«Le persone con autismo hanno paura di andare ai concerti»; «Se un bambino evita lo sguardo è sicuramente autistico». Sono esempi di affermazioni diffuse che rischiano di alimentare luoghi comuni sulla neurodiversità e che i social potrebbero rendere virali. Ma non tutti i video su TikTok sull’autismo sono disinformazione. È quanto emerge da uno studio del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento, pubblicato a febbraio dalla rivista Journal of Autism and Developmental Disorders. La ricerca ha esaminato 148 video in italiano pubblicati su TikTok tra il 2020 e il 2024, estraendo 408 affermazioni sull’autismo, ciascuna classificata da tre esperti clinici come “accurata”, “sovra-generalizzata” o “inaccurata”.
A differenza di studi precedenti che valutavano i video nel loro insieme, il gruppo trentino ha adottato un approccio frase per frase. Un esempio di informazione inaccurata: «È possibile determinare se un bambino è autistico solo con il test Wisc» – strumento cognitivo, non diagnostico per l’autismo. Le frasi sui concerti e sullo sguardo rientrano invece nelle sovra-generalizzazioni: non completamente false, ma presentano una caratteristica individuale come regola universale, ignorando l’eterogeneità dello spettro.
Un esempio di informazione accurata è invece: «Gli interventi precoci possono migliorare le capacità comunicative nei bambini autistici». Numerosi studi mostrano infatti che interventi avviati nei primi anni di vita sono associati a progressi nelle abilità comunicative, sociali e adattive, pur con esiti variabili da persona a persona.
I risultati mostrano che circa il 70% delle informazioni è accurato, il 20% sovra-generalizzato e solo il 9% chiaramente errato. Un quadro più rassicurante rispetto a ricerche analoghe su contenuti in inglese, dove le informazioni errate raggiungevano il 41%.
«Un video può contenere molte affermazioni corrette e una sola imprecisa», spiega Alessandro Carollo, primo autore. «Analizzando frase per frase, il quadro generale è più accurato di quanto si pensi».
Lo studio ha testato anche due intelligenze artificiali: ChatGpt 4.0 mini ha mostrato un livello di accordo con gli esperti simile a quello tra professionisti; Gemini 1.5 Flash ha teso invece a considerare accurate affermazioni giudicate imprecise dagli esperti. «L’IA può supportare, ma non sostituire l’esperienza clinica», avverte Gianluca Esposito, direttore del Dipartimento. «Questi sistemi possono aiutare a segnalare contenuti problematici, ma vanno usati con cautela, soprattutto in ambito sanitario».
Secondo gli autori, il lavoro apre la strada a futuri sistemi di alert o indicatori di affidabilità sui social media: un supporto prezioso per genitori e utenti in cerca di informazioni. [M.C.]
Lo studio “Accuracy of Autism-Related TikTok Information in Italian: A Comparison Between Human Raters and Large Language Models” ha coinvolto anche il Center for Augmented Intelligence della Fondazione Bruno Kessler, il Drexel Autism Institute della Drexel University di Philadelphia, la University of Miami, l’UCL Institute of Education della University College London. È stato pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Autism and Developmental Disorders. È disponibile a questo link: https://link.springer.com/article/10.1007/s10803-026-07249-9