EVELINA FABIANI
C’è un’energia silenziosa, ma potente che attraversa il mondo del volontariato: è quella dei giovani, capace di unire entusiasmo, consapevolezza e desiderio di costruire futuro. In questo contesto si inserisce l’esperienza del Leo club, autentica palestra di crescita personale e civica, dove il servizio diventa occasione di formazione e di scoperta dei valori più profondi della solidarietà.
Martina, socia di lunga data del Leo club Voghera che, nel corso degli anni, ha ricoperto numerosi incarichi sia a livello di Distretto che di Multidistretto, ricevendo anche importanti riconoscimenti, tra cui il “Leo dell’Anno”, è una di queste voci. Attraverso le sue parole entriamo nel cuore di un impegno vissuto con passione, dove il fare si intreccia con il diventare: più consapevoli, più responsabili, più attenti agli altri; possiamo così comprendere più da vicino come le nuove generazioni vivono oggi l’impegno nel volontariato, attraverso un percorso educativo che contribuisce a formare cittadini consapevoli e leader di domani.
Martina, cosa ti ha spinto a entrare nel Leo club e cosa ti ha fatto restare?
«Sono entrata per curiosità, quasi per caso, pensando di “dare una mano” nel tempo libero. Quello che mi ha fatto restare è stato scoprire che non si trattava solo di fare qualcosa per gli altri, ma di crescere insieme ad altri ragazzi che condividevano lo stesso desiderio di essere utili. Per me il Leo club è diventato uno spazio in cui sentirsi parte di qualcosa di più grande».
Come descriveresti il volontariato vissuto dai giovani oggi?
«Credo che i giovani oggi vivano il volontariato in modo molto concreto: meno legato alle etichette e più al bisogno reale di incidere; non cercano solo di “fare del bene”, ma di capire il senso di quello che fanno. Vogliono esperienze vere, che li mettano alla prova e li facciano sentire parte attiva di un cambiamento, anche piccolo».
In che modo il Leo club contribuisce alla crescita personale e formativa dei suoi soci?
«Il Leo club ti mette in una posizione in cui non puoi essere spettatore, perché ti trovi a organizzare, a prendere decisioni, a gestire responsabilità reali. È una “palestra” in cui impari a relazionarti, ad ascoltare, ma anche a metterti in discussione, non è una crescita teorica: è qualcosa che vivi, a volte anche sbagliando, ma sempre imparando».
Pensando ai progetti realizzati durante quest’anno sociale, quale ti ha particolarmente coinvolto?
«Senz’altro l’allestimento di una sala di registrazione, presso l’Oratorio della Parrocchia Pombio di Voghera, pensata come luogo di incontro, creatività e condivisione, uno spazio dove i ragazzi del quartiere possono esprimere il proprio talento musicale, collaborare, confrontarsi e costruire relazioni positive. L’obiettivo va oltre la musica: creare aggregazione, offrendo opportunità sane e stimolanti, capaci di orientare energie e passioni verso percorsi di crescita, perché offrire strumenti, ascolto e fiducia significa anche indicare una strada migliore, dove il talento diventa occasione di futuro e la comunità cresce insieme ai suoi giovani. Secondo me questo è un esempio concreto di come il servizio dei Leo sappia trasformare un’idea in un’opportunità reale per la comunità».
Quanto conta il lavoro di squadra all’interno del club?
«Tantissimo… direi che è tutto! Da soli si fa prima, forse, ma insieme si va decisamente più lontano! E poi diciamolo: tra idee diverse, confronti e qualche risata, è proprio nel lavoro di squadra che nascono le cose migliori… e anche i ricordi più belli!»
Che rapporto avete con il Lions club?
«Risulta di vitale importanza il ruolo del Lions club padrino che deve, come primo obiettivo, essere attento alla continuità, lasciando tutto lo spazio e l’autonomia di cui i Leo necessitano per crescere e maturare nella tradizione lionistica. Credo sia inutile dire quanto sia importante la conoscenza e il dialogo tra Lion senior e giovani Leo per poterci confrontare anche criticamente, questo è un grande traguardo che possiamo e dobbiamo tagliare».
Cosa diresti a un tuo coetaneo per invitarlo a diventare Leo?
«Gli direi: “Vieni a vedere… al massimo fai un’esperienza nuova, al minimo torni a casa con qualche storia da raccontare; poi però succede quasi sempre che decidi di restare, perché ti accorgi che non è solo volontariato: è un modo per metterti in gioco, conoscere persone e, senza neanche accorgertene, crescere un bel po’. Il Leo club non è un’esperienza che si può spiegare fino in fondo, va vissuta!».
Cosa suggerisci per dare maggiore visibilità ai Leo?
«Secondo me la cosa più importante è essere autentici, non basta dire “abbiamo fatto un service”. Oggi i ragazzi si accorgono subito se qualcosa è costruito, quindi più che “promuovere” i Leo, bisogna raccontarli per quello che sono davvero, perciò foto, brevi video, testimonianze dirette: meno comunicati “istituzionali”, più volti, emozioni e spontaneità. Poi è fondamentale esserci, anche fuori dai nostri contesti abituali: nelle scuole, negli eventi locali, nei luoghi frequentati dai giovani, perché quando ti vedono e capiscono cosa fai, tutto diventa più concreto e infine i social: vanno usati, non come una vetrina perfetta, ma come uno spazio dove condividere esperienze, soprattutto in modo semplice e naturale; alla fine la visibilità arriva quando le persone si riconoscono in quello che fai».
Dalle parole di Martina emerge con chiarezza un messaggio forte: il volontariato non è solo un gesto, ma un percorso che forma, unisce e lascia tracce profonde; una testimonianza che racconta non solo un’esperienza, ma una direzione: quella di una generazione che, attraverso il servizio, costruisce il proprio futuro e contribuisce a dare forma a quello della comunità. Essere Leo oggi significa scegliere di esserci, con entusiasmo e responsabilità, in un tempo che ha sempre più bisogno di giovani capaci di guardare lontano.