Nello spazio c’è spazio per tutti  

Nello spazio c’è spazio per tutti  

Irene de Gasparis

“Spazio ultima frontiera”. Chi non si ricorda la famosa frase di Star Trek? O di essere stato incollato alla tv per la diretta del primo uomo sulla Luna?

Così è stato emozionante partecipare alla conferenza del direttore generale dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), la “sorella” italiana della Nasa, organizzata dal Lions club Castiglione della Pescaia Salebrum. Direttore dell’Asi è il carismatico Luca Salamone: due lauree, un PhD, diversi master, una carriera dedicata al servizio pubblico.

«Dalla corsa tra Usa e Urss durante la guerra fredda si è passati alla cooperazione internazionale con la Stazione Spaziale (Iss) per arrivare alla New Space Economy – racconta Salamone – ma c’è un cambio di paradigma. Mentre in passato i protagonisti erano essenzialmente i governi, ora c’è l’entrata dei privati che operano in proprio. Come Elon Musk con la sua costellazione di satelliti Starlink. A breve anche Bezos avrà la propria costellazione».

A dimostrare l’importanza della New Space Economy, Salamone cita qualche numero: «Nel 2040 varrà 1.790 miliardi di dollari, secondo la stima del World Economic Forum. Negli ultimi anni lo Space Index, l’indice finanziario che segue le performance delle aziende dello spazio, e i relativi Etf, sono cresciuti molto di più rispetto al Nasdaq o S&P 500».

E l’Italia? A detta di Salamone siamo messi bene. «L’Italia cresce nel settore spazio più dei nostri partner europei. Nel 2024 la filiera aerospaziale italiana contava 400 aziende, 15 mila addetti, 4,5 miliardi di fatturato. Non solo grandi aziende ma anche le Pmi. Quasi il 50% della Stazione Spaziale è di manifattura italiana ed è stata l’italiana Samantha Cristoforetti la prima donna europea comandante dell’Iss. L’Italia è anche leader nell’osservazione della Terra dallo spazio con tanti possibili impieghi, da quello della sicurezza, a quello economico, a quello ambientale. Nel disastro di Niscemi siamo stati di supporto alla Protezione Civile con le immagini dal satellite per monitorare l’evoluzione della frana».

Alla fine della conferenza mi sono seduta con lui per fargli qualche altra domanda.

Lei è un uomo di mare. Come è arrivato allo spazio? Scelta o caso?

«Io ho fatto l’ufficiale di Marina e mi sono occupato del mare, fino al coordinamento dei lavori per l’approvazione del primo “Piano del mare” strategico nazionale. E dopo mi hanno chiesto di prendere questa nuova sfida dello spazio».

Negli anni ‘60 ci si aspettava che le colonie sulla Luna e i viaggi su Marte sarebbero stati possibili in un futuro molto vicino. Invece non si sono materializzati. Cosa vedremo nel 2050?

«Vedremo il ritorno dell’uomo sulla Luna con la costruzione delle prime case lunari che saranno fatte in Italia. E poi c’è Marte. L’Asi è stata la prima a siglare un accordo con Space X e la missione ExoMars (2028) vedrà l’esplorazione del suolo con un nuovo Rover di costruzione e gestione tutta italiana».

Quali sono le iniziative per avvicinare il pubblico all’Asi?

«Abbiamo uno spot, che è una mia idea perché credo sia importante far conoscere cosa facciamo, e poi organizziamo ogni settimana visite guidate per le scuole nella nostra sede di Roma. Inoltre abbiamo incontri e rapporti con il mondo universitario anche con l’emanazione di bandi di ricerca per i dottorati».

Ha parlato di mancanza di profili adatti per le aziende della filiera aerospaziale. Quali sono?

«Mancano soprattutto tecnici e laureati Stem, ma tutto il settore è in grande espansione, quindi c’è posto anche per molti altri, a partire da quello economico e giuridico che abbiano una specializzazione sul nostro settore. Ma facendo un gioco di parole… nello spazio c’è sempre spazio!».