MANUELA CREPAZ
Tra i contributi selezionati dall’Unesco per la Giornata Mondiale dei Ghiacciai, la Giornata Mondiale dell’Acqua e il lancio del Decennio di Azione per le Scienze della Criosfera, c’è anche uno studio italiano. “Cryosphere: Earth’s Ice Thermometer”, firmato dalla nostra socia del Lions club Civitavecchia Porto Traiano Sara Fresi porta infatti l’Italia all’interno di un confronto internazionale su una delle questioni più decisive del nostro tempo: il rapporto tra clima, ghiacci e risorse idriche. Quello della criosfera non è più un tema remoto, confinato alle regioni polari o alle grandi catene montuose, ma una realtà che tocca equilibri ambientali, territori e comunità. Ed è anche una prospettiva significativa per i giovani, chiamati più di chiunque altro a confrontarsi con le conseguenze del cambiamento climatico e con la possibilità di diventarne interpreti consapevoli. Alla dottoressa Fresi abbiamo rivolto alcune domande per approfondire il significato e la portata del suo lavoro.
Quale messaggio c’è al centro dell’analisi?
«Il mio studio affronta il tema della criosfera che comprende tutte le zone della Terra in cui l’acqua è allo stato solido, come ghiacciai, neve, ghiaccio marino e permafrost. Questi ambienti sono fondamentali perché riflettono la luce solare e aiutano a regolare la temperatura del pianeta. I ghiacciai, inoltre, rappresentano una grande riserva di acqua dolce. Oggi però il riscaldamento globale, causato soprattutto dalle attività umane, ne sta accelerando lo scioglimento, con conseguenze per il clima, gli ecosistemi e le risorse idriche. Proteggerli significa tutelare il futuro del pianeta. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza pubblica sull’importanza della conservazione dei ghiacciai, poiché i ghiacciai sono ecosistemi vitali per l’equilibrio climatico e la disponibilità di acqua dolce. Attraverso l’informazione e la sensibilizzazione, si mira ad accrescere la consapevolezza sugli impatti del cambiamento climatico. La progressiva scomparsa dei ghiacciai rappresenta una minaccia ambientale, economica e sociale. Agire oggi è essenziale per salvaguardare il futuro delle prossime generazioni».
Il tuo contributo è l’unica iniziativa italiana inserita tra gli eventi collaterali virtuali di questo appuntamento internazionale. Che valore ha per te questo riconoscimento e che cosa rappresenta per la ricerca italiana?
«Rappresenta un motivo di grande responsabilità, ma anche di grande valore. Significa portare la ricerca sui temi ambientali oltre i confini nazionali, in un contesto più ampio e internazionale. Si tratta di un tema particolarmente rilevante anche nel nostro Paese, basti pensare alla presenza dei ghiacciai alpini. Il valore della partecipazione di questo studio risiede nella possibilità di condividere conoscenze, esperienze e prospettive diverse, contribuendo a rafforzare la consapevolezza globale sull’importanza dei ghiacciai e sugli effetti del cambiamento climatico. Inoltre, rappresenta un’opportunità per dimostrare come anche iniziative provenienti da contesti nazionali possano avere un impatto significativo nel promuovere informazione, sensibilizzazione e azioni concrete per la protezione del pianeta».
Nel tuo studio emerge il legame stretto tra ghiacciai, permafrost, calotte polari, risorse idriche ed equilibri ambientali. Quali sono oggi gli effetti più concreti e più urgenti dei cambiamenti della criosfera sulla vita delle persone e sui territori?
«Per molte popolazioni di montagna e comunità indigene, i ghiacciai sono considerati elementi sacri, parte integrante dell’identità e delle tradizioni locali. La loro scomparsa non comporta solo una perdita naturale, ma anche una perdita culturale, fatta di storie, credenze e legami profondi con il territorio. Negli ultimi anni, la comunità scientifica e le istituzioni internazionali hanno iniziato a prestare maggiore attenzione alla criosfera e alla necessità di proteggerla. Programmi di ricerca monitorano costantemente lo stato dei ghiacciai, mentre campagne di sensibilizzazione cercano di informare l’opinione pubblica sull’urgenza del problema. In questo contesto, il ruolo dei giovani è fondamentale. Le nuove generazioni hanno una maggiore consapevolezza ambientale e possono diventare protagoniste del cambiamento. Ogni persona può contribuire alla conservazione della criosfera attraverso scelte quotidiane più sostenibili. Ridurre il consumo di energia, utilizzare mezzi di trasporto meno inquinanti, limitare gli sprechi, informarsi e diffondere conoscenza sono azioni che, sommate, possono fare la differenza. Anche partecipare a progetti scolastici, iniziative ambientali o movimenti per il clima aiuta a mantenere alta l’attenzione su questi temi. Proteggere la criosfera significa proteggere il futuro del pianeta. I ghiacciai non sono semplici masse di ghiaccio lontane e silenziose, ma elementi vitali del sistema terrestre, veri e propri archivi del clima del passato e riserve indispensabili per il presente e il futuro. Prendersi cura della criosfera oggi vuol dire garantire un domani più sicuro, equo e sostenibile per tutti, soprattutto per le generazioni future».
L’evento dell’Unesco segna anche l’avvio del Decennio di Azione per le Scienze della Criosfera. Quali dovrebbero essere, secondo te, le priorità dei prossimi anni, sia sul piano della ricerca sia su quello delle scelte politiche e della cooperazione internazionale?
«L’avvio rappresenta una grande opportunità e può essere uno strumento utile per rafforzare le azioni e le strategie da adottare nei prossimi anni su scala globale. Per questo è necessario il contributo e l’attenzione della comunità scientifica, dei governi e dei leader politici verso questi ambienti così fragili. A mio parere, le azioni da rafforzare sono il potenziamento del monitoraggio dei ghiacciai, l’utilizzo di tecnologie avanzate e il miglioramento dei modelli climatici, per comprendere con maggiore precisione come lo scioglimento dei ghiacci influenzerà il livello dei mari, le risorse idriche e gli ecosistemi. I governi dovrebbero inoltre impegnarsi con politiche volte a ridurre le emissioni di gas serra e a sviluppare strategie di adattamento per le comunità coinvolte, che dipendono direttamente dai ghiacciai e dalle risorse idriche di origine glaciale. La cooperazione internazionale e il rafforzamento della condivisione dei dati scientifici, insieme al sostegno di progetti di ricerca congiunti e alla promozione di iniziative di sensibilizzazione che coinvolgano istituzioni, comunità locali e nuove generazioni, saranno essenziali per proteggere la criosfera e il futuro del pianeta».