Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky a Verona

Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky a Verona

Si tratta di un’esposizione che s’incentra su Parigi e le Avanguardie, con settanta opere di Giacometti e venti di importanti artisti coevi, dal post Cubismo all’Astrazione, quali Chagall, Braque, Miró, Kandinsky, Derain, Léger, gravitanti nell’area mercantile e di amicizia della Galleria dei coniugi Aimé e Marguerite Maeght, divenuta poi Fondazione dalla quale provengono queste opere che hanno reso possibile la mostra.
La rassegna nel suo itinerario cronologico si snoda nelle spaziose sale del palazzo della Gran Guardia coi disegni e i quadri della giovinezza di Alberto e poi con le sculture del periodo Surrealista, nel mito e nel sogno, da cui trasse un senso magico dello spazio.
Altre sculture sono ispirate al mondo classico o africano fino alle opere di diretta osservazione della realtà con la profonda trasformazione stilistica che lo caratterizza e che lo portò ad una maggiore consapevolezza dei materiali e delle tecniche. Le sue opere in pietra, in argilla, in bronzo, in legno infatti progredivano nelle forme primarie della creatività attorno al tema prediletto della sua ricerca: la vulnerabilità dell’uomo e la sua solitudine nell’incommensurabilità dello spazio.

Nato nel 1901 in Svizzera, Alberto visse nel clima artistico della famiglia col padre pittore post impressionista, lo zio pittore, l’artista Cuno Amiet suo padrino e Segantini, vicino di casa, i quali lo influenzarono profondamente.
Quando si trasferì nel 1922 a Parigi frequentò l’Accademia nella classe di scultura di Émile Bourdelle, allievo di Rodin, ma fu sempre attento anche ai fermenti artistici della città, dal Surrealismo al post Cubismo, non tralasciando mai l’interesse per la figura umana. La vita di Giacometti, come artista d’avanguardia, fu difficilissima e poverissima, vissuta – anche quando divenne ricco – in una stamberga studio dove tuttavia realizzò disegni, quadri e sculture su modelli del fratello Diego, della sorella Ottilia e di amici di cui coglieva la sostanza dell’anima.
Giacometti dal 1928 al 1935 aderì al Surrealismo, da cui derivò opere pervase di quel mondo onirico e di Eros e Thanatos. Insoddisfatto tuttavia di quei temi, si allontanò dal Movimento e non espose più per dieci anni, pur continuando a lavorare dal 1936 a sculture che anticipavano il suo stile maturo: soggetti isolati nello spazio alla ricerca dell’unità tra soggetto e spazio senza mai esserne soddisfatto.
Durante la seconda guerra mondiale, Giacometti lasciò Parigi, occupata dai tedeschi, e si trasferì dalla madre a Ginevra dove incontrò Annette Arm, che nel 1943 divenne sua moglie.
Tornò nel 1945 a Parigi e dal ’47, l’Artista iniziò le sue Figure fisse, immobili e frontali a segnalare il senso angoscioso della realtà, alla maniera dell’Esistenzialismo, ammirato in questo da Sartre.
Tra il 1948 e il 1956 la sua fama si affermò in tutto il mondo, da Londra, a Parigi, da Zurigo a Basilea e a New York.
Le sue sculture in movimento, sottili, corrose con l’impronta dei suoi polpastrelli nella materia, simboleggiano in conclusione il dramma esistenziale dell’uomo contemporaneo.

Ebbene, ora in mostra, gruppi di queste opere, disposti su lunghe pedane e su piedistalli di diversa altezza formano una teoria emozionante. Le opere della maturità, inoltre, quali la Grande donna in piedi, di quasi tre metri di altezza, e il celebre Uomo che cammina, e Donna di Venezia – esposta alla Biennale veneziana del 1956, figura femminile nelle sue “nove variazioni” ora qui presentate – giganteggiano pur nella vastità della sala. Vi si riscontra l’interesse di Giacometti per la figura arcaica e in particolare dell’arte etrusca che fu per lui sconvolgente quando, nel 1955 al Louvre, vide la mostra su quella civiltà. Volle così vedere a Volterra, nel Museo Etrusco, la celebre e potente scultura longilina di anonimo del 270 a.C. “Ombra della sera”; visita e influenza documentate anche dalla mostra “Giacometti et les Etrusques”, allestita nel 2012 alla Pinacotheque de Paris.
Giacometti nell’ultimo decennio di vita, cercò di raggiungere “l’assoluto” attraverso l’ossessione del processo creativo con uno stile unico e impareggiabile: forme nello spazio che colgono la solitudine dell’animo umano anche se si convinse, dopo 228 sedute in due anni di Isaku Yanaihara, filosofo giapponese a cui voleva fare il ritratto, dell’impossibilità di raffigurare l’entità tangibile.

L’ultima sua opera, prima della morte avvenuta nel 1966, è la serie di 150 litografie dei luoghi in cui aveva vissuto.
Giacometti, in sintesi, è stato un artista capace di interpretare le fragilità dell’uomo del Novecento, sgomento di fronte all’insensata crisi dell’anteguerra, della seconda guerra mondiale e degli anni della ricostruzione nella distrutta Europa, lasciandoci un segno profondo e inconfondibile di quell’epoca storica tanto drammatica.
La mostra, organizzata da Linea d’Ombra con il Comune di Verona e la Fondazione Maeght, è curata da Marco Goldin. Main sponsor il Gruppo Baccini. Da non perdere.
Anna Maria Di Paolo

Nelle immagini

Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky
Verona, Palazzo della Gran Guardia, Piazza Bra.
Fino al 5 aprile 2020, ore 10-18, chiuso lunedì.
Info > lineadombra.it

Alberto Giacometti, L’homme qui marche I, 1960
bronzo, cm 183 x 26 x 95,5
Saint-Paul-de-Vence, Fondation Marguerite et Aimé Maeght
© Claude Germain – Archives Fondation Maeght (Francia)
© Alberto Giacometti Estate / by SIAE in Italy 2019

Marc Chagall, Soleil jaune, 1958
olio su tela, cm 97 x 130
Collezione Adrien Maeght
© Galerie Maeght, Paris
© Chagall ® by SIAE 2019

Wassily Kandinsky, Noeud rouge, 1936
olio su tela, cm 89 x 116
Saint-Paul-de-Vence, Fondation Marguerite et Aimé Maeght
© Claude Germain – Archives Fondation Maeght (Francia)

Georges Braque, Atelier VI, 1950-51
olio su tela, cm 130 x 162,5
Saint-Paul-de-Vence, Fondation Marguerite et Aimé Maeght
© Claude Germain – Archives Fondation Maeght (Francia)
© Georges Braque by SIAE 2019