WHAT A WONDERFUL WORLD  / La lunga storia dell’Ornamento tra arte e natura

WHAT A WONDERFUL WORLD / La lunga storia dell’Ornamento tra arte e natura

La mostra intende indagare le origini e gli sviluppi del multiforme matrimonio tra vita quotidiana, arte e decorazione per poi affrontare in modo dettagliato le esperienze di tanta arte del Novecento e del nuovo millennio in cui i temi dell’ornamento sono stati di nuovo rimessi in gioco.
Un avvincente e inedito viaggio attraverso i secoli, per comprendere quanto la decorazione e l’ornamento raccontino di noi e del mondo. L’impulso decorativo nasce con le prime tracce espressive dell’umanità, caratterizzando i fatti estetici, oggi come in passato, senza distinguerne gli elementi strutturali da quelli accessori. Siamo talmente avvolti – per così dire – dagli ornamenti, da non esserne consapevoli. Si tratta, dunque, di conoscere e ri-conoscere il lessico (solo apparentemente) minore che ci circonda negli oggetti d’uso quotidiano, nelle opere d’arte, nella moda, nell’architettura.

“Ci viene spontaneo pensare” – sostiene Claudio Franzoni, uno dei curatori – “che l’ornamento sia qualcosa di superfluo, se non addirittura di inutile; eppure, nel nostro rapporto con gli altri e con la realtà che ci circonda – magari in modo distratto e inconsapevole – facciamo di continuo i conti con l’ornamento: il nostro corpo prima di tutto, poi gli oggetti che usiamo o che, semplicemente, osserviamo. In questo senso, l’ornamento è una strada nella nostra quotidiana ricerca della bellezza”.
“Nel corso dei secoli – afferma l’altro curatore Pierluca Nardoni – l’arte occidentale ha considerato l’ornamentalità un carattere marginale. Eppure culture figurative raffinate come quella islamica o quella giapponese hanno trovato nel decorativo la loro espressione più efficace e le Avanguardie europee del Novecento si sono spesso rivolte alla decoratività di civiltà lontane nel tempo e nello spazio per rinnovare il proprio linguaggio. Negli ultimi anni questi sguardi “altri” tornano più che mai attuali per dar vita a un’arte davvero globale che non ha più paura dell’ornamento”.
La mostra è stata concepita in due sezioni: la prima s’inoltra nel mondo naturale per analizzare come piante e animali si ornino modificando il loro aspetto esteriore e per indagare le ragioni di queste provvisorie o permanenti alterazioni della propria forma esterna. Qui sono presentati oggetti provenienti da collezioni di zoologia e antropologia, insieme a coloratissimi disegni e stampe di Jacopo Ligozzi e di Ernst Haeckel. Anche l’uomo, come la natura, in ogni epoca ha apportato modificazioni al proprio corpo; certe pratiche ormai divenute comuni, come il tatuaggio, non sono altro se non il riemergere di usanze antichissime. Ornamento come “ponte” tra natura e cultura, dunque, capace di illuminare le continuità tra l’umano, gli esseri e le forme naturali.


La seconda sezione, invece, si concentra sulla pratica, da sempre usata dall’uomo, di adornare il proprio corpo, attraverso gli indumenti e gli accessori, come orecchini, collane, monili vari, nei quali il ruolo “ornamentale” è almeno pari a quello funzionale: dai ritratti di epoca rinascimentale del Moretto e di Francesco Beccaruzzi, ai costumi “tribali” nelle fotografie di Malcolm Kirk.
Un altro itinerario offerto dalla mostra è interamente dedicato a un’esperienza locale sbocciata nella prima metà del Novecento, quella dell’Ars Canusina, inventata e condotta dalla psichiatra reggiana Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) all’interno del manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia, che mirava a utilizzare l’arte nel processo di lavoro manuale, quale strumento educativo e terapeutico. L’Ars Canusina fonda la sua grammatica formale su intrecci e nodi mutuati dal mondo vegetale, i cui stilemi sono rintracciabili dall’Irlanda alla Calabria, poi diffusi in età romanica in tutta Europa.

WHAT A WONDERFUL WORLD
Reggio Emilia, Palazzo Magnani e Chiostri di San Pietro
Via Emilia San Pietro, 44/c
Fino all’8 marzo 2020

Orario
martedì – venerdì > 10 – 13 / 15 – 19
sabato, domenica e festivi > 10 – 19
La biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra.

Segreteria e prenotazioni > 0522 44 44 46 > info@palazzomagnani.it
Dal lunedì al venerdì > ore 10 – 13 e 15 – 18
Chiuso il 23, 24, 25 e 31 dicembre 2019
Aperture straordinarie > 26 dicembre 2019, 10.00-19.00 – 1 gennaio 2020, 15.00-19.00 – 6 gennaio 2020, 10.00-19.00.

L’esposizione – promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani, in collaborazione con Comune di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – ripercorrerà alcune delle numerose declinazioni in cui si esplica l’azione ornamentale attraverso oltre 200 opere, provenienti da importanti collezioni private e da istituzioni museali nazionali e internazionali, tra le quali il Victoria&Albert Museum di Londra, il Museo Ermitage di San Pietroburgo, il Musée du quai Branly di Parigi, Le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

Artisti in mostra
Carla Accardi, Josef e Anni Albers, Arman, Giacomo Balla, Francesco Beccaruzzi, Davide Benati, Bruno Benuzzi, Mary Beyt, Alberto Biasi, Alighiero Boetti, Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, Enrica Borghi, Corrado Cagli, Maggie Cardelús, Leonardo da Vinci, Nicola De Maria, Sonia Delaunay, Wim Delvoye, Pietro Dorazio, Albrecht Dürer, Maurits Cornelis Escher, Giovanni Antonio Fasolo, Mariano Fortuny, Pinot Gallizio, Jackie Gilles, Peter Halley, Keith Haring, Malcolm Kirk, Robert Kushner, Sol LeWitt, Jacopo Ligozzi, Andrea Mastrovito, Henri Matisse, William Morris, Koloman Moser, Alphonse Mucha, Shirin Neshat, Marcello Nizzoli, Bernard Palissy, Claudio Parmiggiani, Pablo Picasso, Giovan Battista Piranesi, Paola Pivi, Casey Reas, Alfred Roller, Gino Severini, John Simon Jr, Saul Steinberg, Philip Taaffe, Cesare Tacchi, H. Van de Velde, Meyer Vaisman, Victor Vasarely, C. F. A. Voysey, Andy Warhol.

Nelle immagini:
Andy Warhol Flowers, 1970 serigrafia, 91×91 cm Milano, Collezione Consolandi © Roberto Marossi
Keith Haring Untitled (Egypt), 1982 acrilico su carta, 100×130 cm Milano, Collezione Consolandi © Roberto Marossi
Henri Matisse, VIII Icaro dalla serie Jazz 1947 Paris, Tériade, pp. 156 non rilegate, 42,5 x 35,5 x 3,8 cm, Tavole illustrate Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale © su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo/Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze