Giovani “mestiere” difficile e meraviglioso

Giovani “mestiere” difficile e meraviglioso

“Sfiduciati” e “smarriti”, disoccupati e precari, sempre “cervelli” in fuga. Tuttavia resta l’utopia di cambiare il mondo. Oggi la bandiera è l’ambiente, la battaglia è per le libertà, come a Hong Kong. Papa Giovanni diceva: “Non parlate dei giovani, parlate ai giovani”.
I giovani? Fanno un “mestiere” troppo difficile e continuano ad essere “facilmente ingannati perché di facili speranze” (Aristotele). Indicatori e analisi concordano nel definire l’universo giovanile “sfiduciato” e “smarrito”. La condizione è più grave dopo il decennio 2007-2018 di crisi che ha prodotto arretramento economico, nuovi modelli produttivi, ribaltamento delle storiche certezze del mercato del lavoro e del welfare state. Utilizzate come ammortizzatore sociale, le famiglie sono stremate e angosciate dalla mancanza di prospettive per i loro figli, anche i migliori neodiplomati e neolaureati. Col paradosso di perdere lavoro se non sei qualificato e di non trovarlo se sei troppo qualificato. Per la prima volta nell’ultimo mezzo secolo – ha notato CulturaCattolica.it – il 40% dei giovani vive in stato di disoccupazione e precariato fino ai 35 anni. La “crisi di valori” ha travolto agenzie educative (scuola, famiglia, oratorio) e strumenti di socializzazione (la strada, il bar). La politica e le istituzioni fanno fatica a intercettare e soprattutto a proporre soluzioni adeguate alle mutate e sempre più rapide (grazie alla rivoluzione digitale) modificazioni della condizione dei giovani. Che non è più o solo una “questione giovanile”.
Difficile, allora essere giovani. Difficile quanto essere meridionali. E se poi sei giovane e meridionale, un disastro. L’ultimo Rapporto Svimez, che si occupa dello Sviluppo (industriale) del Mezzogiorno, tra 2002 e 2017 il Sud ha perso due milioni di persone, metà delle quali giovani fino a 34 anni, un quinto laureati. Tutti emigrati al Nord, come ai tempi della Fiat di Valletta, o come nei “miraggi” europei raccontati da Nino Manfredi in Pane e cioccolata. Era il 1973. Si torna a fuggire anche nel XXI secolo. Nel solo 2017 hanno fatto le valigie 132 mila meridionali, dei quali 66 mila giovani, il 33% con laurea. Le cancellazioni anagrafiche sono quasi il doppio (75 mila) degli stranieri arrivati. Magari sui barconi dalla Libia. Perdiamo laureati, importiamo manovali.
Ma a che età si è giovani? Un sondaggio Demos rivelava che gli italiani si considerano giovani fino a 50 anni e vecchi solo dopo gli 80. D’altronde, sosteneva Pablo Picasso, la “gioventù non ha età”. Per l’Istat (e per Eurostat) ci sono due fasce: 15-24 e 25-34. Quanto al lavoro, nella prima il tasso di disoccupazione italiano è 31,8% (media UE 15%), nella seconda 27% (media UE 14,8%). In Germania è 6,2%. Merito anche del sistema duale (alternanza scuola-lavoro) che da noi è appena abbozzato e accompagnato dalle solite polemiche paralizzanti.
Per l’istruzione facciamo passi da gambero. L’Ocse (Organzzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, cui aderiscono 36 paesi, non solo europei), ci informa che (Rapporto Pisa, 79 Paesi) i ragazzi italiani non capiscono quello che leggono. Il nostro indice (476 punti) è sotto la media (487). Anche nelle scienze e in matematica. Eppure, nel 2017 un quattordicenne di Civitavecchia, Massimiliano Foschi, aveva vinto per il secondo anno consecutivo i Campionati Internazionali di Matematica a Parigi. E nel 2018, a Rio de Janeiro, il professor Alessio Figalli, 34 anni, romano, è Medaglia Fields, il Nobel per la Matematica, che si assegna ogni quattro anni.
Exploit individuali del proverbiale genio italico, oppure c’è anche il “Sistema Paese”? Risposta complessa. L’ultimo caso negativo è l’assegnazione delle borse di studio europee ERC. Dal terzo posto 2017 al secondo 2018, siamo scesi al quarto dopo Germania, Francia e Olanda. Solo 23 borse attribuite a ricercatori italiani e solo 7 per progetti di ricerche che si faranno in Italia. Sette su 301 progetti finanziati. Sono scarsi gli italiani oppure c’è una forma di marginalizzazione politica dell’Italia? È il dubbio di una eccellenza italiana: Angela Bellia, ricercatrice Cnr e già Premio Marie Curie.
Tuttavia, anche la generazione dei millennials pratica l’utopia di voler cambiare il mondo. La frontiera è la radicale difesa dell’ambiente. Senza dimenticare l’impegno per le libertà pubbliche e private, come dimostrano da sei mesi le piazze di Hong Kong. Diceva Papa Giovanni XXIII: “Molti parlano dei giovani, ma non molti parlano ai giovani”
Pierluigi Visci