ALBRECHT DÜRER. La collezione Remondini a Bassano del Grappa

ALBRECHT DÜRER. La collezione Remondini a Bassano del Grappa

Due straordinari avvenimenti si compendiano a Bassano: l’esposizione di ben 214 incisioni di Dürer collezionati dalla stirpe di famosi tipografi Remondini e il restauro concluso del nobiliare Palazzo Sturm, del 1700 – donato nel 1943 al Comune di Bassano dal barone Giovanni Battista Sturm von Hirschfeld.
Due doni preziosi alla città che si contengono giacché, infatti, l’uno è sede ora del Museo dell’Incisione Remondini, col cospicuo patrimonio costituto dal 1660 da 8500 opere di grafica di grandi Maestri europei dal Rinascimento alla Modernità.
La straordinarietà è costituita, comunque, dal corpus delle incisioni di Dürer (1471-1528), di grande qualità e in ottimo stato di conservazione, esposto nella sua interezza e che viene dopo soltanto alla raccolta conservata all’Albertine Museum di Vienna, la più importante e completa al mondo. In mostra si ammirano in dettaglio 123 xilografie e 91 calcografie e se si considera che Dürer realizzò in totale 260 incisioni – e Bassano del Grappa ne possiede 214 – si evince l’eccezionalità dell’evento.
L’esposizione, a cura di Chiara Casarin, consente al visitatore di seguire l’evolversi dello stile e della perizia tecnica dell’Artista oltre che i cambiamenti dalle prime stampe, in cui fu influenzato dai maestri nordici fino all’ideazione iconografica di uno stile personale col bulino che contraddistinse sia i soggetti religiosi, numerose “Madonna col Bambino”, sia quelli profani, come ad esempio i Ritratti.

Dürer, pittore, xilografo e calcografo tedesco, amò l’Italia dove fece vari viaggi durante i quali studiò le opere di Mantegna, di Leonardo e soprattutto di Giovanni Bellini, il pittore da lui più amato per la luce calda e avvolgente.
Con le sue esperienze artistiche italiane, Dürer evidenziò la centralità delle figure, la presenza classica delle rovine, e la qualità della luce, elementi che arricchì con dettagli tipicamente nordici influenzando, a sua volta, il Rinascimento del suo Paese.
L’Artista tedesco fu anche il primo a studiare gli aspetti teorici dell’arte e, infatti, ispirandosi alle teorie di Leon Battista Alberti e di Vitruvio scrisse anche il “Trattato sulla proporzione del corpo umano”.
Riconosciuto per la sua grandezza e ammirato per la sintesi di livello quasi perfetto della sua arte, divenne l’Artista di corte dell’imperatore Massimiliano I e poi del Principe elettore Federico di Sassonia. Per l’Imperatore Dürer realizzò anche la composita Adorazione dei Magi, mentre alla corte di Massimiliano I lavorò come illustratore di libri e nella ritrattista nella quale colse i caratteri e le personalità piuttosto che lo status sociale nobiliare.
Sapiente con la sua regola della prospettiva aerea, rappresentò le figure non frontalmente, ma disposte su più piani paralleli, quindi, a sfondi diversificati, il che rendeva effetti ideali di proporzioni con l’ambiente dello scenario: elemento che fin dall’inizio rese famosi i suoi lavori grafici contraddistinti inoltre dal suo monogramma “AD” di lettere gotiche.
La straordinaria accuratezza della tecnica rese insuperabile sia i suoi temi religiosi, come la serie dell’Apocalisse, della Passione di Cristo e della Vita della Vergine, sia anche i capolavori misteriosi, come le allegorie de “Il cavaliere, la morte e il diavolo” e la “Melanconia” nei quali effettuò nuove soluzioni in virtù degli effetti pittorici insoliti.

E’ noto ai più, infine, che Dürer con queste ultime due opere, oltre che col “San Gerolamo nello studio” realizzò le sue Meisterstiche, “incisioni maestre”, a bulino su lastra metallica, eseguite tra il 1513 e il 1514, nelle quali raggiunse proprio la perfezione. Vi esaltò le virtù attive e contemplative dell’uomo, l’azione e la meditazione che sottintendono la finitezza dell’uomo e l’impermanenza. In tutte e tre le incisioni, inoltre, si ripetono due elementi: il cane e la clessidra a sottolineare appunto il limite del tempo e l’inevitabile sopraggiungere della morte.
Esposti in mostra infine “L’Arco di trionfo” e “La processione trionfale”, eseguite per l’Imperatore, oltre alla famosa incisione del “Rinoceronte”, animale al tempo esotico, che l’Imperatore Massimiliano aveva destinato al Papa, ma che per un naufragio non arrivò mai a Roma.
Questo soggetto, peraltro, che ha affascinato molti artisti, da Raffaello a Stubbs, a Salvador Dalì, è stato ora rappresentato dall’artista contemporaneo cinese Li-Jen Shih il quale da anni lavora sul tema del Rinoceronte, e qui a Bassano ne ha presentato uno gigantesco nel belvedere di Palazzo Sturm, visibile per la durata della mostra.
La ricerca di Dürer, in conclusione, ricca di temi mitologici, religiosi, popolari, naturalistici, di ritratti e paesaggi è qui da ammirare nella collezione di Bassano in cui sono incluse anche le serie complete dell’Apocalisse, della Grande Passione, della Piccola Passione e della Vita di Maria.
Accompagna la mostra di Albrecht Dürer un video che ricostruisce l’atelier del Maestro e illustra la tecnica dell’incisione in cui egli è stato un punto di riferimento per tanti artisti nei secoli.
Anna Maria Di Paolo

Palazzo Sturm, Piazza Garibaldi, Bassano del Grappa fino al 30 settembre 2019;
lunedì – domenica. 10 – 19. Ingresso: Intero: 7 €; Ridotto: 5 €
http://www.museibassano.it/mostra/albrecht-durer-la-collezione-remondini

Nelle immagini:
Albrecht Dürer, Rinoceronte, xilografia, 215 x 300
Albrecht Dürer, Le quattro streghe, incisione a bulino, 192 x 123
Albrecht Dürer, La donna, il Tempo e lo scudo della Morte, incisione a bulino, 216 x 158