L’Europa della luce. Georges de La Tour a Milano

L’Europa della luce. Georges de La Tour a Milano

Misteriosa è la vicenda di George La Tour per le poche opere criptiche recuperate agli inizi del Novecento, come è stato per Caravaggio; di entrambi infatti si era perduto anche il nome. La presenza di La Tour, pertanto, è recente nella storia dell’arte, ma antica di tre secoli come esistenza.
È stata l’esposizione di Parigi “Peintres de la realité” del 1934 a recuperare il pittore lorenese, in una sorta di indagine “in itinere”. Di La Tour permangono, infatti, molti interrogativi sia per il numero delle opere – gli sono attribuite quaranta dipinti dei quali soltanto tre firmate – sia per la considerazione nel suo tempo.
Sono state le ricerche di Hermann Voss, grande esperto del Barocco, a dare un contributo fondamentale alla sua riscoperta e nel tempo si è dedotto che La Tour, pittore dei notturni, fosse anche l’autore dei dipinti diurni.
La Tour fu certamente pittore isolato nella cultura francese del XVII secolo in quanto visse prevalentemente in Lorena, ma la parentesi del viaggio a Parigi è determinante per capire la sua importanza al tempo giacché divenne “pittore del re” Luigi XIII nel 1639 per il quale dipinse “San Sebastiano agonizzante” al lume delle torce. Ma poi ritornò e visse nella sua Lorena, travagliata da guerre ed epidemie di cui fu vittima non soltanto lui stesso – morì infatti di peste come la moglie a sessanta anni – ma anche la maggior parte delle sue opere, distrutte in un incendio.

Nel 600, in Francia, inserendosi sulla linea del Realismo dei più conosciuti Simon Vouet, Poussin e Le Brun, Georges de la Tour (1593-1652) raggiunse un’essenzialità espressiva di cui rimane il principale interprete, come si vede ad esempio nel “Giovane che soffia su un tizzone”, 1640, Museo di Digione o nella “Educazione della Vergine”, 1650, della Frick Collection di N.Y.
Scarse, comunque, sono di lui le notizie biografiche per cui è difficile ricostruirne l’iter stilistico.
Di certo, a Nancy nel 1616 era arrivata l’opera di Caravaggio l’ “Annunciazione” e le opere di nordici, pittori educatisi in Roma, quali Gherardo delle notti, Ter Brugghen, Gentileschi e Saraceni che portarono la testimonianza della rivoluzionaria pittura caraveggesca “aprendo” alle novità dell’Europa. Quindi La Tour che si era formato col manierista Bellange ne fu influenzato di sicuro sia per la cura della luce sia per la composizione ad effetto dei soggetti, sebbene poi abbia rielaborato il tutto con originalità.
Ora a Palazzo Reale di Milano è in corso la prima mostra in Italia dedicata a La Tour con sue quindici opere più quelle di artisti coevi quali Gherardo delle Notti, qui con “Cena con sponsali” dagli Uffizi, e “Vanitas” dal Regno Unito -, Frans Hals, Paulus Bor, Trophime Bigot e, tra altri, Hendrick ter Brugghen che approfondiscono, sul filo conduttore della luce, la “pittura dal naturale e dalle sperimentazioni luministiche”.
L’Italia non possiede nessuna opera di La Tour e ora tra altre opere si possono ammirare quadri di santi di piccole dimensioni come gli Apostoli di Albi, realistici mendicanti e opere a “luce diurna” e prevalentemente “notturni” da cui emerge il suo realismo e formalismo nella bellezza essenziale delle forme geometriche e nella sua peculiare “stilizzazione”.
Le opere giovanili di La Tour “a luce diurna” hanno particolari naturalistici brutali e precisi con componente caravaggesca, quali “Il baro”, del Louvre, il “Suonatore di Ghironda col cane” del Museo del Monte di Pietà di Bergues, di povertà monumentale, ”“Il denaro versato”, della Pinacoteca Leopoli, Ucraina, tra le poche firmate in cui si evidenzia il rapporto tra gli uomini e il denaro, forte scena di conflitto immediato e drammatico, caratterizzata da una luce cruda, spietata, priva di calore umano e del sentimento di solidarietà verso i più umili. I “notturni”, invece, alla luce di candele, presentano, con stile essenziale dei volumi, mitezza e condivisione emotiva, uno spazio quasi sacrale e spirituale come in “Maddalena penitente” della National Gallery of Art di Washington con figure emergenti dallo spazio attraverso un’intensa luce che ne rivela i tratti nell’atmosfera rarefatta e intima o , “La rissa tra musici mendicanti” del Paul Getty Museum di Los Angeles, forte scena di conflitto immediato e drammatico.

Anche in “Giobbe deriso dalla moglie” essenziale risulta l’eleganza di lei che in piedi sovrasta la povertà di lui seduto, nudo con la ciotola di mendicante e poi “San Sebastiano curato da Irene” che ha una morbida corposità delle figure con luminosità interna, in scena notturna.
E poi “I giocatori di dadi”, Regno Unito o “La negazione di Pietro” con scene profane del gioco”, dal Museo di Nantes, che sono accomunati dalla tipica fonte di luce nascosta che rende tutta la qualità pittorica di La Tour con “aspra armonia”. Sono opere che meditano sulla vanità e sulla fragilità delle cose stilizzando le forme attraverso semplici mezzi espressivi appena rischiarati.
È come se la scena di genere invitasse al valore della riflessione morale, senza tempo.
Suggestivo l’allestimento della mostra perché pone le opere di La Tour su pareti rosso amaranto e quelle degli altri artisti coevi su sfondo grigio mentre la luce esterna le valorizza tutte, esaltandone gli effetti teatrali.
L’esposizione, a cura di Francesca Cappelletti, è nata dalla collaborazioni tra Palazzo Reale, Comune di Milano Cultura, MondoMostre Skira e numerose istituzioni internazionali e Musei italiani come la Pinacoteca Vaticana, la Galleria degli Uffizi e la Galleria d’Arte Antica-Palazzo Barberini.
Anna Maria Di Paolo

Georges de La Tour. L’Europa della luce. Palazzo Reale – Piazza Duomo 12 – Milano
Fino al 7 giugno 2020.
Orari: lunedì 14.30 – 19.30 ; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30; giovedì sabato 9.30 – 22.30