Dipendenze: una malattia cronica 

Dipendenze: una malattia cronica 

Antonio Dezio

Con il termine dipendenza si vuole indicare una particolare condizione in cui versa un individuo che ha assoluta necessità di assumere una determinata sostanza – come, ad esempio, farmaci o sostanze stupefacenti – o di adottare determinati comportamenti, come avviene, ad esempio, nel caso della dipendenza da gioco d’azzardo.

Quando parliamo di dipendenza è importante fare una distinzione tra chi assume delle sostanze in modo occasionale per un periodo limitato e chi ne è continuamente alla ricerca nonostante percepisca i danni prodotti e un deterioramento della qualità della vita.

L’American Society of Addiction Medicine definisce la dipendenza “una malattia medica cronica curabile che coinvolge complesse interazioni tra i circuiti cerebrali, l’ambiente, la genetica e le esperienze di vita di un individuo. Le persone con dipendenza usano sostanze o assumono comportamenti che diventano compulsivi e spesso continuano nonostante le conseguenze dannose”. La novità sta nel fatto che la dipendenza è dunque una malattia cronica del cervello e non solo un problema sociale, morale, risultato di scelte sbagliate. Sostanze sempre più potenti, dagli effetti poco conosciuti, invadono il mercato delle droghe, affiancando quelle tradizionali e minacciando la salute mentale e fisica di chi le consuma. Sono sostanze dall’apparenza innocua che si presentano sotto forma di polverine colorate, liquidi per sigarette elettroniche, dolci, lecca-lecca.

A livello neurobiologico il meccanismo alla base delle dipendenze è legato a una iperproduzione di dopamina. La dopamina in condizioni normali ci fa ricordare le sensazioni piacevoli e quindi riprodurre le esperienze positive fatte. Tale meccanismo ci ha permesso di sopravvivere. Inseguire il piacere e ottenere gratificazioni è essenziale per la nostra esistenza perché favorisce l’instaurarsi di abitudini salutari. L’incapacità di provare piacere o interesse nelle attività quotidiane è un sintomo di disturbi neuropsichiatrici e si definisce anedonia (assenza di piacere) e può essere associato a diversi disturbi mentali come la depressione, disturbi dell’umore, ecc.

Alcol e droghe interferiscono con il meccanismo di comunicazione tra i neuroni che avviene attraverso delle sostanze dette neurotrasmettitori. La dopamina che in condizioni normali favorisce l’instaurarsi di abitudini salutari perché riporta alla mente le esperienze piacevoli, in caso di assunzione di alcol e droghe scatena una spirale negativa e spinge gli individui a una ricerca frenetica e compulsiva della sostanza di cui sono dipendenti. Si crea in questo modo una crisi di astinenza, una condizione psichica e fisica di sofferenza: nausea, vomito, instabilità dell’umore, disturbi del sonno, alterazione dell’appetito e, in casi più gravi, allucinazioni e delirio.

Finché il piacere è generato da stimoli fisiologici come il cibo, le relazioni amichevoli, il sesso, inseriamo i nostri comportamenti in un contesto di vita normale. Quando però è una droga a innescare il sistema della dopamina, lo stimolo è potentissimo e irrompe nel cervello coprendo il dialogo tra i neuroni. In tale contesto le esperienze che prima davano piacere non suscitano più interesse e la sensazione di godimento viene ricercata solo con la droga.

Un percorso di disintossicazione comporta l’attraversamento di un lungo periodo di sofferenza prima che si ristabilisca un certo equilibrio fisiologico. La durata e l’intensità di questo processo di disintossicazione varia secondo il tipo di sostanza; e comunque un corretto percorso di recupero porta generalmente a risolvere la dipendenza fisica; più difficile da superare è la dipendenza psicologica, spesso causa di ricadute.

Purtroppo, alla dipendenza da sostanze come droghe, alcol, fumo si affiancano anche le dipendenze comportamentali come gioco d’azzardo, internet, cibo, sesso, shopping, lavoro, social media: si attiva lo stesso meccanismo neurologico scatenato dalle droghe e dall’alcol.

Certamente in genere per ognuno di noi ci possono essere livelli di legame a una determinata attività ma non certo patologica; perché si possa cominciare a parlare di dipendenza, l’attività in causa deve essere dominante su tutto il resto e il soggetto deve aumentare sempre più l’intensità e la durata per averne gratificazione e piacere, mentre astenersi da quel comportamento genera ansia e stress. L’individuo dipendente tende a perdere la capacità di controllo sull’abitudine.

La solitudine e l’isolamento prolungato sono un grosso fattore di rischio per lo sviluppo delle dipendenze e nello stesso tempo ne è spesso l’inevitabile conseguenza.

Il gioco d’azzardo è tra le problematiche più diffuse e studiate e si definisce ludopatia. Nel 2019 in Italia si stimavano un milione e mezzo di ludopatici.

Meno studiata e non facilmente valutabile la dipendenza da internet e dai social. In questo ultimo settore la ricerca scientifica è ancora in corso e i risultati sono spesso contraddittori. Accanto agli studi che ne segnalano gli effetti negativi esiste anche un’ampia letteratura che ne sottolinea gli aspetti di segno opposto: per esempio possono contribuire al benessere perché consentono di mantenere legami, che a causa di impegni o distanza fisica, non sarebbe possibile coltivare di persona.

Abbandonare l’uso di sostanze o un comportamento compulsivo richiede molta fatica. Si tratta di un percorso soggettivo da intraprendere con un esperto che richiede grande forza di volontà, ma bisogna essere convinti che esistono metodi efficaci per spezzarne il circolo vizioso.