Di Giulietta Bascioni Brattini
Ci sono scienziate che non si limitano a studiare i virus: li leggono come specchi delle nostre società, rivelatori delle fragilità e delle interdipendenze che ci legano. La professoressa Ilaria Capua, virologa di fama internazionale, è una di queste voci autorevoli. Ha portato la ricerca italiana nel mondo, promosso la condivisione globale dei dati genetici dei virus e difeso la scienza come bene pubblico. Con la sua visione di Salute Circolare, ci invita oggi a guardare oltre la malattia per comprendere il sistema che la genera.
La Salute Circolare non è un’astrazione: è l’idea che la salute della persona dipenda dall’equilibrio tra ambiente, animali, relazioni sociali e qualità delle informazioni. In questa intervista esploriamo come il service possa diventare una strategia concreta di prevenzione, educazione e coesione.
Dottoressa, lei è l’ideatrice della Salute Circolare. Come nasce questa visione e perché è così attuale oggi?
«La Salute Circolare nasce dall’esigenza di dare una forma nuova (più comprensibile e più vicina alle persone) a un concetto che per lungo tempo è rimasto confinato in ambito scientifico. Ho voluto recuperare una visione antica, quella dei greci, secondo cui la salute è il risultato dell’equilibrio tra aria, acqua, terra e fuoco, e reinterpretarla alla luce delle sfide contemporanee. Dopo la pandemia e nel pieno del cambiamento climatico, è diventato evidente che la salute umana non può essere separata da quella dell’ambiente, degli animali e delle piante. Ma dobbiamo comprendere che la salute dipende anche da fattori che impattano la società, come la comunicazione, il negazionismo e le fake news. La Salute Circolare nasce proprio per rendere questa interconnessione evidente, concreta e, soprattutto, condivisa».
Nonostante ciò, la conoscenza scientifica fatica ancora a tradursi in comportamenti diffusi. Qual è il rischio?
«Il rischio è che resti una consapevolezza teorica, mentre i problemi diventano sempre più concreti e hanno bisogno di risposte concrete. Un esempio emblematico è l’antibiotico-resistenza: un fenomeno globale, alimentato non solo dall’abuso di antibiotici, ma anche da pratiche scorrette come il loro smaltimento nell’ambiente. Queste sostanze entrano nei cicli naturali, attraversano acqua e suolo e tornano a noi, rendendo i batteri sempre più resistenti. Le conseguenze colpiscono tutti, ma in modo particolare le persone più fragili. E questo ci ricorda una cosa fondamentale: la salute non è mai solo individuale».
Quanto contano, allora, i comportamenti quotidiani?
«Contano in modo decisivo. La Salute Circolare vive nelle azioni di ogni giorno: nell’igiene, nell’uso responsabile dei farmaci, nella gestione dei rifiuti. Sono gesti apparentemente semplici, ma rappresentano una forma concreta di responsabilità collettiva. Le istituzioni hanno un ruolo fondamentale, ma senza il coinvolgimento attivo dei cittadini non è possibile costruire un cambiamento reale».
Ambiente, alimentazione e salute: oggi possiamo ancora considerarli ambiti separati?
«Assolutamente no. Viviamo in un sistema chiuso, in cui ogni elemento è connesso. Ciò che immettiamo nell’ambiente non scompare: si trasforma e ritorna, entrando nei cicli naturali e, inevitabilmente, nella nostra vita. La qualità dell’acqua, dell’aria, del suolo si riflette direttamente sulla nostra salute. È una relazione ormai evidente, che non possiamo più ignorare».
Questo implica anche un cambiamento culturale?
«Sì, profondo. Dobbiamo passare da una cultura della cura, che interviene quando il problema è già presente, a una cultura della prevenzione e della salvaguardia, che agisce prima, proteggendo e prevenendo. È una trasformazione complessa, che richiede responsabilità condivisa e una nuova consapevolezza collettiva. Ma è anche una grande opportunità».
In questo percorso, quale ruolo possono avere i Lion?
«Un ruolo cruciale. Grazie alla loro presenza sul territorio e alla loro natura multidisciplinare, i Lions club possono diventare veri ambasciatori della Salute Circolare. Possono tradurre questi principi in azioni concrete, sensibilizzare le comunità e attivare quel cambiamento “dal basso” che è indispensabile per affrontare sfide così complesse».
Un messaggio ai giovani Leo: quale competenza guiderà i leader di domani?
«La capacità di pensare in modo circolare. Significa comprendere le interconnessioni, assumersi la responsabilità delle proprie azioni e sviluppare una visione ampia, sistemica. Il futuro richiederà leader capaci non solo di gestire problemi, ma di comprenderne le cause profonde e le relazioni».
Accanto alla sua attività scientifica, c’è anche un forte impegno sul tema del talento femminile. Ce ne parla?
«È il cuore del mio prossimo libro, “Non mollate”, in uscita il prossimo 28 aprile. Oggi le donne studiano, si formano, raggiungono livelli di eccellenza. Eppure, troppo spesso, non arrivano nelle posizioni apicali e si perdono lungo quella che chiamo la “Parigi-Dakar”: il percorso accidentato. Non per mancanza di capacità, ma per ostacoli culturali e strutturali ancora presenti. Per questo parlo di “resistenza”: una resistenza fatta di costanza, determinazione e coraggio. Perché il talento femminile non è solo una questione individuale. È una risorsa per l’intera società. E quando si disperde, perdiamo tutti. L’Italia non può proprio fare a meno dei suoi talenti femminili, soprattutto nelle Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics)».
ILARIA CAPUA
Virologa di fama internazionale e Senior Fellow di salute globale, ha dedicato la sua carriera allo studio dei virus influenzali e del loro potenziale pandemico. È l’ideatrice della Salute Circolare.
• Pioniera dell’Open Science: Nel 2006 ha sfidato i protocolli internazionali, rendendo pubblica la sequenza genetica del virus dell’influenza aviaria, dando il via a una nuova era di trasparenza nella ricerca scientifica.
• Carriera Internazionale: Dopo aver diretto centri di eccellenza in Italia, ha guidato l’One Health Center of Excellence presso l’University of Florida (USA), dove ha raffinato il concetto di salute come sistema integrato.
• Riconoscimenti: Inserita da Scientific American tra i 50 migliori scienziati al mondo.
• Impegno Divulgativo: Autrice di numerosi manuali e saggi.
È in fase di pubblicazione l’ultimo volume, edito da Rizzoli: “Non mollate”; uscirà il prossimo 28 aprile 2026.
Collabora con le principali testate internazionali per promuovere una cultura della prevenzione sistemica.
Torino in prima linea contro l’antibiotico-resistenza
In Italia l’antibiotico-resistenza uccide oltre 12 mila persone l’anno, «pari a circa un terzo dei decessi europei». Numeri che parlano da soli e che hanno spinto la Fondazione Compagnia di San Paolo e l’Asl Città di Torino a lanciare “L’antibiotico si cura”, un progetto che porta sul territorio un approccio One Health concreto, non teorico.
La campagna punta a scardinare abitudini radicate: niente antibiotici “al primo starnuto”, igiene delle mani, smaltimento corretto dei farmaci. Medici, farmacisti e una rete di ambassador diventano moltiplicatori culturali. Torino fa da laboratorio: se funziona qui, può funzionare ovunque.