La crisi climatica nel Mediterraneo

La crisi climatica nel Mediterraneo

Il Bacino del Mediterraneo è un’area a rischio per gli effetti dei cambiamenti climatici e ambientali. Molti sono i problemi esistenti in un mare che costituisce un ambiente naturale con varietà biologiche uniche al mondo.
Il Mediterraneo è un mare relativamente chiuso con stretti passaggi di comunicazione con l’Oceano Atlantico e con il mar Nero, è poco profondo e le sue acque si riscaldano più rapidamente di quelle degli Oceani. Le popolazioni che abitano l’area (444 milioni nel 2017 rispetto ai 105 milioni del 1960) appartengono a tre continenti Africa, Asia ed Europa con forti diseguaglianze tra loro. Le attività umane hanno determinato un uso intensivo dei suoli, una forte urbanizzazione e un turismo concentrato in particolare lungo le coste, con un notevole tasso di inquinamento e un declino della biodiversità.
Il Mediterraneo è altresì un’area di sviluppo industriale e una delle rotte del traffico marittimo più importanti del mondo. Inoltre il bacino è esposto a notevoli rischi quali inondazioni, incendi e siccità, fenomeni che si sono aggravati a causa dell’incremento dei cambiamenti climatici (v. A preliminary assessments by the Med ECC Network 2019).
La temperatura media annuale dell’aria è oggi 1,5°C più alta che nel periodo preindustriale (1880-1899) e la tendenza di crescita è di 1,1°C. Il regime delle piogge è caratterizzato da un’alta variabilità nello spazio e nel tempo con periodi di siccità alternati a periodi di piogge intense che scaricano in poco tempo enormi quantità di acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Rischi significativi e crescenti si potranno verificare nei prossimi decenni in alcuni settori vitali per la nostra esistenza come acqua, ecosistemi, cibo, salute e sicurezza.
Con riferimento allo scenario globale più pessimistico previsto dall’IPCC nel recente rapporto sullo stato degli oceani e della criosfera l’innalzamento del livello del mare, che nelle ultime due decadi si è alzato di 3 mm per anno, dipende dallo scioglimento dei ghiacciai artici e potrebbe subire un notevole incremento rendendo migliaia di chilometri di coste più vulnerabili a burrasche e tempeste. Le riserve di acqua dolce potrebbero diminuire del 15% nei prossimi decenni ed entro il 2040 si stima che 250 milioni di persone soffriranno di scarsità d’acqua con meno di 1000 metri cubi per persona all’anno.
L’aumento della temperatura superficiale dell’acqua del mare stimata in 0,4°C per decade per il periodo 1985- 2006 subirà un incremento (le proiezioni per il 2100 sono di +1,8°C). L’aumento della temperatura delle acque può provocare la perdita delle principali specie ittiche che lo caratterizzano e lo rendono unico, anche per la carenza di ossigeno cui si aggiunge il fenomeno dell’acidificazione, effetto diretto dell’assorbimento dell’anidride carbonica da parte dell’acqua del mare. Le temperature elevate e il deterioramento della qualità dell’aria incideranno particolarmente sulla salute di anziani e bambini. Inoltre, la sicurezza alimentare potrebbe essere influenzata negativamente dalla riduzione dei raccolti e della popolazione ittica.
In conclusione la crescita delle attività umane nei paesi mediterranei dipende dalla salvaguardia e dalla valorizzazione delle sue risorse naturali, si rende pertanto indispensabile attuare un processo di sviluppo sostenibile considerando l’ambiente non un limite ma una risorsa e un incentivo. È di vitale importanza rompere il circolo di uno sviluppo economico dipendente dallo sfruttamento intensivo delle risorse ambientali adottando modelli di consumo e di produzione che facciano uso di fonti di energia rinnovabile e di tecnologie pulite.
Vincenzo G. G. Mennella

Sullo stesso argomento…
“L’ombra nera della crisi climatica”,
pubblicato su LION di febbraio, alle pagine 62-63.