“Gli animali nell’arte. Dal Rinascimento a Ceruti” a Brescia

“Gli animali nell’arte. Dal Rinascimento a Ceruti” a Brescia

Gli artisti da sempre hanno interpretato il mondo animale tra il mito, l’immaginazione, l’allegoria e la realtà con riferimenti sia ai testi sacri e alla tradizione sia anche alla realtà della loto vita quotidiana con l’uomo. Ora, molteplici di questi aspetti si possono ammirare in una mostra a tema, appena inaugurata a Palazzo Martinengo di Brescia, con ottanta opere sugli animali, rappresentati nell’arte tra il Cinquecento e il Settecento.
Le opere provengono in prevalenza da collezioni private italiane ed estere e da musei e pinacoteche.
Le occasioni sono le più varie; di certo i testi biblici e la classicità greca e latina, dunque, hanno offerto spunti fantasiosi e pregevoli ai numerosi artisti che così hanno scelto l’animale non come contorno, ma spesso come centro della scena, cosicchè ne è diventato spesso protagonista come nella quotidianità domestica. Ciò è avvenuto sia all’aperto: come ne la “Scena di caccia”, dipinta ironicamente e con distacco, da un tardo Ceruti, sia, tra altri, ne “L’arca di Noè” dopo il diluvio universale di Giovanni Benedetto Castiglione, prestato dal Museo dell’Accademia Ligustica di Genova; sia all’interno delle abitazioni, soprattutto con cani e gatti, abituali compagni domestici, comprimari nella scena coi loro proprietari, come in “Venere, amore e cagnolino vestito da bambina” del pittore veneziano Pietro Liberi o “Ritratto di ragazzino con cane” del genovese Domenico Fiasella e tanti altri ancora.

La mostra, suddivisa in dieci sezioni, indaga la presenza di ben centotrentacinque tipi di animali.
Così, possenti sono le opere di: Luca Giordano con “Ratto di Europa” in cui Zeus si trasforma in toro, “Diana cacciatrice” accompagnata dal suo fedele cane di Guercino, “Ritratto di falchetto” di Giorgio Duranti, una suggestiva “Leda e il cigno” di Bachiacca, dal mito greco secondo cui Giove, trasformatosi in cigno, sedusse Leda e dalla strana unione nacquero i gemelli, i Dioscuri: Castore e Polluce. Tra altri quadri, inoltre, sono esposte sei tele di Ceruti, tra cui “Vecchio con carlino” e “Vecchio con gatto”, della collezione Melzi d’Eril di Milano, “Ritratto di nobildonna a cavallo”, e poi «Ritratto di gentiluomo con labrador» di Lorenzo Lippi. E interessanti sono le opere di Cavalier d’Arpino, Grechetto, Campi, Giorgio Longhi e Pietro Liberi.
C’è Jan Roos con “Orfeo che incanta gli animali suonando la lira”, Pietro Boel con un emozionale Fenicottero, e, poi, Giorgio Duranti, artista bresciano specializzato nella pittura a soggetto animali, con un approccio naturalistico al razionalismo scientifico del Settecento, è presente con cinque opere, tra cui il “Ritratto di poiana” di collezione privata, i “Due tarabusi” dell’Accademia Carrara di Bergamo e l’inedito “Nido di gazze ghiandaie”, scoperto di recente in una raccolta privata bresciana.
Sorprende “L’asino e la volpe”, un raro e chiaro ritratto di asino in primo piano, di Cerquozzi o “Pescato sugli scogli” di Giuseppe Recco, e “Bambino che gioca con due setter” di Niccolò Cassana. Non mancano gli animali esotici come dromedari, pappagalli, scimmie, leoni, tigri, elefanti, struzzi ed esemplari immaginari, creati dalla fantasia degli artisti.
“Zoo artistico” in 80 dipinti l’ha definito il curatore Davide Dotti, che esplora il rapporto tra l’uomo e animale, sempre rispettoso e senza violenza, animali collocati in scene serene o eteree o fantastiche che si concentrano sulla bellezza dell’ambiente naturale.
Animali reali, dunque, ma anche animali esotici e fantastici, e poi nani e pigmei in fiabe irreali che stupiscono in tante raffigurazioni anche realistiche colte nel proprio habitat naturale.
L’esposizione è organizzata dall’Associazione amici di Palazzo Martinengo, col patrocinio di Regione Lombardia, Provincia e Comune Brescia e con la partnership del WWF che ha elaborato schede sui temi della salvaguardia dell’ambiente, delle specie protette e della biodiversità. Il Dipartimento di Scienze Naturali e Zoologia dell’Università di Pisa ha inoltre fornito il supporto scientifico alla mostra studiando i 135 animali presenti nei dipinti per ricavarne informazioni sulle razze antiche e sulla loro evoluzione nel corso dei secoli.
L’arte, insomma, può aiutarci a esplorare il nostro rapporto con la natura e può aiutarci a pensare a come ci prendiamo cura degli animali e della complessa rete di ambienti: l’ecosistema che ha sempre fornito imput per raccontare storie nell’arte.
Anna Maria Di Paolo

Gli animali nell’arte. Dal Rinascimento a Ceruti. Palazzo Martinengo, via dei Musei 30, Brescia.
Fino al 9 giugno 2019.
Da mercoledì a venerdì 9 – 17,30. Sabato, domenica e festivi 10-20. Chiuso lunedì e martedì
www.animalinellarte.it

Per le scuole sono, inoltre, stati individuati dei percorsi tematici tra cui «L’albero genealogico degli animali» con l’introduzione alla tassonomia e l’indagine del mondo animale, e, tra altri, «Tra illusione e realtà» un viaggio nella pittura del ’500, ’600 e ’700, con l’obiettivo di individuare perizia tecnica e artifici prospettici artistici relativi, «Simboli e allegorie» e infine «Gli animali, testimoni e compagni della pittura del ’500, ’600 e ’700». prenotazioniscuole@gmail.com

Immagini
Giacomo Ceruti