In Italia ambiente calpestato dalle istituzioni

In Italia ambiente calpestato dalle istituzioni

Dal dissesto idrogeologico ai rifiuti, dall’energia alla mancata depurazione.
Le proteste sull’Ambiente della piccola Greta hanno creato una vampata di attenzioni nell’opinione pubblica mondiale, che però si è molto attenuata, perché i gruppi di potere, che inquinano per fare cassa, hanno la forza di orientare i mezzi di stampa, scritta e parlata, nonché televisioni e media sociali, anche tacitandoli.
Le stesse istituzioni – che dovrebbero avere a cuore l’interesse generale, cioè quello di curare e preservare l’ecosistema – restano inermi, con la conseguenza che non agiscono neanche in parte per contrastare un siffatto degrado, sempre più evidente.
I danni provocati dall’energia fossile, la noncuranza nel mantenere interi territori a rischio di dissesto idrogeologico, senza intervenire, tre quarti del Paese nel quale non vi è un’opportuna gestione dei rifiuti solidi urbani stanno danneggiando irrimediabilmente i luoghi dove viviamo, con la conseguenza di un netto peggioramento della qualità della vita, che non viene adeguatamente e tempestivamente frenato.
La noncuranza dei governanti, l’ignoranza dei cittadini, con le loro “doti” di inciviltà e menefreghismo, peggiorano di giorno in giorno l’Ambiente che ci circonda.
Metà del Paese, dall’Umbria in giù, non sa più dove collocare i rifiuti urbani perché una politica miope non ha provveduto a far nascere in quei territori gli impianti industriali, detti “Termocombustori”, che utilizzano gli Rsu per ottenere energia, biocarburanti, prodotti per sotto-asfalto e altre materie prime.
Il fragile territorio causa eventi straordinari ogni anno, dalle frane alle esondazioni, fino ai crolli. Lo Stato interviene sempre a posteriori e agisce in condizione di emergenza.
Però, mai nel nostro Paese, è stata adottata una politica di prevenzione che avrebbe come riflesso economico l’attivazione di molteplici condizioni benefiche ai fini dell’occupazione e della produzione di ricchezza e, con essa, dell’aumento del gettito tributario.
I depuratori sono un altro anello debole dell’Ambiente, in quanto sono quasi sempre guasti e sversano nei mari le acque reflue delle città non opportunamente trattate, con la conseguenza che i nostri meravigliosi mari, soprattutto in estate, sono in una certa misura impraticabili.
Vi è poi la triste abitudine nella maggior parte dei comuni, soprattutto quelli del Sud, di continuare a edificare il nuovo, trascurando l’immenso patrimonio di immobili che potrebbero essere ristrutturati e restaurati, anche in funzione delle norme che da qualche anno agevolano molto tale attività, però ignorata dalla maggior parte della popolazione.
L’energia prodotta nel nostro Paese ancora per circa tre quarti è di fonte fossile, il che significa che nella nostra atmosfera si diffondono rifiuti tossici difficilmente trattabili. E così vi sono intere popolazioni vicino alle raffinerie che si abituano a un fetore insopportabile e in cui il tasso di morte per tumori è quattro volte superiore alla media nazionale.
Questo è lo scenario drammatico in cui versa il nostro povero Ambiente, rispetto al quale i Governi che si sono succeduti negli ultimi decenni hanno fatto poco o nulla, rinviando di anno in anno le necessarie iniziative utili a cambiare questo pernicioso stato di cose.
Se le istituzioni, centrali e periferiche, restano inattive sono i cittadini che devono intervenire pacatamente, ma con voce alta e decisa, per far cambiare lo stato delle cose. I singoli, però, non sono in condizione di far valere quanto precede.
Ecco allora la funzione delle cosiddette “fasce intermedie” che hanno il compito di rappresentare la voce dei singoli. Ci riferiamo alla Classe dirigente di ogni tipo e segnatamente quella civile e professionale che dovrebbe farsi ascoltare con ogni mezzo di comunicazione, come giornali, radio, televisioni e media sociali.
Nella Classe dirigente hanno un particolare dovere le associazioni di servizio, come Lions e Rotary, le quali nei loro Statuti hanno gli obiettivi di migliorare lo stato dei cittadini.
Purtroppo tali associazioni di servizio si occupano di cose diverse e trascurano il fatto che così continuando la specie umana perirà, magari non oggi o domani, ma il gong suonerà.
Ecco perché è indispensabile pensarci oggi, non a parole, blaterando, ma con atti e iniziative concrete, prese coralmente da tutti.
La popolazione decresce, il consumo di suolo aumenta nonostante ogni italiano abbia a disposizione ben 355 metri quadrati di superfici costruite e seppure la popolazione italiana continui a decrescere, lo scorso anno non si è fermato il consumo del suolo nel nostro Paese, avanzando di altri 57 km2, con un ritmo di 2 metri quadrati al secondo. Sono inquietanti i numeri contenuti nell’ultimo rapporto annuale dell’Ispra (l’Istituto pubblico di ricerca sull’ambiente, che ha fotografato la situazione regione per regione. Il Veneto, con +785 ettari, è la regione che nel 2019 consuma più suolo (anche se meno del 2017 e del 2018), seguita da Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404). La Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0”. Roma, con un incremento di suolo artificiale di 108 ettari (pari a 50 campi di calcio), si conferma il comune italiano con la maggiore quantità di territorio trasformato in un anno (arrivando a 500 ettari dal 2012 ad oggi), seguito da Cagliari (+58 ettari in un anno) e Catania (+48 ettari). Va meglio a Milano, Firenze e Napoli, con un consumo inferiore all’ettaro negli ultimi 12 mesi (+125 ettari negli ultimi 7 anni a Milano, +16 a Firenze e +24 a Napoli nello stesso periodo). Torino, dopo la decrescita del 2018, nel 2019 riprende a costruire, perdendo 5 ettari di suolo naturale.
Va addirittura peggio lungo le coste, già cementificate per quasi un quarto della loro superficie, dove consumo di suolo cresce con un’intensità 2-3 volte maggiore rispetto a quello che avviene nel resto del territorio.

Carlo Alberto Tregua