Jean Dubuffet, l’arte in gioco

Jean Dubuffet, l’arte in gioco

In Italia, dopo trent’anni, una grande retrospettiva dedicata a Jean Dubuffet, uno degli artisti più originali e inventivi del ventesimo secolo. L’esposizione presenta 140 opere tra dipinti, sculture, disegni, grafiche, libri d’artista, composizioni musicali, poetiche e teatrali. Una sezione specifica ne testimonia l’attività di studioso e collezionista attraverso un nucleo di 30 opere di esponenti storici dell’art brut.
Fino al 3 marzo 2019 Palazzo Magnani di Reggio Emilia celebra Jean Dubuffet (1901-1985), uno dei maggiori pittori del Novecento, iconoclasta e inclassificabile. La mostra, dal titolo “Jean Dubuffet. L’arte in gioco. Materia e spirito 1943-1985”, ne illustra la figura di genio universale e multiforme, esplorandone i numerosi cicli creativi, le vaste ricerche, le sperimentazioni tecniche inedite e originali.

La rassegna, curata da Martina Mazzotta e da Frédéric Jaeger, presenta una selezione di 140 opere provenienti principalmente dalla Fondation Dubuffet, nonché dal Musée des Arts Décoratifs di Parigi e da altri musei e collezioni private di Francia, Svizzera, Austria e Italia. Una sezione, realizzata con il contributo di Giorgio Bedoni, presenta opere di protagonisti storici dell’art brut, provenienti dalla Collection de l’Art Brut di Losanna, da raccolte private svizzere e dal Museo Gugging di Vienna.
“Autentico homme-orchestre – affermano i curatori – Jean Dubuffet non è stato solamente uno dei maggiori pittori del XX secolo, ma anche scultore, litografo, architetto, scrittore, pensatore, musicista e collezionista. Questa mostra intende illustrarne una volta per tutte la figura di genio universale e multiforme: un uomo speciale che amava definirsi, semplicemente, uomo comune”.
L’impostazione critica della retrospettiva muove intorno a due poli opposti e contrari che seguono l’energia creatrice di Dubuffet, l’uno rappresentato dalla nozione di materia, l’altro da quella di spirito. Il percorso segue tre sezioni principali: la prima presenta i cicli intorno alla materia e va dal 1945 al 1961; la seconda raccoglie le opere realizzate tra il 1962 al 1974 appartenenti alla serie L’Hourloupe; la terza indaga il nuovo orizzonte fatto di cromatismo intenso attraverso lavori come i Théâtres de mémoire e i Non-lieux risalenti al periodo tra il 1976 e il 1984.

La rassegna include una sezione dedicata all’art brut, termine coniato dallo stesso Dubuffet per definire gli autori di una forma d’arte insolita, marginale e clandestina che egli identifica con lo spirito e l’istinto creatore autentico, all’opposto dello spirito degli artisti professionisti. A Palazzo Magnani si possono ammirare le opere di grandi nomi dell’art brut che Dubuffet amò e collezionò, divenuti oramai parte integrante della storia dell’arte “ufficiale” del XIX e XX secolo, come Aloïse, Wölfli, Wilson, Walla, Hauser, Tschirtner.
In contemporanea, dal 17 novembre 2018 al 3 marzo 2019, a Palazzo da Mosto a Reggio Emilia, si tiene la mostra La Vita Materiale. Otto stanze, otto storie, che offre interessanti connessioni con l’antologica di Dubuffet. La rassegna presenta le opere di otto artiste contemporanee, Chiara Camoni, Alice Cattaneo, Elena El Asmar, Serena Fineschi, Ludovica Gioscia, Loredana Longo, Claudia Losi, Sabrina Mezzaqui, accomunate – seppure con sperimentazioni formalmente molto diverse – dall’impiego di materiali spesso umili e tradizionalmente associati all’artigianato.

Palazzo Magnani, Corso Garibaldi 29, Reggio Emilia
Fino al 3 marzo 2019
Info > tel. 0522 444 446 info@palazzomagnani.it

Immagini
Jean Dubuffet, Mouchon berloque, giugno 1963, © 2018 Adagp, Paris/Siae, Roma. Diritti foto:© Archives Fondation Dubuffet
Jean Dubuffet, Solario (portrait), marzo 1967, © 2018 Adagp, Paris/Siae, Roma. Diritti foto:© Archives Fondation Dubuffet
Jean Dubuffet, Lieu de campagne aux deux promeneurs, luglio 1975, © Jean Dubuffet/2018 ADAGP, Paris / SIAE, Roma. Diritti foto: © Archives Fondation Dubuffet