CARAVAGGIO. OLTRE LA TELA

CARAVAGGIO. OLTRE LA TELA

Al Museo della Permanente di Milano, a piccoli gruppi, si attende l’ingresso ad una originale mostra immersiva in 3D su 50 opere di Caravaggio.  Si tratta di proiezioni grandi quanto le tre pareti che ci avvolgono e ci immergono totalmente nelle immagini, lasciando un attimo di respiro soltanto quando si passa da una postazione ad un’altra. In silenzio, al buio, si assiste ad uno spettacolo totale che è arte, teatro, cinema in un unicum avvincente.
Le immagini, ovviamente fedelissime, sono inserite in contesto storico sociologico che ci fa seguire l’ideazione artistica e la vita del pittore. Cuffie, effetti speciali e ben sedici video proiettori tessono un racconto scientifico, mai proposto prima.
L’esposizione è un vero e proprio corollario della grande mostra “Caravaggio nascosto” – 20 opere originali di Caravaggio a Palazzo Reale, sempre a Milano, che annoverava strabilianti  capolavori dell’artista, provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri – ed è una sorpresa gradita anche per gli scettici dell’artefatto tecnologico in arte.
L’attuale mostra completa, dunque, quella iniziale in cui le tele di Caravaggio erano accompagnate da innovativi apparati multimediali con  immagini radiografiche che consentivano di scoprire e seguire il percorso dell’artista dal pensiero iniziale fino alla realizzazione finale dell’opera, compresi i ripensamenti e cambiamenti in corso d’opera, mentre ora la vicenda caravaggesca viene spettacolarizzata piacevolmente in una narrazione puntuale e fluente.
L’esposizione, infatti, si snoda in quattro atti di 45 minuti presentando la complessità umana e artistica del Genio e del ribaldo Caravaggio,  innovativo nell’arte e assassino nella vita.
Qui si sviluppa anche il  “Caravaggio nascosto” o poco noto per via che alcune opere sono inamovibili o perdute. Così è per l’unico suo affresco sul soffitto del Gabinetto Alchemico  del Cardinal Del Monte, primo protettore di Caravaggio, amante delle arti, della filosofia, dell’astrologia e dell’astronomia.  Così, nel Casino Ludovisi, studiolo privato del potente Cardinale a Roma, Caravaggio rappresentò l’allegoria degli Elementi,  personificati in Giove – fuoco -, Nettuno – acqua -, e Plutone – terra – più la grande sfera coi segni zodiacali, metáfora dell’universo nella sua interezza. Lo  stile è simile a quello delle figure di Michelangelo Buonarroti nella Sistina, con la prospettiva ribassata, dal basso verso l’alto, fluttuanti nell’aria, in una finta architettura dipinta.

 

E full immersion è anche per i quadri della Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi e per quelli della Cappella Cerasi a Santa Maria del Popolo, per la Morte della Vergine del Louvre e per la Decollazione del Battista della Valletta o anche per altri lavori perduti come il Ritratto di Fillide Melandroni, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il passaggio rivoluzionario della tecnica di Caravaggio che utilizzò per realizzare grandi tele in minor tempo, rispetto alla procedura tradizionale, è spiegata magistralmente con la preparazione del fondo scuro totale e con la pittura successiva dei soggetti che venivano illuminati da una fonte di luce della finestra, della porta, da un lume e che quindi  divenivano essenza delle scene.
Anche questa mostra, come la precedente, si avvale della consulenza scientifica di Rossella Vodret e del Patrocinio del Ministero dei Beni e le Attività Culturali e del Turismo.  Presentata da  MondoMostreSkira è stata prodotta da NSPRD per Experience Exhibitions, un team di giovani sceneggiatori, cineasti, video artisti, scenografi, doppiatori.
La vita di Caravaggio, insomma, morto a 39 anni, malato, povero, solo e braccato ora è diventata una narrazione visiva complementare dell’esposizione che l’ha preceduta, approfondendo la poetica di alcuni dei suoi capolavori  che è non possibile esporre.
E, al contempo, questo studio ripercorre la sua travagliata esistenza dalla gioventù a Milano, flagellata dalla peste, dove apprese l’arte nella bottega di Simone Peterzano fino all’arrivo a Roma dove, edotto nella bottega del Cavalier dArpino, dipinse, oltre che fiori e frutta, anche “Riposo nella fuga in Egitto”, “La buona Ventura” e “ I Bari”.
Qui, fu acclamato dai potenti e parallelamente accettato dai vituperati popolani dei bassifondi, dove frequentò bische e taverne in cui giocare e andare a prostitute. Il ritrarre però le loro non ieratiche, ma popolari  fattezze nelle figure di Madonne, come la Madonna dei Pellegrini, la Madonna dei Palafrenieri, la Morte della Vergine, gli procurò non soltanto critiche, ma anche rifiuti, una per tutte, quella dei Carmelitani Scalzi, per la mancata idealizzazione della bellezza e dell’armonia compositiva dei soggetti sacri che così a loro apparivano provocatori e volgari.
E, inoltre, quando uccise in una rissa Ranuccio Tomassoni dovette fuggire da Roma perché gli arrivò la condanna a morte in absentia.
Si recò a Napoli dove dipinse la “Flagellazione” e le complesse “Sette Opere di Misericordia”; e poi da qui andò a Malta dove lasciò capolavori come il “Ritratto del Gran Maestro Alof de Wignacourt” e la “Decollazione”.
Il suo carattere irrefrenabile lo indusse anche a Malta ad una furibonda lite per cui, perso anche il titolo cola’ conferitogli di Cavaliere della Croce, dovette scappare in Sicilia che gli ispirò altre straordinarie tele come il “Seppellimento di Santa Lucía” e la “Resurrezione di Lazzaro”.
Di nuovo a Napoli, fu ospite di Costanza Colonna presso la quale coltivò la speranza dell’intercessione del Cardinal Borghese presso il Papa Paolo V per ottenerne la grazia. Con la tela “Martirio di Santo’Orsola “ sottobraccio, epilogo della sua travagliata esistenza artistica e umana, e di cui fare dono al Cardinale per riconoscenza, si imbarcò per tornare verso Roma, ma, navigando tutt’attorno nell’attesa del via libera, morì nella spiaggia della Feniglia, Porto Ercole, in Maremma, nel 1610.
La spettacolare esposizione, pertanto, ricostruendo L’esperienza dinamica del Caravaggio, coglie tutta la carica innovativa ed audace delle sue originali composizioni, dipinte d’emblée, sulla scia di Giorgione e di Tiziano che dipingevano abbozzando con i colori senza disegno.
La macro visione delle opere di Caravaggio offre altresì un nuovo approccio alla sua pittura mediante imponenti dettagli che rappresentarono la realtà non dei nobili, ma degli umili del Seicento, non l’ideale, ma il reale usando la luce ed esasperando le ombre per i suoi modelli popolari che meglio evidenziavano le contraddizioni del suo secolo. Ed è così che Caravaggio rivoluzionò l’Arte del Seicento.
Anna Maria Di Paolo

MILANO. Museo della Permanente
Caravaggio. Oltre la tela: La mostra immersiva
Fino al 27 gennaio 2019