L’unico nostro limite

L’unico nostro limite

LIONISMO E ATOMISMO

  1. È mia sincera convinzione che non andremo molto lontano se non riusciremo a divenire “comunità”. È questo il vero e forse il limite della nostra associazione di servizio.
  2. Mi spiego meglio. Sul piano umano, merita tutta la nostra comprensione il presidente del Club che, nel suo anno di servizio, voglia lasciare una “nuova traccia”. È comprensibile che il presidente di zona voglia lasciare una traccia. È comprensibile che il presidente di Circoscrizione voglia lasciare una nuova traccia. È comprensibile che il Governatore voglia nel suo anno di servizio lasciare una sua traccia.
  3. Se, alfine, è comprensibile che il solo Lions, autorizzato a lasciare una traccia, d’intesa con il Board internazionale, voglia effettivamente lasciare una traccia, si verifica il paradosso che per la mancata internazionalizzazione della vita dei Club il Presidente Internazionale trovi l’associazione già zeppa di tracce. È sempre attuale l’appello del nostro Direttore che sognava “Un’opera nazionale tangibile per il nostro Paese Italia”! Si comprende, allora, come e perché l’unica traccia universale che riusciamo a lasciare concerne la raccolta mondiale di fondi. Ma “raccogliere fondi” è importante , però non è “fare comunità”.
  4. Il nostro Fondatore nel 1926 scrisse: “La solidarietà è importante, ma non è decisiva per il futuro della nostra associazione: decisivo è diventare “cittadini consapevoli”. Noi tutti sentimmo quella voce, noi tutti corremmo all’appello. Ma quella voce continua a parlarci. Cittadini-Lions consapevoli dei doveri verso la propria terra, verso la Nazione, verso l’Europa, verso il Mondo, in una nuova dimensione di buona cittadinanza umanitaria.
  5. E, allora, se il nostro orgoglioso passato ci ha indicato come si fa il “servizio umanitario”, non ci ha indicato come si fa “il servizio comunitario”, che oggi la Mission ci chiede nei confronti del Comune, della Nazione, dell’Unione europea, del mondo intero. Occorre studiare e progettare le procedure, i raccordi, le modalità dell’autonoma iniziativa dei cittadini associati per lo svolgimento dei nostri service, a favore di Comunità sempre più grandi (“Big Society”, secondo l’immagine di Cameron, 14 febbraio 2011), perché i nostri servizi sociali appaiano formalmente nell’attivo dei bilanci pubblici delle istituzioni.
  6. La frontiera, alla base dei nostri Club, è fare che il Comune diventi un aggettivo (Beni comuni, Azione comune, Servizi comuni ecc. ecc.) e non solo, come oggi, un aggettivo sostantivato, creato da noi giuristi, che abbiamo inventato la persona giuridica pubblica, entificando la comunità. In questo sogno vi è un altro sogno più grande e più bello. Che i nostri figli o i nostri nipoti possano un giorno aprire il vocabolario della lingua italiana e scoprire che in esso vi è la voce Lions, divenuto con il servizio della nostra generazione nome comune e non più solo nome proprio, perché Lions in quel vocabolario significa “cittadino attivo” e lionismo “Buona Cittadinanza”, come nello Statuto dei nostri Padri Fondatori.
    Ermanno Bocchini
    Direttore Internazionale 2007-2009