Giovani tra impresa e iniziativa

Giovani tra impresa e iniziativa


VIRGINIA VIOLA

Classe 2005, Lorenzo Novelli conquista con il suo entusiasmo e il suo dinamismo. È stato rappresentante di istituto dell’“Umberto Eco” di Alessandria, è membro della consulta giovanile presso il Comune di Alessandria, e presidente del Leo club Alessandria. Il calcio è il suo sport preferito: è arbitro di calcio Fgc, allenatore di portieri per bambini; ha al suo attivo anche un’esperienza nella Bournemouth F.C., squadra di calcio di livello professionistico inglese. Un curriculum vitae di tutto rispetto, considerata l’età, e un futuro da costruire con idee molto chiare.

Sei giovanissimo, che cosa fai di bello nella vita?

«Ho 21 anni e la mia giornata si divide tra studio e lavoro. Frequento un corso di laurea digitale in Economia, una scelta consapevole che mi permette di essere operativo nell’azienda di famiglia. Gestiamo due Rsa e una società immobiliare che, negli ultimi tempi, necessitava di una nuova strategia di valorizzazione. Proprio per questo, oggi sono impegnato in una sfida stimolante: stiamo riqualificando uno dei nostri immobili per lanciare un’attività di onoranze funebri. Per me è un’occasione unica per mettermi alla prova a 360 gradi e seguire la nascita di un’impresa dalle sue fondamenta».

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

«Ciò che amo di più è l’impatto reale che il mio lavoro ha sulle persone. Se nelle Rsa la priorità è la tutela della dignità e della fragilità degli anziani, nel nuovo progetto metto in gioco la capacità di visione: ridare vita a un luogo sfitto per creare una realtà che risponda a un bisogno concreto del territorio. È un percorso di apprendimento continuo che richiede dinamismo e una costante voglia di mettersi in discussione».

Pensi di continuare gli studi e quanto ritieni che la formazione sia importante per il futuro?

«Certamente. Vedo lo studio e il lavoro come due facce della stessa medaglia: l’università mi dà la bussola, il lavoro è il campo in cui imparo a orientarmi. Ritengo che investire su sé stessi sia vitale: le tecnologie e i mercati cambiano velocemente, ma la capacità di analisi e le competenze acquisite restano».

Come hai conosciuto i Leo? Raccontaci la tua esperienza.

«Ho conosciuto i Leo grazie a una compagna di scuola al liceo e sono rimasto subito colpito dalla loro energia propositiva. Mi ha conquistato l’idea che, per cambiare le cose, non servano eroi solitari, ma un gruppo unito che condivide gli stessi valori. Per me, essere un Leo significa applicare una mentalità progettuale al sociale, con la consapevolezza che il risultato del gruppo è sempre superiore alla somma dei singoli. È nel fare squadra, nel sostenerci a vicenda, che troviamo la forza per dare un aiuto concreto e umano a chi ne ha più bisogno». 

Qual è il service che ti ha dato maggior soddisfazione?

«È, senza dubbio, quello che abbiamo organizzato ad Alessandria in occasione del Lions Day: una mattinata dedicata alla prevenzione, alla solidarietà e alle famiglie del territorio. Ciò che trovo davvero appagante è la concretezza del risultato: sapere che il nostro impegno si è tradotto in un sostegno diretto e immediato a tante famiglie in difficoltà. Come Leo, abbiamo proposto il progetto Kairos, attraverso il gioco “Let’s Play Different”, nato per insegnare ai bambini a mettersi alla prova simulando piccole sfide quotidiane legate alla disabilità».

Perché è così difficile avvicinare i giovani al mondo del volontariato?

«Spesso è un problema di tempo e di comunicazione. I giovani, oggi, sono bombardati da stimoli e hanno ritmi frenetici tra studio e precarietà lavorativa. Inoltre, il volontariato viene a volte percepito come qualcosa di noioso o distante. Noi Leo ci sforziamo di dimostrare che fare del bene è anche un modo per crescere e creare legami forti».

Se guardi al mondo intorno a te, quali problemi o sfide senti più urgenti e in che modo ti piacerebbe contribuire a migliorarle?

«Lavorando quotidianamente nelle Rsa, mi scontro con la sfida della solitudine e dell’invecchiamento, un tema sociale cruciale ma spesso ignorato. Credo sia possibile creare ponti dove l’energia di noi giovani e l’esperienza degli anziani possano incontrarsi, trasformando la fragilità in un’opportunità di arricchimento reciproco. Lavorando insieme possiamo restituire centralità e dignità a coloro che rappresentano le nostre radici».

Qual è l’idea di futuro che ti entusiasma di più, anche se ti sembra ancora lontana?

«Un futuro dove l’attività d’impresa e l’etica sociale siano indissolubili. Sogno di vedere aziende che non guardano solo al bilancio, ma all’impatto che hanno sulla felicità e sul benessere delle persone che servono. È un’idea ambiziosa, ma è quella che guida ogni mio passo».

Il tuo sogno nel cassetto.

«Riuscire a rendere l’azienda di famiglia un punto di riferimento non solo economico, ma umano, per il mio territorio. E magari, tra qualche anno, guardarmi indietro e sapere di aver onorato il lavoro di chi mi ha preceduto, aggiungendo però il mio tocco personale e innovativo. In ambito lionistico, il mio sogno è quello di crescere costantemente all’interno dell’organizzazione. Non vivo il mio impegno lionistico come una semplice esperienza associativa, ma come un percorso di formazione umana, civile e morale, che mi permette di mettermi al servizio degli altri e di contribuire concretamente al bene comune».