I giovani e l’auto connessione

I giovani e l’auto connessione

Una recente statistica indica che oltre 4 giovani su dieci somatizzano la paura di rimanere soli. Sono giovani in età evolutiva che temono l’isolamento dal mondo che li circonda, e che sono incapaci di comunicare le loro incertezze. Non sanno trovare qualcuno con cui parlare del male oscuro che li affligge. Non possono farlo in famiglia, nonostante qualche timido tentativo. Padre o madre, quando ci sono, non hanno tempo per ascoltare, preoccupati più del proprio “io”, della propria individualità. Lo stesso concetto di famiglia, composta da padre, madre e figli, sul quale si è per secoli sviluppata la società umana è in crisi. Ci sono nuove forme di stare insieme che portano a una convivenza che non può essere definita famiglia intesa come istituzione immutabile e perenne. Prevale l’individualismo, sbandierato come l’indipendenza da ogni legame e necessità per le tante urgenze che la società impone, ma vissuto egoisticamente nella realizzazione dei propri desideri.
I giovani avvertono che la mano che tendono non viene capita, si accorgono di non essere percepiti, soffrono l’esclusione e l’isolamento. Nella loro ricerca di colloquio scoprono la tecnologia in tutte le sue seducenti forme. Il web diventa il confidente, l’amico fedele, il compagno che non sono stati capaci di avere. Non possono più farne a meno e trasferiscono nella rete immagini, pensieri, sogni speranze, alla ricerca di una notorietà che consenta loro di avere più compagnia. Che poi riescano a vincere la solitudine è tutto da dimostrare. I sondaggi e le tante problematiche che ogni giorno leggiamo sui giornali confermano il disagio morale e culturale di cui soffre la gioventù d’oggi.
La severa legge della vita dimostra che il rapporto con gli altri si conquista giorno dopo giorno, un poco per volta, con sacrifici e sofferenza. Noi dovremmo insegnarlo ai nostri ragazzi, ma qualcuno prima lo dovrebbe ricordare a noi.
Franco Rasi