DAL NULLA AL SOGNO. Dada e Surrealismo alla Fondazione Ferrero di Alba

DAL NULLA AL SOGNO. Dada e Surrealismo alla Fondazione Ferrero di Alba

La suggestiva mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, appena inaugurata alla Fondazione Ferrero ad Alba, ripercorre i momenti salienti dei due movimenti sovversivi e rivoluzionari che influenzarono sia le Avanguardie Artistiche sia la filosofia di vita nel primo Novecento. L’esposizione conclude il ciclo iniziato con Morandi metafisico e con le mostre monografie di Carrà, Casorati e Balla.
La mostra parte dal Dada che vuole dell’Arte l’azzeramento estetico ed etico senza alcun progetto, il nonsense, “il nulla”, il repellente con asserzioni negative e avendo come “unica chiara matrice politica il “pacifismo” poiché si opponeva al tragico, “della Grande Guerra che, infatti, sterminò la gioventù di mezza Europa”. Del resto, che senso aveva fare arte, in tempo di guerra, quando neanche la vita aveva un senso? Lo stesso Max Ernst scrisse: “Sono morto nel 1915 e sono nato nel 1918”, alla fine della guerra.
Il Dada, sovvertendo tutti i valori, vagheggiò, quindi, di tornare all’astrazione primordiale mediante la provocazione, il gioco con “ non opere di anti arte “ come gli oggetti di uso quotidiano.
Il nichilismo, il caso e l’irrazionalità erano, pertanto, alla base del Dada, nato in Svizzera nel 1916. Quando Tzara, rumeno, arrivò a Zurigo formò il Cabaret Voltaire, con Ugo Ball, affermando che “ Dada non significa nulla ma si applica a tutto”; quindi non il Museo o l’ Accademia, ma il bar era il luogo per declamare i versi astrusi e progettare opere da pattumiera, come fece Switters che accumulò spazzatura in tutta casa.
La mostra, a cura di Marco Vallora, ha inizio con l’occhio che strizza ammiccando e si snoda un iter tematico e cronologico dei due movimenti storici, in nove sezioni con dipinti, sculture, libri, poesie e riviste che spaziano su documenti unici come le tre versioni delle Boîtes, “scatole” di Duchamp: La boîte verte, La boîte-en-valise, À l’infinitif.
Tra le opere dadaiste, inoltre, “Cadeau”, ferro da stiro chiodato, Mon Premier amour di Man Ray, Collages astratti di Schwitters, Bonhomme, Torse Nombril di Jans Harp, e tele come “Egoisme” con simboli fallici di PICABIA vogliono stupire anche nei titoli.
L’eredità di questo incendio dadaista fu il surrealismo, nato nel 1920 a Parigi, fucina delle Avanguardie. Qui Breton, influenzato dall’“Interpretazione dei sogni” di Freud, fece assumere al sogno e all’inconscio un ruolo fondamentale in arte, valorizzando anche la fantasia stupefacente del cinema. Teorico e coordinatore inflessibile del gruppo, egli teorizzò l’automatismo psichico e come secondo scudo affiancò a Freud l’egida del Partito comunista francese, imprimendo al Movimento il legame tra arte e ideologia.
Nacque così il Surrealismo composito, aperto all’immaginazione e all’inconscio, ad una realtà-oltre, onirica, tra veglia e sogno con immagini nitide e reali, ma accostate senza alcun nesso logico.
Si realizzarono collage, frottage, i rayographs di Man Ray e le immagini stranianti di Dalí, che col suo metodo della “paranoia critica” compose il grande trittico “Paesaggio con fanciulla che salta la corda”, 1936 e la Bocca-divano di Mae West, “Coppia con la testa tra le nuvole” o opere di Magritte, detto “Le saboteur tranquille”, come “La reproduction interdite”, celebre ritratto di spalle del collezionista Edward James, riflesso allo specchio – emblema della mostra.
Duecento opere che, in una specie di cordone, sviluppano una narrazione sì disomogenea, essendo le opere di collezioni private, e quindi con presenze non esaustive, ma molto coinvolgente e stimolante. Formano un percorso visionario attraverso tanti materiali: riviste storiche – firmate da Duchamp, Masson, Picasso, Ernst, come, ad esempio per rivista “Minotaure” a cui collaborano anche Bataille e, tra altri, Lacan -, volumi illustrati, spezzoni di film sperimentali di Buñuel, René Clair e, tra altri, di Richter, olii, sculture, readymade, assemblaggi, collage e disegni automatici.
Al mondo onirico del Surrealismo, inoltre, appartengono i disegni preparatori e il dipinto “Impressioni d’ Africa”, 1938 di Dalí, ispirato al libro di Raymond Rousell. Sorprendenti anche le “Chants de Maldoror”, ispirati a Lautréamont, illustrati, nell’edizione più famosa del 1934, sia da Dalí sia da Magritte che realizzò nel 1946 disegni esplicativi per il libro. In mostra, inoltre, c’è l’opera “L’enigme d’Isidore Ducasse” di Man Ray che nascose una macchina da cucire Singer sotto la coperta di un asse da stiro, omaggio a Winnaretta Singer, mecenate del movimento e tributo all’aforisma di Lautréamont: “Bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello”.
I Sogni nel senso di libertà e di introspezione, infine, si manifestano nelle opere di Tanguy o nella visionarietà di Victor Brauner come “Il disertore”, con ambigui e grotteschi personaggi, ispirati a Bosch o nella scatola di Joseph Cornell, contenente la visione di Clara Shumann, figura che rappresenta la sua passione per le figure femminili legate alla musica dell’Ottocento.
Per concludere, la vivace esposizione ci restituisce le espressioni di rinnovamento globale dell’espressione artistica mediante il rifiuto del passato e del criterio borghese a favore di un’arte e di uno stile di vita libertario, fondendo la realtà e il sogno con suggestioni surrealiste tra sogno, trasgressione erotica e inconscio.
 mostra è corredata da due “guide” eccellenti: un filmato esplicativo iniziale di circa venti minuti, molto ben articolato nelle immagini e nel commento da Vallora e il corposo catalogo, edito da Silvana Editoriale con saggi del curatore, e degli studiosi Agamben, Camelia, Barison, Bellasi, Alessandro Botta, Cecchetti e, tra altri, Magrelli che offrono una ricognizione letteraria filosofica artistica e scientifica sui complessi aspetti della storia e dell’azione del Dada e del Surrealismo. Da vedere.
Anna Maria Di Paolo

Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen
Alba (Cuneo). Fondazione Ferrero, Strada di mezzo, 44.
Fino al 25 febbraio 2019
www.fondazioneferrero.it
Ingresso libero

Immagini
Man Ray: Le témoin, 1941 (1971). Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Jannes Linders ©Man Ray Trust by SIAE 2018.
Salvador Dalí: Landscape with a Girl Skipping Rope, 1936 Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Studio Tromp © Salvador Dalí, Fundacio Gala Salvador Dalí, by SIAE 2018.
Francis Picabia: Egoism, 1947-1950. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Studio Tromp ©Francis Picabia by SIAE 2018.
Joan Miró: Monsieur et madame, 1969. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, photo Jannes Linders ©Joan Miró, Successió Miró, by SIAE 2018. Renè Magritte. “La reproduction interdite”.