Cambiamenti climatici e invasione di parassiti alieni nel nostro ambiente

Cambiamenti climatici e invasione di parassiti alieni nel nostro ambiente

Nel 1845, giunta dagli USA, si diffuse in Irlanda una malattia della patata, la peronospora, che avrebbe per sempre cambiato la storia di quel paese distruggendo un terzo del raccolto di quella stagione e l’intero raccolto del 1846, provocando un milione di morti e inducendo milioni di irlandesi ad emigrare. Da lì, in poco
tempo, si diffuse poi in tutta l’Europa, Italia compresa, con grandissimi danni. Di Naldo Anselmi

A causa di scambi commerciali sempre più intensi e veloci, quello fu l’inizio di un crescendo di arrivi in Europa di parassiti alieni, molti dei quali, poiché non coevoluti con gli ospiti e non frenati da antagonisti, provocarono gravissimi danni alle piante, pian piano attenuati dall’uso di antiparassitari e dalla produzione di selezioni resistenti.
Fortunatamente però buana parte di tali potenziali nuovi parassiti non riuscirono ad adattarsi ai nostri climi e, pertanto, non crearono danni.
Quantunque l’Unione Europea abbia predisposto intense misure di quarantena, nell’ultimo ventennio stiamo purtroppo assistendo ad un allarmante incremento di parassiti esotici dannosi alle piante a causa dei cambiamenti climatici, che ne hanno facilitato l’acclimatazione.
Questo peraltro si sta verificando per innumerevoli altri organismi e microrganismi, inclusi animali e piante infestanti o agenti di malattie dell’uomo e dei nostri animali “amici”: oggi si stima che le specie aliene insediatisi in Europa assommino ad almeno 12.000, delle quali un 10-15% molto invasive e arrecanti gravi danni ambientali, sanitari e socio-economici.
Limitandoci ai parassiti dimostratisi dannosi alle nostre piante agrarie, forestali ed ornamentali, tra le 70 specie arrivate in Italia nel recente secolo e mezzo, quelli insediatisi negli ultimi due decenni sono quasi un terzo. Il risultato è che stiamo assistendo ad un allarmante crescendo di infausti pullulare di fitoparassiti, quali, ad esempio, la Diabrotica del mais (dal 1998), la Cimice dei pinoli (1999), il Cinipide del Castagno (2002), il punteruolo rosso delle palme (2004), la Xylella dell’ olivo (2008), la Piralide del bosso (2011), la Cimice asiatica (2012) dei fruttiferi e di molte colture erbacee, fino alla nuova razza di ruggine del grano (2016) in Sicilia. Parassiti i cui danni economici ed ambientali da loro arrecati sono incommensurabili.
E di un’altra sessantina ne è fortemente temuto l’arrivo! Si tratta di parassiti che con il surriscaldamento globale e con i relativi effetti di siccità e indebolimento vegetativo delle piante, in un prossimo futuro potrebbero trovare facile insediamento. Oggi peraltro siamo piuttosto limitati nella lotta in quanto recenti normative hanno, con ragione, vietato l’uso di numerosi fitofarmaci, in quanto pericolosi per la nostra salute.
Cosa fare? Si spera che la ricerca trovi via via contenimento a tali problemi, sia prevenendoli attraverso barriere con più efficaci sistemi di monitoraggio alle dogane, sia selezionando piante resistenti ai nuovi parassiti. Si potrebbero anche ripristinare le antiche varietà di piante, meno produttive, meno belle, ma certamente più rustiche e più resistenti alle avversità o aumentare la biodiversità dei nostri boschi o del nostro verde urbano. In ogni caso, dovremmo soprattutto limitare il più possibile improvvide introduzioni di piante esotiche, che potrebbero portare seco temibili parassiti, e batterci per una fattiva riduzione dei cambiamenti climatici, ostacolando così l’acclimatazione di tali parassiti.
Anche noi Lions potremmo utilmente partecipare per limitare i suddetti problemi, sia attraverso campagne verso i giovani e la gente in genere per una rinuncia ad introdurre piantine, frutti o semi esotici nei loro viaggi all’estero, che potrebbero risultare funesti vettori di parassiti, sia attraverso instancabili azioni di sensibilizzazione nei confronti di istituzioni, imprese e cittadini tutti, verso interventi e comportamenti volti a limitare le emissioni inquinanti o gli sprechi, fenomeni che, notoriamente, incrementano, direttamente o indirettamente, i cambiamenti climatici.