GIULIETTA BASCIONI BRATTINI
La crisi climatica incide già oggi sulla sicurezza dei territori, sulle risorse e sulla qualità della vita. Ondate di calore, siccità, alluvioni e dissesto idrogeologico interrogano non solo politica ed economia, ma anche la responsabilità delle comunità. Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico, presidente della Società Meteorologica Italiana e direttore della rivista Nimbus, è autore del recente “Breve storia del clima in Italia” (Einaudi) e da oltre trent’anni diffonde la cultura scientifica del clima e della sostenibilità.Con lui abbiamo approfondito le sfide che attendono l’Italia, le azioni per rendere i territori più resilienti e il contributo che cittadini, istituzioni e organizzazioni di servizio possono offrire. Una riflessione che riguarda direttamente anche il mondo Lion: servire significa intervenire, ma anche prevenire, promuovendo conoscenza, consapevolezza e partecipazione. A partire dalle nuove generazioni, alle quali l’educazione ambientale deve offrire non timori o rassegnazione, ma strumenti per comprendere i cambiamenti e costruire soluzioni concrete.
Il cambiamento climatico produce ormai effetti evidenti anche sul territorio nazionale. Quali sono, a suo avviso, le vulnerabilità più urgenti che l’Italia deve affrontare?
«L’Italia è collocata in una zona particolarmente esposta al riscaldamento globale, detta “hot-spot” climatico del Mediterraneo: qui la temperatura è aumentata di circa 2,5 °C nell’ultimo secolo, quasi il doppio della media globale (1,4 °C). Il Mediterraneo è un mare piccolo, che si scalda in fretta sotto l’influsso sempre più pressante degli anticicloni roventi in espansione dal vicino Sahara. Abbiamo pressoché tutti i rischi climatici: fusione dei ghiacciai sulle Alpi, siccità e incendi boschivi, ondate di calore urbane, mareggiate e aumento del livello marino, dissesto idrogeologico con alluvioni, nubifragi, tempeste, trombe d’aria e grandinate più frequenti e intense. Non ci facciamo mancare nulla!».
La sensibilità verso i temi ambientali è cresciuta notevolmente, ma spesso la consapevolezza non si traduce in comportamenti o progetti concreti. Quali azioni possono mettere in campo cittadini, amministrazioni e associazioni per ottenere risultati reali e misurabili?
«Ogni nostra azione emette Co2, consumando energia fossile, utilizzando servizi o materiali. Ogni italiano emette in media 6.500 kg di Co2 equivalente in un anno. Basta partire da questo numero e iniziare a ridurlo attraverso i comportamenti (efficienza e riduzione sprechi, diminuzione del consumo di carne e latticini e degli oggetti usa e getta) e le nuove tecnologie (energie rinnovabili, mobilità elettrica, smart working). Non è ideologia, ma aderenza ai trattati internazionali che abbiamo firmato tutti, come l’Accordo di Parigi delle Nazioni Unite».
I Lion operano attraverso una rete capillare di club radicati nelle comunità e impegnati nella promozione del bene comune. Se dovesse individuare tre ambiti ambientali nei quali un club di servizio può generare un impatto significativo, quali sceglierebbe?
«Lotta alla cementificazione, riqualificazione energetica degli edifici (sostituzione infissi, cappotti termici), installazione energie rinnovabili, soprattutto impianti solari, anche attraverso la promozione di comunità energetiche».
Tra i giovani cresce l’attenzione verso la crisi climatica, ma anche il rischio che la preoccupazione si trasformi in ecoansia. Come si può affrontare il tema nelle scuole e nei percorsi educativi con rigore scientifico, favorendo al tempo stesso fiducia, senso di responsabilità e capacità di agire?
«L’ansia e una moderata paura sono sentimenti positivi, che inducono all’azione per evitare un rischio e proteggerci dai guai. Bisogna evitare il panico e la depressione che inducono invece al blocco delle scelte. Il modo migliore per comunicare la gravità della situazione senza cadere nella frustrazione consiste nello spiegare i fatti scientifici così come stanno nella loro complessità globale ma poi offrire una via all’azione pratica attuabile nella propria vita quotidiana. Agire concretamente, dall’installare un pannello solare al fare la raccolta differenziata dei rifiuti, stempera l’ecoansia e offre una direzione di marcia replicabile da tutti».
Al di là delle grandi decisioni pubbliche, quali comportamenti individuali e familiari possono contribuire maggiormente alla riduzione dei consumi e dell’impronta ambientale?
«Tutto ciò che facciamo, come ci muoviamo, come ci riscaldiamo o raffreschiamo nelle nostre case, cosa mangiamo, come ci vestiamo, influisce sul nostro bilancio di carbonio e di materie prime consumate. Esistono calcolatori su internet per dare un valore in termini di kg di Co2 alle nostre azioni e poi cercare di modificarle misurandone i progressi».
Esistono azioni molto diffuse che tendono a essere sopravvalutate rispetto ai benefici effettivi che producono?
«È il greenwashing! Per esempio, sentiamo spesso dire che basti piantare un alberello per catturare la Co2. Vero, un po’ di Co2 la fotosintesi la cattura, ma al massimo una decina di kg all’anno se in buona salute. Ma se poi vado a fare una vacanza esotica in aereo, emetto un paio di tonnellate di Co2, altro che alberello! Occorre coerenza basata sui numeri, non solo sui desideri…».
Se potesse affidare ai Lion una sola sfida ambientale da realizzare nell’arco dei prossimi dodici mesi, quale obiettivo indicherebbe?
«Promuovere una comunità energetica rinnovabile tra i propri soci».
Quali indicatori consentirebbero di misurare in modo oggettivo il risultato raggiunto?
«Tutti i progressi in campo climatico ed ecologico sono misurabili rispetto a un prima e un dopo la cura: kg di Co2 risparmiati, kg di rifiuti riciclati, kWh di elettricità rinnovabile prodotti, ettari di suolo non cementificati… Quando “si danno i numeri” non c’è spazio per le opinioni e gli annunci ad effetto. Molte aziende lo fanno già tramite i bilanci di sostenibilità. E poi non ci sono solo i vantaggi ambientali, ma pure quelli economici e sociali che si affiancano: essere più autosufficienti nella produzione di energia permette di risparmiare sulla bolletta, risparmiare materie prime e utilizzare processi più efficienti abbassa i costi e aumenta la reputazione della propria attività, lavorare in un ambiente più pulito migliora la qualità della vita e la salute! La sostenibilità non è vero che costa troppo: è una sorta di grande investimento sul futuro dei figli e dei nipoti, che tornerà indietro con gli interessi. Mentre i costi dei futuri eventi estremi, senza azioni attuali di mitigazione e adattamento, distruggeranno inesorabilmente l’economia e il benessere dei nostri territori».
Ci dia tre verbi per sintetizzare il senso di questo dialogo e la direzione che siamo chiamati a seguire.
«Capire. Prevenire. Agire.
Capire, per conoscere con rigore scientifico i cambiamenti in corso. Prevenire, per rendere i territori più sicuri, resilienti e preparati alle sfide future. Agire, per trasformare la consapevolezza in responsabilità e la responsabilità in servizio. Perché la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente. Riguarda la qualità della vita delle persone, la tutela delle comunità e il futuro che lasceremo alle nuove generazioni».