L’economia circolare salverà il pianeta

L’economia circolare salverà il pianeta

Con la transizione energetica è la base del Green New Deal. Nuovi modelli di produzione e consumi per la sopravvivenza della nostra civiltà. 2028, fine delle fonti fossili. Di Pierluigi Visci
Prima pagina del Corriere della Sera di martedì 21 ottobre: “Fiumi esondati, frane e caldo. Lo strano autunno al Nord”. Che sia colpa dell’Uomo o di Madre Natura, l’emergenza climatica è drammaticamente incontrovertibile: temperature in aumento, foreste che scompaiono, ghiacciai che si sciolgono, deserti che avanzano. Scenari apocalittici per l’umanità e la “sopravvivenza della nostra civiltà”, sentenzia lo scrittore americano Nathaniel Rich (“Perdere la Terra. Una storia recente”, Mondadori) con l’implacabile j’accuse contro i “negazionisti senza scrupoli” e le “compiacenti lobby industriali”. Saranno le stesse imprese, tuttavia, a scuotere nelle fondamenta l’economia globale tradizionale, profetizza l’economista visionario Jeremy Rifkin, pure statunitense (“Un Green New Deal. Il crollo della civiltà dei combustibili fossili entro il 2028 e l’audace piano mondiale”). Insomma, la ricetta per rilanciare l’economia mondiale e salvare la vita sulla Terra è qui, a portata di mano e dietro l’angolo: il 2028, prevede Rifkin, è l’anno della “bolla” dell’energia fossile. Anche la finanza internazionale si sta convertendo, percependo opportunità di business.
Stiamo parlando di una “rivoluzione” chiamata economia circolare che si fonda su due presupposti. Il primo, l’autorigenerazione, ossia la reintegrazione, e la rivalorizzazione dei materiali biologici e tecnici. In sostanza: bando agli sprechi, riduzione degli scarti, lotta ai consumi superflui, sviluppo della cultura del riciclo. Il secondo: transizione energetica, ossia passaggio dalle fonti di origine fossile (petrolio e carbone) alle fonti rinnovabili. Che hanno anche un vantaggio economico: eolico e solare costano molto meno, oltre ad essere un vantaggio ambientale, non producendo emissioni inquinanti nell’atmosfera, come la famigerata CO2. E poi nuova occupazione e di qualità, come volano di una colossale ristrutturazione del sistema produttivo globale, dal rinnovamento completo degli impianti alle modalità organizzative.
Di economia circolare si parla dal 1966, ma solo nel Terzo Millennio l’economia, la politica, l’ambientalismo, la cultura e l’informazione sono passati dalla teoria alla pratica. È toccato al World Economic Forum di Davos, nel 2014, porgerla all’attenzione del pubblico globale degli addetti ai lavori e dei decisori pubblici e privati. E già l’anno successivo, la Commissione Europea “sposava” le nuove teorie per il rilancio dell’economia del Vecchio Continente in chiave di sostenibilità e compatibilità ambientale. A questo stesso modello s’ispira il nostro governo. Innovazione tecnologica e valori etici e culturali al servizio del modello circolare (progettazione, produzione, consumo, “fine vita”) per “limitare l’apporto di materia ed energia in ingresso”, “minimizzare scarti e perdite”, fare prevenzione “ambientale negativa” e realizzare “nuovo valore sociale e territoriale”. Per obiettivi equi, ad alto valore sociale e territoriale, poco o nulla impattanti.
Oltre alla questione energetica, di cui si è detto, l’applicabilità di questi principi è infinita. Dalla grande questione della plastica, attraverso procedure per il riciclo, al tema degli scarti alimentari, mentre conservazione e packaging potrebbero ridurre i rifiuti e dare anche risposte sociali. Di grande importanza poi le politiche della mobilità (motori elettrici, trasporto pubblico), del riscaldamento (domestico, uffici pubblici e capannoni industriali), dell’efficientamento energetico degli immobili. Si potrebbe continuare all’infinito, ma bastano questi accenni per comprendere quali e quante sono le potenzialità economiche e occupazionali di una radicale modificazione dei modelli di vita delle persone e delle produzioni. Le resistenze saranno fortissime, con inevitabili turbolenze e crisi. Ma è una impegno al quale non ci si può sottrarre. Prepariamoci.