I LION GUIDA PER LE COMUNITÀ NELL’ERA DELLA DISINFORMAZIONE

I LION GUIDA PER LE COMUNITÀ NELL’ERA DELLA DISINFORMAZIONE

Francesco Pira

In un’epoca in cui l’informazione viaggia alla velocità della luce e la tecnologia modella la percezione della realtà, l’autorevolezza diventa un patrimonio fondamentale per chi desidera sostenere la collettività. Senza autenticità non c’è impatto, senza fiducia non c’è attenzione e, senza considerazione, l’impegno rischia di perdere efficacia. Osservo da anni come la diffusione di notizie fuorvianti stia trasformando le modalità con cui individui e gruppi sociali costruiscono credibilità, orientano scelte e partecipano alla vita collettiva.

È in questa situazione che risulta particolarmente interessante un articolo recentemente pubblicato da Il Sole 24 Ore, dal titolo “Per tre persone su dieci la disinformazione non è un grosso problema”. Basandosi su dati del Pew Research Center del 2025, l’articolo evidenzia come “circa sette italiani su dieci considerano la disinformazione online la principale minaccia, seguita dal cambiamento climatico e dal terrorismo”. Tuttavia, resta preoccupante il 30% di cittadini che non percepisce le notizie fuorvianti come un rischio significativo. Come sottolinea il giornale, «nel 2022 le fake news erano già un grosso problema; oggi, nel 2025, ignorarne la portata è molto più rischioso».

Il quadro che emerge è ancora più indicativo se lo si mette in relazione con le competenze culturali della popolazione. Come ricorda Il Sole 24 Ore, «l’ultimo rapporto dell’Ocse sull’analfabetismo funzionale, pubblicato il 10 dicembre 2024, mostra che un terzo degli adulti italiani fra i 16 e i 65 anni non riesce a comprendere un testo complesso». In particolare, «il 35% degli adulti si colloca ai livelli più bassi di comprensione, mentre solo il 5% raggiunge i livelli più alti».

Questo dato aiuta a spiegare perché una parte consistente della popolazione non consideri la disinformazione come una minaccia: senza strumenti adeguati di lettura critica diventa difficile riconoscere contenuti manipolativi, distinguere fonti affidabili e valutare la qualità delle informazioni. In questo senso, la disinformazione non è solo un problema tecnologico, ma un indicatore di fragilità culturale e cognitiva che incide direttamente sulla capacità dei cittadini di orientarsi nello spazio pubblico.

L’avvento dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, come i deepfake, ha trasformato radicalmente la relazione tra cittadini e informazioni. Oggi è possibile trasformare testi, immagini e video con estrema facilità. Questa evoluzione genera una tensione sociologica: la percezione del contesto diventa un prodotto filtrato da processi automatizzati e la fiducia nei media tradizionali, nelle istituzioni e persino nei legami interpersonali può indebolirsi rapidamente.

Le comunità rischiano di frammentarsi, perché la verità condivisa, fondamento della coesione sociale, si indebolisce davanti a rappresentazioni digitali modificate. La verifica delle fonti è un esercizio fondamentale e rappresenta una strategia di resilienza sociale.

Gli algoritmi amplificano ulteriormente questi rischi. Delegare la selezione dei dati reali a sistemi opachi può generare una “caverna digitale”, in cui l’individuo è immerso in rumore, frastuono e flussi filtrati. Come ricorda il filosofo Byung-Chul Han, «la verità non fa rumore, ma è l’unica luce che può guidarci fuori». In questo scenario, i Lion possono svolgere un ruolo centrale. La loro influenza risiede non solo nella capacità di agire per il bene comune, ma anche nella possibilità di diffondere sicurezza all’interno della comunità. Possono farlo educando e sensibilizzando le persone sull’importanza di individuare informazioni verificate da messaggi distorti, promuovendo un uso consapevole dei media e delle piattaforme digitali.

Attraverso la trasparenza nella comunicazione dei loro progetti e nella condivisione di dati e documenti, possono mostrare concretamente cosa significa costruire credibilità.

La forza della veridicità non è un principio astratto: è il motore che permette a chi opera per gli altri di essere ascoltato, capito e seguito. In un mondo dominato dalla manipolazione informativa digitale, i Lion hanno l’opportunità di essere custodi della realtà. Costruire reti di sostegno, formare cittadini attenti e guidare la società con trasparenza significa portare la luce dell’autenticità fuori dalla caverna digitale.