RAFFAELLO 1520-1483   alle Scuderie del Quirinale

RAFFAELLO 1520-1483 alle Scuderie del Quirinale

Raffaello: 1520-2020, due date relative alla morte e al 500esimo anniversario, celebrato magistralmente quest’anno alle Scuderie del Quirinale con una mostra eccezionale di ben 204 opere, provenienti dai più importanti Musei del mondo.
Un percorso a ritroso, dunque, in cui le due date sono accomunate, tuttavia, da un destino avverso: una “febbre misteriosa” che portò in pochi giorni alla tragica scomparsa, a soli 37 anni, del divino Raffaello – bravo, bello, ricco, famoso, grande amatore per sua stessa ammissione e ben riamato dalle donne – e il “covid19”, altra oscura malattia che a due giorni dall’inaugurazione, ha bloccato, come per sortilegio, l’esposizione “RAFFAELLO 1520-1483”.
Dire che sono contenta perché io l’ho visitata il giorno dell’apertura non è soddisfacente pensando a tutti quei capolavori solitari e silenti senza persone che, nel numero di 70 mila già a febbraio, avevano prenotato per visitarla, recependo l’irripetibilità dell’evento soprattutto per i delicati motivi conservativi e di prestiti.
La riunione di dipinti, cartoni, disegni, arazzi, progetti architettonici, sculture e manufatti antichi, sculture rinascimentali, codici, documenti, preziosi capolavori di arte applicata, era ed è un’ occasione più unica che rara perché sintetizzano, in un sol luogo, il valore assoluto dell’arte di Raffaello il quale certamente ha fissato il criterio artistico occidentale della pittura rinascimentale.
Così è per ”Autoritratto da giovane” fino alle opere della maturità, coi Ritratti di due Papi, suoi mecenati, per esempio, o con la “La Velata” e la “Fornarina”, magistrali sguardi delle sue donne, qui esposte l’una accanto all’altra.
Ma i tanti capolavori si susseguono, grazie ai prestiti nazionali e internazionali: da Napoli, Fondazione Brescia Musei con L’Angelo, Strasburgo, il Prado di Madrid, Met di New York, e, tra altri, i Musei Vaticani e di Oxford, il British Museum e la National Gallery da Londra col “Ritratto di Giulio II”, la Madonna Alba dalla National Gallery di Washington, la Madonna della Rosa dal Prado o la Madonna Tempi dalla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera; l’“Autoritratto con amico” e “Ritratto di Baldassare Castiglione”, dal Louvre, Santa Cecilia, da Bologna, la Madonna del Granduca, dalla Galleria Palatina di Firenze e il famoso Ritratto di “Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi”, dagli Uffizi. Per quest’ultimo, inoltre, una menzione speciale è d’obbligo per aver prestato 50 opere di Raffaello possedendone in assoluto il più gran numero di dipinti e disegni dell’Urbinate, restaurati per l’occasione dal magistrale “Opificio delle pietre dure” fiorentino, istituito già nel 1588.


Del resto, Raffaello lavorò a Firenze dal 1504 al 1508: aveva 21 anni e ammirava Leonardo e Michelangelo, già allora due giganti.
Ma la svolta per lui arrivò nel 1508 quando, su raccomandazione di Bramante, suo conterraneo, Papa Giulio II lo chiamò a Roma assegnandogli vari incarichi tra cui gli affreschi in Vaticano, scalzando il grande Lorenzo Lotto che vi aveva già affrescato opere che furono distrutte per far posto alle Stanze cosiddette di Raffaello il quale qui creò i principali capolavori: Stanza della Segnatura, di Eliodoro, Incendio di Borgo, Costantino e la celeberrima Scuola di Atene: un inno alla conoscenza: la filosofia, Platone ha il volto di Leonardo, la scienza con Eraclito col volto di Michelangelo ed Euclide, col volto di Bramante, nonché se stesso, unendo così la grandezza del passato con i grandi del presente.
Creò di fatto una nuova classicità che concentra l’armonia tra figure, spazio e architettura nel segno dell’equilibrio e della serenità ricorrendo agli effetti di luce ed ombra nello sfumato, di chiara influenza Leonardesca.
Insomma, dal 1509 al 1520, l’Urbinate perfezionò la naturalezza e la proporzione della pittura tanto da formare la triade di maggiori artisti del Rinascimento, al pari di Michelangelo e di Leonardo sebbene i suoi ritratti e le Madonne serafiche non abbiano l’ambiguità di Leonardo né il tormento di Michelangelo.


E comunque Raffaello non è stato artista facile, come talora è stato considerato; in verità, aveva una personalità complessa tanto che le sue competenze lo fecero nominare dal Papa Leone X nel 1514: primo Architetto Supervisore dell’imponente fabbrica di San Pietro e poi Prefetto alle antichità.
Ed è proprio a lui che Raffaello, insieme all’amico Baldassarre Castiglione, scrisse nel 1519 la “Lettera a Leone X”, conservata presso l’Archivio di Stato di Mantova, in cui espose la sua nuova visione, ante litteram, per la “tutela e conservazione dei beni culturali” evidenziando il degrado dei capolavori di Roma antica, sia per l’incuria sia per la loro depredazione, “a mo’ di cave di materiali”, per un improprio riutilizzo, autorizzato proprio dai precedenti pontefici.
Raffaello lavorò, inoltre, per committenze private come nel progetto di Villa Madama e dell’elegante Villa Farnesina, allora suburbana in Trastevere, curandone l’architettura e le decorazioni, come la bella Loggia di Psiche, per incarico di Agostino Chigi, il più ricco e potente banchiere dell’epoca, per il quale ideò anche la tomba in Santa Maria del Popolo.
Un artista, in conclusione, a tutto tondo che ci ha lasciato indiscutibili ed eterni capolavori e che per la sua fama universale è sepolto al Pantheon.
La mostra, curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro con un catalogo Skira, si è avvalsa della collaborazione della Galleria Borghese, del Parco Archeologico del Colosseo, dei Musei Vaticani e delle Gallerie degli Uffizi.
Ora che si sa per certo che i prestiti dei vari musei sono prorogati ed è stata fissata la riapertura della mostra, non si può che essere soddisfatti per i tanti visitatori che finalmente potranno rianimare le sale delle Scuderie ed ammirare empaticamente capolavori dell’umanità. Buona visita!
Anna Maria Di Paolo

RAFFAELLO 1520-1483
Roma, Scuderie del Quirinale, dal 2 giugno al 30 agosto, orari: tutti i giorni dalle 9,00 alle 22,00.

Nelle immagini
L’Angelo, Fondazione Brescia Musei.
Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi.
La scuola di Atene, Stanza della Segnatura.