Polifenoli: longevità in salute

Polifenoli: longevità in salute

Pietro Mascheri

L’infiammazione cronica di basso grado, nota come “low grade inflammation”, e le alterazioni del microbioma intestinale possono essere fattori dell’invecchiamento, comprovati da diversi studi.

Su questa base si stanno sviluppando strategie che prendono in considerazione quei nutraceutici ricchi di polifenoli. Secondo un recente studio, pubblicato su “Microbiome Research Reports”, una dieta ricca di polifenoli eserciterebbe una potente azione modulatrice, in grado di “riparare” i danni subiti dall’intestino e, quindi, di conseguenza, ridurre l’infiammazione sistemica.

La ricerca si è basata sul fenomeno dell’”inflammaging”, condizione piuttosto frequente dopo i 60 anni, ritenuta alla base dello sviluppo e dell’aumentato rischio di malattie tipiche dell’invecchiamento, come patologie degenerative, e della diminuzione della resilienza del sistema immunitario.

Dallo studio emerge come i polifenoli possano rallentare, contrastare e ridurre il fenomeno infiammatorio.

Per indagare gli effetti di questo approccio nutrizionale sui marcatori infiammatori, sul microbiota intestinale e sui profili metabolomici, sono stati coinvolti 50 partecipanti di età maggiore o pari a 60 anni, stratificati in due sottogruppi in base ai livelli di infiammazione basale: infiammazione elevata e infiammazione bassa.

La dieta ricca di polifenoli prevedeva un consumo giornaliero di alimenti ad altissimo contenuto di flavonoidi, acidi fenolici e stilbeni, come arance rosse, compreso il succo, melograno, tè verde, mele Renetta, cioccolato fondente e un mix di frutti di bosco come mirtilli, more e lamponi.

I risultati di questa ricerca hanno dimostrato una significativa riduzione dei principali marcatori infiammatori, quali interleuchina-6 (IL-6) e proteina C-reattiva. Sono stati osservati netti cambiamenti microbici, tra cui un aumento di Blautia e Dorea (batteri anaerobici del microbiota intestinale) nel gruppo con infiammazione elevata, mentre un modesto miglioramento della diversità microbica nel gruppo ad infiammazione bassa. Quindi i polifenoli sono in grado di agire in modo più efficace laddove il bisogno biologico è maggiore.

Con l’età, infatti, l’intestino perde selettività, permettendo il passaggio incontrollato di tossine, batteri e frammenti di cibo non digerito nel sangue; diventando così più permeabile, favorirebbe lo sviluppo dell’“intestino gocciolante”, cioè non più impermeabile, e quindi ritenuto tra le cause di inflammaging.

Il microbiota intestinale è il protagonista di questi effetti anti-inflammaging e pro-longevità. L’attuale ricerca evidenzia come, in individui over 60 con alta infiammazione, la dieta ricca di polifenoli abbia favorito l’aumento della diversità microbica, in particolare dei già citati generi batterici Blautia e Dorea, e delle specie Eubacterium hallii e Anaerostipes hadrus, importanti segnalatori e indicatori dello stato di salute e promotori di longevità. Essi producono infatti butirrato, un acido grasso a catena corta che nutre le cellule dell’intestino e mantiene l’omeostasi immunitaria.