Appendice per una supplica. Ketty La Rocca a Torino

Appendice per una supplica. Ketty La Rocca a Torino

Appendice per una supplica, una delle recenti acquisizioni da parte della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea, è uno dei primi video d’artista realizzati in Italia da Ketty La Rocca, girato in collaborazione con Gerry Schum e presentato in occasione della 36ª Biennale di Venezia nella sezione “Video-nastri”, accanto all’esposizione di libri d’artista “Il libro come luogo di ricerca”, curata da Renato Barilli e Daniela Palazzoli, nella quale fu presentato, appunto, In principio erat di Ketty, 1972.
Quando Ketty La Rocca negli anni Cinquanta, si era trasferita a Firenze, infatti, si avvicinò alla Neoavanguardia fiorentina del Gruppo 70, ammirando le sperimentazioni artistiche di Miccini, Lamberto Pignotti, Luciano Ori e Lucia Marcucci.
E, pertanto, produsse anche lei nel 1964-1965, una vasta produzione di Poesie Visive incentrate su problematiche politiche e sociali in opposizione alla società dei consumi. Con lo scioglimento del Gruppo 70, nel 1968, Ketty iniziò una linea di ricerca autonoma sulla funzione del linguaggio della comunicazione incentrata sulle parole e sulla loro ambiguità come in “Verbum, parola, mot, word”. Ed è cosi che nasce anche “In principio erat“, basato sulla gestualità delle mani.
L’Artista, in entrambe queste opere gestuali, a differenza dei lavori coevi di Bruno Munari e Alighiero Boetti, libera l’azione delle mani da significati codificati non rispettando i codici della comunicazione, e cerca di conseguire una sua libertà espressiva originale, pre-linguistica e ci riesce accostando il gioco di mani a brevi testi no- sense come nel libro In principio erat.
Il titolo fa riferimento al “logos” nel Vangelo di Giovanni, nel significato della pienezza dell’essere, senza rispettare le convenzioni lessicali.
Anche nel trittico “Senza titolo”, sempre del 1972, presente in mostra, l’Artista delimita con frasi sprovviste di significato i contorni delle fotografie tanto che la scrittura diventa disegno stesso.
Ed è così che Ketty La Rocca recupera le immagini con il disegno e rafforza la visività tra parola e immagine proprio negli anni in cui l’Arte Concettuale si nutriva di tautologie tra fotografia e testi.
La stessa situazione viene da lei creata in “You” in cui sulla superficie della fotografia a quel “tu” di chi guarda risponde l’“io dell’artista” di modo che si istituisce una corrispondenza che li congiunge, assumendo di nuovo un significato.
Ketty La Rocca è stata una delle più importanti artiste italiane del XX secolo, esponente di primo piano della “Poesia visiva” ed una delle poche ad essere riconosciuta a livello internazionale.
Dal 1973 Ketty inizia a rielaborazione le fotografie da Alinari formando dei polittici come il Davide e la Santa Cecilia, o con immagini di protagonisti della storia contemporanea come Fidel Castro, Che Guevara, de Gaulle, o anche locandine pubblicitarie di film storici come Via col Vento o Mogambo che ripassa con minuta calligrafia fino a renderle appena riconoscibili.Il ciclo delle Craniologie, dal 1975, infine, con la scritta ossessiva You-you e le foto di una mano o di un dito concludono la sua breve e intensa attività d’artista (1938 -1976). Si ricorda la sua partecipazione alla XXXVIII Biennale di Venezia, la retrospettiva al Museo Correr, a cura di Luigi Carluccio, la collettiva ai Magazzini del Sale alle Zattere, e altre retrospettive a: Firenze, Brescia, Multimedia Arte Contemporanea, a cura di Romana Loda; a Roma, a Ginevra, a Milano, Galleria Emi Fontana, 1994; a Stuttgart, e, tra altre, quella a Berlino.
Nei suoi ultimi lavori aderì alla Body Art.
La mostra è a cura di Elena Volpato.

Anna Maria Di Paolo

Ketty La Rocca Appendice per una supplica alla GAM di Torino. Via Magenta, 31 . Ingresso libero
Fino al 6 ottobre 2019