ANTONELLO DA MESSINA AL PALAZZO REALE DI MILANO

ANTONELLO DA MESSINA AL PALAZZO REALE DI MILANO

Poco si sa della vita giovanile di Antonello da Messina, ma, secondo il Vasari, fu il primo a portare la pittura ad olio in Italia in quanto studiando a Napoli, allora centro internazionale che aveva forti legami con i Paesi Bassi, ebbe modo di conoscere il lavoro di artisti provenzali e fiamminghi. In età matura, poi, andò nelle Fiandre per ammirare direttamente le opere ad olio di Van Eyck e van der Weyden e questa conoscenza – unita all’uso della prospettiva del Rinascimento toscano, all’atmosfera del Mediterraneo e alla luce di Venezia, gli consentì di raggiungere nelle sue opere: equilibrio, originale delicatezza, profondità psicologica e perfezione. “Jacopo figlio di Antonello, pittore non umano”, ma divino, quindi, si firmò suo figlio nell’unico quadro che si conosce, eseguito l’anno seguente la morte del padre e che chiude la mostra: l’incantevole “Madonna col Bambino” (1480) dall’Accademia Carrara di Bergamo. Di fatto, Antonello nei suoi capolavori è impareggiabile per la capacità di rappresentare: l’energia, il carattere, il sorriso beffardo o enigmatico, l’incanto e la luminosità; in sintesi l’essenza della vita. Antonello, dunque, viaggiò verso il nord e si fermò, inoltre, a Venezia dove dipinse pale d’altare, come quella della chiesa di San Cassiano, fissando un “modello” seguito anche da Giovanni Bellini, insieme al quale diede avvio alla “modernità” con la “pittura italiana” del Rinascimento che, poi, con Tiziano divenne pittura europea. Ora, a Milano, nelle sale di Palazzo Reale, in una rara mostra sono esposte diciannove preziose opere di Antonello da Messina: ritratti e soggetti religiosi come la “La crocifissione”, custodita in Romania nel Museo di Sibiu, e “San Girolamo nel suo studio”, Londra, National Gallery, nel quale non impiegò un disegno preparatorio, ma segni di contorno, stesi a pennello in colore grigio in una sorprendente ambientazione spaziale dello studiolo in una navata di una chiesa. E ancora l’Annunciata e Tre Santi, provenienti da Palazzo Abatellis di Palermo, e la realistica e intensa tempera su tavola “Cristo in pietà (recto) e Madonna con il Bambino” (verso) da Messina. Sempre dalle Fiandre egli portò in Italia l’uso di ritrarre non più soltanto personaggi illustri come l’intenso “Ritratto Trivulzio” da Torino, con l’altissima resa dello sguardo ipnotico, ma anche volti anonimi, come gli ironici “Ritratto d’uomo”: dalla Pinacoteca Malaspina di Pavia, dalla Galleria Borghese di Roma, e dal Palazzo Madama di Torino, o i “Ritratti di giovane” dal Philadelphia Museum of Art, e dal Museo statale di Berlino, o il più famoso “Ritratto di ignoto marinaio” dall’enigmatico sorriso, proveniente dalla Fondazione Culturale Mandralisca di Cefalù. Sono tutti di dimensioni ridotte e colgono attimi di esistenze, essenze di caratteri e trasmettono forti emozioni. Caratteristica psicologica questa che egli estese anche ai soggetti devozionali, come “Cristo in pietà sorretto da tre angeli”, Venezia, Museo Correr, in cui il tema dell’Ecce Homo è di intenso realismo sofferto; e poi le tavolette votive delle “Crocifissioni” di Anversa e di Londra, i volti del Cristo, il “San Sebastiano” di Dresda, realizzato in occasione di un’epidemia di peste, con la grandiosa prospettica di Venezia.

Tornato a Messina, Antonello completò la “la Vergine Annunciata” (1476 ca) ora a Palermo, Galleria Regionale della Sicilia. Nell’ultimo capolavoro assoluto la fanciulla, chiusa nel proprio manto, ieratica, in posa frontale, da’ l’impressione di profondità fermando il tempo con la soavità sospesa della mano: un’emozione “non umana”. Degli Uffizi è il trittico “Madonna con Bambino”, “San Giovanni Battista e San Benedetto” di straordinaria qualità pittorica; del Collegio degli Alberoni di Piacenza il celebre “Ecce Homo”, e l’incantevole “Madonna col Bambino” della National Gallery di Washington. Una rassegna, insomma, che segue la parabola ascendente della sua attività pittorica fino alla fine, avvenuta nel 1479, quando morì di tubercolosi a 49 anni.
Non sappiamo quanti quadri di Antonello siano andati distrutti da terremoti, fenomeni naturali e incuria, sta di fatto che per secoli di lui non si seppe nulla fino a che nell’800 Giovan Battista Cavalcaselle catalogò le sue opere su taccuini e disegni. In mostra, dalla Biblioteca Marciana di Venezia si possono così ammirare 28 suoi fogli analitici nei quali lo storico dell’arte ha interpretato, con lucidità, l’attività di Antonello.
Una guida illustre, dunque, per la reunion di capolavori pieni di luce nello spazio e in perfetto equilibrio tra bellezza ideale e vero naturale, tra essenza dell’arte nordica e dell’arte italiana in un risultato eccelso. L’esposizione, a cura di Giovanni Carlo Federico Villa, è nata dalla collaborazione fra la Regione Siciliana e il Comune di Milano-Cultura con la produzione di Palazzo Reale e MondoMostre Skira. Un evento culturale imperdibile.
Anna Maria Di Paolo

Antonello da Messina. Milano. Palazzo Reale, Piazza del Duomo, 12.
Fino al 2 giugno 2019