Politica ed emergenza climatica

Politica ed emergenza climatica

I decisori politici non riuscendo ancora a cogliere l’effettiva gravità dell’emergenza ambientale, presentata in modo preoccupante dal mondo scientifico internazionale, perdono occasioni per fare della sostenibilità una straordinaria opportunità per rivedere in modo radicale l’attuale modello di produzione e di sviluppo, insostenibile a livello ambientale, e per orientare in modo diverso i consumi e gli stili di vita. Fermare oggi il riscaldamento globale significa evitare che in un prossimo futuro si presentino pandemie anche peggiori del coronavirus. Di Vincenzo G.G. Mennella

È ormai accertato a livello scientifico che siamo nel mezzo di una vera emergenza climatica e che se non si prendono provvedimenti immediati per rallentare gli effetti del riscaldamento globale saranno inevitabili immense sofferenze per l’intera umanità. Nonostante la portata storica dell’Accordo di Parigi siglato nel 2015, la strada per la sua attuazione procede con lentezza e fatica per le resistenze degli Stati ad assumere decisioni coraggiose e capaci di superare un modello di sviluppo ormai insostenibile sotto il profilo ambientale, sociale, economico e sanitario. Sin dagli anni 70 l’UE ha sviluppato una politica ambientale la cui efficacia dipende dalla sua attuazione a livello nazionale, regionale e locale. A maggio 2016 la Commissione ha avviato il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali e di recente il Parlamento ha sottolineato la necessità di applicare in maniera più rigorosa il diritto ambientale dell’Unione. Per quanto concerne i cambiamenti climatici l’UE ha formulato e attuato politiche e strategie in materia, assumendo un ruolo guida nei negoziati internazionali sul clima ed è impegnata a garantire l’esito positivo dell’attuazione dell’accordo di Parigi che tutti i paesi della UE hanno concordato di raggiungere entro il 2030. Il Parlamento Europeo ha dichiarato l’emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo. La Commissione europea ha presentato ai 27 Governi e all’Europarlamento la proposta di una legge sul clima, che prevede di eliminare le emissioni inquinanti di CO2 entro il 2050. La legge dovrà essere esaminata dal Consiglio e dall’Europarlamento prima di divenire legalmente vincolante. Molto critici gli ambientalisti che hanno mosso rilievi sostanziali alla proposta di legge, perché non in linea con le raccomandazioni del panel intergovernativo dell’ONU sui cambiamenti climatici e hanno chiesto azioni più immediate per combattere la crisi climatica.
In un rapporto del 2007 l’OMS aveva avvertito che le infezioni virali, batteriche o da parassiti sarebbero state una delle minacce più consistenti per il pianeta a causa dei cambiamenti climatici. Che ci sia una interconnessione tra cambiamenti climatici e diffusione delle malattie infettive è da anni confermato dai rapporti di esperti. In Italia già nel 2007, in occasione della prima conferenza sui cambiamenti climatici, il Ministro dell’ambiente aveva fatto presente quanto fosse urgente che il concetto di sostenibilità diventasse elemento trasversale a tutte le attività di governo, promuovendo tecnologie, modelli organizzativi e sistemi economici improntati alla protezione ambientale.
A distanza di 13 anni, oggi non si sta facendo abbastanza per contrastare l’emergenza climatica e non si stanno attuando misure efficaci per migliorare le prestazioni, anzi il nostro Paese perde posizioni (è al 26° posto rispetto al 23° dello scorso anno) nel Climate Change Performance Index (CCPI). Secondo l’ultimo rapporto intergovernativo sul cambiamento climatico si hanno soltanto 11 anni a disposizione per evitare la catastrofe ambientale e l’organismo scientifico dell’ONU ha invitato tutti i legislatori ed i Governi ad assumere misure senza precedenti nella storia recente.
Secondo gli scienziati dell’ONU dell’IPCC si ha tempo fino al 2030 per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi e molti parlamenti di Paesi europei hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica; il Senato italiano nella seduta del 5 giugno 2019 si è limitato ad approvare una mozione per contrastare il cambiamento climatico. In questo periodo stiamo sperimentando i difetti del modello globalizzato dello sfruttamento dell’ambiente; è una dura lezione che la natura sta dando all’uomo. L’emergenza del coronavirus dovrebbe darci l’occasione di prepararci ad affrontare quella climatica ed ambientale, perché quando questa pandemia sarà passata non saremmo comunque al sicuro in quanto le variazioni di temperatura, umidità e condizioni del suolo potrebbero spingere i virus oggi in circolazione ad attaccare la specie umana, con una aggressività e una velocità mai verificatesi nella storia, oltre che mettere in circolazione virus e batteri che vivono congelati nei ghiacci polari da migliaia di anni.