sulla nostra rivista? Perché, nell’ultimo convegno sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, organizzato dai Lions club di Napoli il 23 gennaio scorso, è emersa una conclusione rilevante: oltre alle ragioni del “Sì” e del “No”, è stata unanimemente apprezzata la volontà dei Lion di essere cittadini attivi impegnati non solo nel rispondere ai bisogni umanitari, ma anche nell’incentivare i processi partecipativi attraverso un’informazione puntuale e non di parte.

Il convegno ha visto la partecipazione di Antonino Napoli e Alfredo Guarino, entrambi Lion e avvocati, insieme alla senatrice Francesca Scopelliti, compagna del compianto Enzo Tortora, sostenitori del “Sì”, e del dottor Pier Paolo Filippelli, procuratore aggiunto presso la Procura di Napoli, e del consigliere del Csm Roberto D’Auria, sostenitori del “No”. Le conclusioni sono state affidate al Past Direttore Internazionale Ermanno Bocchini, mentre la moderazione ad Antonino Magliulo, entrambi Lion e avvocati. 

Procediamo con ordine: il referendum servirà a confermare o respingere la legge costituzionale approvata dal Parlamento in materia di riforma dell’ordinamento giudiziario e, a differenza dei referendum abrogativi, non richiede il raggiungimento di alcun quorum di partecipazione.

La legge costituzionale introduce tre rilevanti innovazioni nell’ambito giudiziario: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri; la creazione di due Csm distinti per la magistratura giudicante e per quella requirente, entrambi formati mediante sorteggio; l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, organismo esterno ai due Consigli superiori, destinato a diventare il nuovo giudice degli illeciti disciplinari dei magistrati ordinari, in sostituzione della Sezione disciplinare del Csm unico e delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in sede di impugnazione.

Perché la riforma è ora sottoposta al giudizio del popolo? Perché non è stata approvata da una maggioranza di due terzi del Parlamento.

Il referendum è stato richiesto sia da chi è contrario alla separazione delle carriere, sia da chi ritiene che un esito favorevole possa confermare la volontà popolare di proseguire nel percorso di introduzione del processo accusatorio nel sistema giudiziario italiano, avviato con l’adozione del nuovo codice di procedura penale Vassalli e proseguito con la successiva modifica dell’art. 111 della Costituzione, ma non ancora pienamente realizzato.

E allora la conclusione è quasi naturale: il 22 e 23 marzo non siamo chiamate e chiamati a tifare, ma a scegliere. A scegliere se partecipare, prima ancora che come votare. Andiamo alle urne con lo stile che ci appartiene: informati, consapevoli, liberi da appartenenze precostituite. Da Lion, sapendo che gli strumenti per capire li abbiamo, che il confronto è stato offerto e che la cittadinanza attiva passa anche da qui. Perché votare, quando si è messi nelle condizioni di farlo con conoscenza e responsabilità, è già una forma di servizio. [A.N. e M.C.]