Credibilità e leadership

Credibilità e leadership

Pierluigi Benvenuti

Francesco Urraro, 52 anni, avvocato, è stato Senatore della Repubblica nella diciottesima legislatura, durata dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022. Attualmente è vice presidente del Consiglio di presidenza del Consiglio di Stato.

Senatore Urraro, cosa significa per lei essere credibili oggi?

«Ha un significato assolutamente elevato. Credibilità è la qualità di ciò che può essere creduto e accettato come vero, o di una persona degna di fiducia, sinonimo di attendibilità, plausibilità e verosimiglianza. Si riferisce alla capacità di una persona di essere considerata affidabile, basata su competenza cognitiva, valori condivisi o affinità emotive, e si differenzia dall’attendibilità, che riguarda il contenuto specifico della testimonianza».

Quanto conta, a suo avviso, la coerenza tra le azioni e i valori che propugna ai fini della credibilità di chi occupa un ruolo di leadership?

«La coerenza tra azioni e valori propugnati rileva molto, soprattutto per chi ha responsabilità di vertice, di qualsiasi genere. Soprattutto, la capacità di un’affermazione di essere ritenuta vera, una notizia di essere attendibile, o una promessa di essere mantenuta. Una persona o una fonte credibile è degna di fiducia, ha reputazione e stima. Tutto questo non è estemporaneo oppure occasionale, ma strutturale nel tempo, con continuità».

La scarsa credibilità individuale di un soggetto rischia di compromettere quella dell’istituzione che si rappresenta?

«Assolutamente sì, perché il senso della rappresentanza istituzionale è altissimo. Conta la persona che riveste il ruolo, ma la sua identità si fonde nel valore dell’istituzione rappresentata. Fondamentale è la capacità delle autorità di essere convincenti nelle decisioni assunte e negli impegni presi, affinché gli stessi vengano mantenuti e quindi le azioni future siano coerenti con gli annunci fatti precedentemente».

Come si possono arginare le narrazioni tossiche?

«Tali narrazioni vengono definite tossiche poiché, senza tener conto dei dati di realtà, propongono una rappresentazione scorretta, finalizzata a ottenere facili consensi e strumentalizzazioni. A mio avviso, etica, educazione e cultura sono strumenti decisivi per la costruzione della convivenza e per evitare distorsioni. Un ruolo imprescindibile è quello dell’educazione declinata in prospettiva interculturale, che parta dalle giovani generazioni. Un’educazione che assegna un ruolo centrale all’istituzione scolastica, ma che deve necessariamente andare oltre la scuola».